Venerdì 22 Ottobre 2021
News

Che significa la DJ Mag Top 100 Club, quando i club sono chiusi?

La discrepanza irreale tra la classifica dei migliori club al mondo e la realtà dei club chiusi in tutto il mondo

Mercoledì 25 marzo è stata annunciata la DJ Mag Top 100 Clubs, la classifica dei migliori cento locali del mondo secondo i lettori di DJ Mag che hanno votato rispondendo come sempre in maniera entusiasmante alla call to action, sia in termini di numeri sia in termini di partecipazione (si parla di oltre 4 milioni di views al momento dello “spoglio dei voti” in diretta sui social). Il Green Valley di Camboriù, in Brasile, si conferma dominatore della classifica. E anche gli altri big delle ultime stagioni sono tutti lì: Hï e Ushuaïa Ibiza, Berghain, Echostage, Boothaus, Printworks, Papaya e gli altri “soliti noti”. Tra i club italiani, si confermano in classifica Duel Beat, Guendalina e Goa. In generale, la tendenza è quella che vede protagonisti i club di Spagna, USA, Croazia, Germania, Regno Unito. Cresce la scena cinese, com’era prevedibile da molti fattori (economici, sociali, anagrafici).

Ma al di là delle analisi di rito, quest’anno tutto appare irreale, perché se è vero che fino a un paio di mesi fa l’industria della club culture ha macinato numeri e fatturati da record, in un’espansione costante che vedeva crescere il mercato dei dj e della musica come mai prima d’ora, poi è arrivato l’imprevisto che ha congelato tutto e tutti. Il Coronavirus. Inutile fingere che non sia così: parlare di club e vedere immagini di migliaia di persone in festa suona strano, fuori asse, sono passate poche settimane da quando tutto è cambiato ma sembra già di guardare a un’altra epoca. Come quando guardiamo gli spot in TV: persone sorridenti che bevono l’aperitivo in una piazza gremita, o insieme in bicicletta, mentre il mondo reale è tutt’altro, e siamo chiusi in casa. E la classifica del 2021? Come sarà? Quanto durerà il lockdown? Come si ripercuoterà sull’ecosistema, ricchissimo ma estremamente fragile, del mondo dei club?

Il bilancio che abbiamo sotto gli occhi, quello dei migliori 100 club del 2020, è l’ultimo di un’epoca d’oro, che ci piaccia o no. È la foto di gruppo di un momento irripetibile, che pensavamo fosse ormai stabile, destinato a durare e a evolversi, trasformandosi poco alla volta proprio perché consolidato; e invece sarà tutto da rifondare, da rivedere, da rimettere in bolla. Come, non si sa. È presto per capirlo. C’è chi spera di recuperare le date già a giugno, chi è convinto che l’estate 2020 è andata, persa, “bruciata”. Chi addirittura fa proiezioni di tre anni per riportare il regime economico dei grandi festival e dei grandi club a quello pre-Corona. Sul tavolo ci sono solo dubbi e ipotesi. Si è infiammata la polemica per un articolo di DJ Mag UK (per quelli che ce l’hanno scritto o se la sono presa con noi: non siamo noi gli autori, DJ Mag Italia è una testata dai contenuti indipendenti dalla versione inglese, chiaro?) in cui si ipotizzava uno slittamento e un prolungamento della stagione di Ibiza fino a novembre. Francamente, se il titolo e il pezzo mettono in campo un’idea che fa discutere, è stato triste vedere subito molti promoter e player del settore, che in questi ultimi anni hanno fatto di tutto per allungare la stagione estiva partendo da maggio e con le preview già nel weekend di Pasqua, offendersi e indignarsi per la boutade.

Siamo tutti sulla stessa barca, una barca che navigava a gonfie, gonfissime vele fino a un mese fa, e in cui c’era spazio per ogni tipo di business, anche di speculazione: cachet altissimi, doppie, triple date, festival e serate infilate in ogni buco di calendario. Si stava correndo molto. Andava benissimo a tutti. È il mercato, baby, e ringraziamo che funziona, quando funziona. Ora siamo nella merda, per dirla in modo schietto. Se ci diamo una mano, magari ne usciamo. Non serve attaccarci l’un l’altro. Serve ragionare, servono idee e serve un doveroso bagno di realtà. Nel 2021, nel 2022, vedremo una Top 100 Club diversa, con ogni probabilità. Per ora, godiamoci lo screenshot della stagione 2019-2020, che fino a un mese fa ci ha regalato momenti magici. E speriamo, con il cuore, con tanta solidarietà reciproca, di tornare a viverne tanti altri, insieme, sotto cassa, nei backstage, alle file all’ingresso, in pista con il drink in mano. Perché è la vita che abbiamo scelto e che amiamo. Clubbing is no hobby, recita un famoso claim della vita notturna. È così. È uno stile di vita, al di là dei contratti, degli affari e dei soldi. Vogliamo fortissimamente che sia e sarà sempre così.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.