Martedì 21 Agosto 2018
Festival

Toni Kroos, Paul Kalkbrenner e la supremazia tedesca

La techno è una musica semplice. Decine di dj la suonano in tutto il mondo, e alla fine Paul Kalkbrenner vince.

Foto: Fabio Izzo

Uno spot di una nota azienda di pneumatici, fondata nel 1871 ad Hannover, in Germania, ribadiva il concetto di supremazia tedesca. In questo caso specifico il riferimento era all’ambito tecnologico, ammiccando forse alle “Wunderwaffe”, termine con cui Goebbels indicava una serie di armi segrete del Terzo Reich. Queste armi, secondo la propaganda, avrebbero conferito una netta superiorità tecnologica all’esercito tedesco cambiando il corso della Seconda Guerra Mondiale, nonostante fosse chiaramente a favore degli Alleati. Il concetto di supremazia tedesca, naufragato clamorosamente e fortunatamente nel Nocevento, ha assunto dimensioni decisamente più umane, discutibili in alcuni casi, ma sempre e comunque all’interno di uno stato critico di diritto e confronto. In campo politico lo si associa ad esempio alle politiche europeiste della Germania. In ambito sportivo si riferisce alla tenacia con cui gli atleti tedeschi riescono a mantenere la calma e a non perdere mai la testa anche di fronte alla più drammatica delle disfatte. Mentre nella musica i caratteri peculiari della musica techno teutonica si prestano volentieri al parallelismo. 

Quando sabato scorso il centrocampista tedesco Toni Kroos ha indovinato l’angolo all’ultimo respiro gli organizzatori dell’I-Days Festival (21-24 giugno) devono aver tirato un sospiro di sollievo. Così come i numerosi fan accorsi al Parco Experience di Rho indossando una maglietta della Germania calcistica nelle sue varie migliori annate. Non sarebbe stato il massimo infatti vedere Paul Kalkbrenner salire sul palco dopo una disfatta tedesca. Perdere non è un’opzione per il musicista elettronico nato a Lipsia ma presto adottato da una Berlino ancora divisa dal muro e che lo ha indottrinato talmente tanto da esserne diventato il simbolo di una nuova resistenza. 

La giornata di sabato 23 giugno degli I-Days prevede anche i Placebo e Noel Gallagher. Soprattutto tra quest’ultimo e Paul Kalkbrenner le distanze sono meno siderali di quello che possiate pensare. Intanto sono entrambi simbolo di due tra le città europee musicalmente più influenti: Manchester e Berlino. Due città che hanno conosciuto profondamente la scena rave, inventandola pure nel caso dell’Haçienda mancuniana. Inoltre Noel Gallagher ha cantato (caso più unico che raro) ben due canzoni dei Chemical Brothers, duo elettronico che a Manchester ha visto – e fatto vedere – la luce ad un’intera generazione di clubbers. Ricordando ‘Setting Sun’ e ‘Let Forever Be’ sono sicuro che Noel si è divertito molto se mai avesse deciso di rimanere nel backstage ad ascoltare il live di Paul Kalkbrenner che ha seguito la sue esibizione. Dispiaciuto, noto che una parte di pubblico lascia l’Arena dopo i saluti dell’ex Oasis, confermando che il pubblico italiano non brilla per curiosità. 

Paul Kalkbrenner è a Milano per presentare il suo nuovo live che mette in scena l’ultimo album ‘Parts Of Life’, ascoltato e raccontato in anteprima per voi lo scorso maggio. Il live degli I-Days conferma la tesi di quello che avevamo sostenuto in quella circostanza. Il tedesco è un dominatore assoluto, capace di non essere mai uguale a se stesso nonostante la centralità del suo progetto sia la più sfacciata dell’intera industria elettronica. L’accentramento del suo lavoro è palese, dichiarato e non conosce limiti. Come un pugile combatte da solo sul ring, sferrando ganci che stendono anche se ne conosci a memoria la traiettoria. ‘Sky & Sand’ e ‘Aaron’ sono “Wunderwaffe” che potresti ascoltare a ripetizione migliaia di volte. Questo perché, com’è noto, Kalkbrenner assembla sempre e solo la sua musica live on stage, giocando con le tracce che si insinuano ombreggiate e schive nella narrazione. Il colpo arriva, lo sai. Sei lì che lo aspetti. Eppure ogni volta ti sorprende, colto in momento di smarrimento, come se tu non ne capissi da provenienza. Le tracce del ‘Parts Of Life’ si incastrano con una precisione chirurgica nello spettacolo, a dimostrazione di come l’artista crei i suoi album pensando soprattutto alla loro risoluzione live. La musica di Paul Kalkbrenner suona meglio in analogico che in digitale perché è così la crea. Per questo i suoi concerti trascendono l’effettiva conoscenza discografica aprendosi ad un pubblico molto più ampio.

Paul Kalkbrenner è un personaggio fortissimo, carismatico e istrionico con una personalità e una padronanza del palco disarmante. Maneggia la sua musica con una naturalezza che innervosisce, sublimando un concetto fondamentale della società capitalistica moderna: saper fare una sola cosa ma meglio di tutti. Paul Kalkbrenner suona e produce musica techno in un modo unico, qualcuno potrebbe sostenere non meglio di altri (e qui siamo nell’ambito del gusto), ma sicuramente in maniera unica e riconoscibile. Il tedesco è diventato fondamentale e indispensabile, ha colmato un vuoto che nessuno avrebbe mai pensato possibile. Vedere un artista techno riempire stadi e arene con numeri da record e comparire come headliner in ogni tipo di festival dance e rock, sfiora l’assurdo. Non per un tedesco. La techno è una musica semplice. Decine di dj la suonano in tutto il mondo, e alla fine Paul Kalkbrenner vince.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.
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