foto: ufficio stampa Tomorrowland
Tomorrowland non è soltanto un festival, anzi il festival: è un rito collettivo, una messa laica che si celebra per due fine settimana consecutivi a luglio, dove si registrano in tutto 400mila presenze e che provengono da ogni parte del mondo a Boom – in un angolo ordinatissimo delle Fiandre – non soltanto per ascoltare più di 800 tra dj ed artisti, ma anche per partecipare a qualcosa che assomiglia molto a un pellegrinaggio contemporaneo: così è stato una volta di più nel primo week-end della sua ventesima edizione, svoltosi da venerdì 17 a domenica 19 luglio 2026.
I dettagli fanno sempre la differenza
La qualità di un festival si evince sempre dai dettagli, a cominciare dal viaggio che porta al Tomorrowland, meglio noto come Global Journey; una vera e propria comunità che si forma strada facendo, riti codificati che legano per sempre tutti i partecipanti. Tutto questo inizia all’aeroporto di Bruxelles, dove la normalità viene lentamente sostituita da un universo parallelo. Ai nastri bagagli compaiono ragazzi con le bandiere cucite sugli zaini, gruppi che si riconoscono senza essersi mai incontrati, magliette delle edizioni passate come fossero quelle di una squadra del cuore. Poi arriva il banco del Global Journey. Lo staff non indossa semplici divise, ma costumi. Sorride con un entusiasmo che appare perfettamente naturale: qualcosa a metà tra Disneyworld ed un film di Tim Burton.
Usciti dall’aeroporto ci si dirige chi in albergo chi al DreamVille, non un semplice campeggio, ma una vera e propria città temporanea capace di ospitare sino a 38mila persone ed un palco in tutto e per tutto da main stage, in funzione esclusivamente il giovedì prima che inizi il festival: per arrivarci si entra in Boom, città belga come ce ne sono tante nel Nord Europa. Case basse, mattoni rossi, giardini curati, strade silenziose, una città pronta – per due fine settimana all’anno – a cambiare identità. Le bandiere di Tomorrowland spuntano dalle finestre e dai balconi con l’orgoglio con cui altrove si espongono quelle nazionali durante un Mondiale, e mai come quest’anno il paragone è calzante, visto che la domenica conclusiva del primo week-end del Tomorrowland è coincisa con la finale dei Mondiali di Calcio, con tantissimi spagnoli che indossavano la maglietta di quella che nel corso della serata – anzi proprio mentre terminava il primo week-end del festival con il set di Calvin Harris – si sarebbe rivelata campione. Tutto questo non è marketing imposto dall’alto. È partecipazione, perché partecipazione è libertà, invertendo i fattori del testo della celebre canzone di Giorgio Gaber il risultato non cambia: Boom accetta anzi rivendica tutto questo, i suoi abitanti vivono il festival come un appuntamento identitario. Ci sia consentivo di evitare paragoni con la scena italiana musicale – non soltanto quella elettronica – ed andare oltre.
Il main stage
Il main stage di quest’anno del Tomorrowland racconta tutto questo meglio di ogni altra descrizione. Per sua 20esima edizione, il palco principale del festival belga ha interpreto filo conduttore del 2026, denominato Consciencia e diventato autentico cuore scenografico del festival sviluppato attraverso sei emozioni universali – meraviglia, gioia, desiderio, amore, rabbia e tristezza – con al centro della struttura Amutaz, un volto monumentale che racchiude tutte queste emozioni umane, da cui si diramano ponti e scalinate con i colori pastello che da sempre caratterizzano Tomorrowland. Il tutto ha richiesto due anni di progettazione e 54 giorni di costruzione ed è stato realizzato interamente dal team creativo del festival che ha unito scenografia, storytelling e scenografie d’avanguardia; alto 43 metri e largo 140, questo mainstage integra migliaia di elementi luminosi, effetti speciali, fontane, cascate e un innovativo sistema di sincronizzazione basato sull’intelligenza artificiale.
Consciencia è destinato a debuttare anche nelle future edizioni del festival in Thailandia e Brasile, perché nel frattempo Tomorrowland si sta espandendo sempre più: l’edizione principale in Belgio, quest’anno dal 17 al 19 e dal 24 al 26 luglio, quella in Thailandia dall’11 al 13 dicembre; l’anno prossimo quella invernale in Francia dal 20 al 27 marzo, il ritorno in Brasile dal 30 aprile al 2 maggio e la novità Las Vegas, come si è dedotto da un banner piazzato all’ingresso di DreamVille sotto l’egida della scritta Tomorrowland Uniting the World in 2027, senza in tutto questo ovviamente dimenticare la residenza all’Ushuaia di Ibiza ogni mercoledì di questa estate.
La musica
In tutto questo i dj ed i live set non sono giocoforza l’unica cosa che conta, ma si inseriscono in un meccanismo dove ogni artista si prepara a dare il meglio, sa che quell’ora a disposizione significa rivelarsi al mondo intero se si è alla prima volta o a ribadire il proprio status di stella di prima grandezza. I tantissimi palchi a disposizione offrono uno spettro autenticamente globale della musica elettronica, dove ciascuno può consolidare le proprie certezze o scoprire nuovi orizzonti, il tutto mentre si è impegnati a muoversi attraverso i sedici stage del Tomorrowland. E quando tutto finisce, si inizia già a pensare all’edizione successiva. Come in un tiro collettivo, come in una messa laica.
21.07.2026




