Domenica 25 Agosto 2019
Costume e Società

Oltre la Top 100. Tutto è al suo posto (purtroppo)

Quanto tempo perso a combattere contro i mulini a… Viento.

C’è Martin Garrix, modello aspirazionale e ispirazionale per ogni millennials che, oltre ai piedi, sogna di vivere grazie alle proprie mani. Ci sono gli eroi di sempre. Vecchi e nuovi. Ci sono i Chainsmokers che hanno il “difetto” di essere americani in mezzo alla marea arancione. Ci sono le maschere, il Brasile e la Cina. Ci sono tutti i generi elettronici più ascoltati e anche qualche nome che non ti aspetti così alto. Ma anche così in basso. E l’Italia? Già l’Italia. È una vecchia storia quella tra noi e la TOP 100. Sottovalutata, denigrata, offesa, delegittimata. A prescindere, senza conoscere realmente dinamiche e funzionamento. Finché non ci sei dentro, della serie quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba. Abbiamo trascorso gli ultimi mesi ad analizzare la situazione artistica del nostro paese ma non c’è mai stato verso di approfondire con serenità e onestà quello che ci realmente ci circondava. Quanto tempo perso invece a combattere contro i mulini a… Viento. Abbiamo provato in tutti i modi a spiegare come mai, secondo noi, Gianluca Vacchi non fosse il problema di un mondo, quello dei dj italiani, caratterizzato da un forte senso di oppressione e opposizione contro quello che di fatto è un non-governo. Una qualsiasi storia italiana, una mera caccia alle streghe. Più facile e comodo distruggere invece che creare. Molto più facile dare la colpa di un insuccesso a qualcun altro o qualcos’altro piuttosto che fare concretamente qualcosa per cambiare lo stato delle cose. È il nostro, marcio e inutile, DNA.

Parliamoci chiaro una volta per tutte. I problemi strutturali e gestionali della scena dance elettronica italiana sono evidenti. A parte rarissime eccezioni, che si contano su una mano, siamo molto indietro. E non sto parlando di feste, di serate. Quelle ci sono. Ma sono caratteristiche come qualità e continuità a fare la differenza. È la qualità di un progetto e di una pianificazione artistica e commerciale a lungo termine a permettere una crescita costante. Altro che Gianluca Vacchi. La “vergogna di essere rappresentati da uno come lui” avrebbe dovuto lasciare il posto ad un più nobile sentimento di inclusione attraverso il quale intanto capire le dinamiche di un mercato che è profondamente cambiato e complesso, per poi attirare l’attenzione dei grandi player internazionali. È quello che Vacchi sta facendo (da solo e contro tutti in Italia) con il supporto internazionale di The Media Nanny, l’agenzia di pubbliche relazioni più importante del mondo. La stessa che cura Garrix e Guetta – per dire – che infatti lo piazza sulle principali testate giornalistiche mondiali, mentre una fitta rete personale di contatti e relazioni lo posiziona in line up di tutto rispetto tra Amsterdam e il Sud America. Non sono qui a difendere Vacchi. Sono sicuro che molti di voi avrebbero preferito che fosse entrato nella TOP 100 per potersi appendere a un alibi così grande. Mi piacerebbe che riuscissimo veramente ad aprire la mente aggiornandola al 2018 quando, per l’ennesima volta, avremo l’occasione di far parlare di noi. I numeri non sono tutto. Ma contano. Attraverso i numeri siamo giudicati e posizionati sul mercato. A scuola, a lavoro, nello sport, nella vita, quando dobbiamo pagare le tasse in base al reddito. Mica ci chiedono quanto talento abbiamo. Il talento deve essere trasformato in profitto per diventare successo. Non si tratta di una visione capitalistica delle musica ma di una presa di coscienza in un mondo che comunque, articolato com’è, vede ancora i migliori nei posto di comando. Per questo dobbiamo ricominciare a ragionare in maniera pragmatica e esaustiva, senza puzza sotto il naso, senza snobismi che non ci possiamo neppure permettere, visto come vanno realmente le cose. C’è solo da pedalare, zitti e con la coda tra le gambe.

È utile, a questo punto ripercorrere un po’ di storia. Nella TOP 100 del 1999 non era presente nessun dj italiano. Nel 2001 Mauro Picotto era al numero 8 per poi sparire nel 2009. Il 2005 e il 2014 sono stati gli anni migliori con 4 rappresentanti ciascuno. C’era anche Gigi D’Agostino. Quanto ci manca Benny Benassi? Terribilmente. Dal 2004 al 2013 è stato presenza costante in classifica e personaggio influente della scena internazionale. Un punto di riferimento assoluto anche al di fuori dei nostri confini. Continua ad esserlo ma in maniera diversa. Forse troppo educata e silenziosa. È il suo stile, il suo modo di essere e fare. Lo amiamo anche per questo, ma Benny meriterebbe lo stesso plebiscito che c’è per TïestoThe Bloody Beetroots poteva essere il cavallo giusto. Dopo essere entrato al numero 86 nel 2011, nel 2012 aveva chiuso il Main Stage di Tomorrowland. Poi più niente dal punto di vista della graduatoria. Dalle ultime dichiarazioni pare non sia molto interessato. E Zatox che fine ha fatto? Resistono i VINAI e lo fanno alla grandissima. Alessandro e Andrea sono il prodotto più esportabile che ci sia e lo hanno dimostrato, in barba a tutti gli haters morsi dall’invidia. Credo che Merk & Kremont abbiano tutte le caratteristiche per tornare in classifica, che ai Dj From Mars manchi qualche hit e ai Marnik un preciso posizionamento internazionale nonostante vari tour con Steve Aoki. Entrambi hanno il physique du role per funzionare su larga scala. Fare delle belle canzoni è fondamentale perché quella è l’unica chiave di accesso ai mercati che contano veramente. Chissà che SDJM, con una hit planetaria all’attivo (‘The Heat’) e una seconda che sta per uscire, non possano essere i protagonisti di un attesissimo exploit tricolore. E’ troppo importante riuscire a parlare, con il nostro accento, una lingua internazionale. Poi c’è un certo Not For Us che, con la sua capacità di ragionamento superiore, sembra di un altro paese, caratteristica che mi sono stufato di scrivere con la peggiore declinazione. Si parla un gran bene di SLVR, Kende, Faith, Marble. Kharfi lo conosciamo così come Lush & Simon che a definire hit maker non si fa torto a nessuno. Pronti al grande salto sono i Delayers e sinceramente credevo che Angemi potesse farcela. E’ un punto fermo di Smash The House e aveva fatto parlare molto di sé in estate. Nella techno andiamo meglio. Alcuni ci sono andati vicini, altri dominano le classifiche di settore e siamo felicissimi. Non bisogna mollare. Noi ci crediamo tantissimo. Sarebbe bello che tutta la scena fosse entusiasta di raccogliere questa sfida di questi e di tanti altri giovani bravi produttori italiani che non devono lasciarsi influenzare dalla rabbia virale ma piuttosto da un David Guetta che annuncia e premia Martin Garrix felice come se fosse suo figlio o da un Armin Van Buuren che, subito dopo la cerimonia, twitta che il giovane collega lo rende orgoglioso di essere olandese. Fantascienza da queste parti.

Nelle settimane precedenti alla proclamazione della TOP 100 ‪DJs 2017 abbiamo chiesto più volte al nostro pubblico un pronostico su chi sarebbe stato il numero uno. Finché leggeremo commenti come “chi avrà pagato di più come ogni anno” vorrà dire che ci sarà ancora molto da lavorare. Soprattutto a livello culturale.

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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