Martedì 07 Luglio 2020
Interviste

Topic, l’hit-maker tedesco che trasforma la vita in musica

Creatività, lockdown, Tik Tok, dj set drive-in. Il tedesco Topic ci racconta la vita di un dj e produttore di successo ai tempi del Coronavirus

Il dj e produttore tedesco Topic è stato capace di creare un singolo che conta più di 184 milioni di stream e 15 milioni di views. ‘Breaking Me’ – questo il nome della traccia – ha fatto il giro del mondo, conquistando le classifiche radio in UK, USA, Australia e gran parte dell’Europa. Ha scalato Billboard, è diventata virale su Spotify e si sente spesso nelle radio italiane. Insomma, numeri e statistiche non sono tutto, però quando sono così grandi sicuramente possono certificare un successo enorme e trasversale. Topic è un nome caldo, interessante. Fermato ai blocchi di partenza del suo tour estivo, lo abbiamo raggiunto per sapere come vive un hit-maker ai tempi del lockdown. E molto altro.


Topic, per molti il tuo è un nome nuovo ma – come sappiamo – nessuno può comporre una hit senza aver fatto la dovuta gavetta. Qual è il tuo background?
Devo il fatto di essere diventato un produttore a un mio insegnante. A scuola dovevo scegliere tra arte e musica ma non ero particolarmente entusiasta nei confronti di nessuna delle due. Ho scelto musica solo perché sapevo che il professore era un precursore e organizzava progetti che prevedevano l’uso di computer e programmi specializzati. Ero giovane e fui subito catturato da quel mondo. Iniziai a produrre anche a casa. Nell’estate del 2015 è uscito il mio primo album, ‘Miles’, che ha conquistato la classifica tedesca e austriaca. Poco dopo, il mio singolo ‘Home (feat. Nico Santos)’ andò decisamente bene guadagnandosi il platino proprio in Germania e Austria. Sono stato poi fortunato a poter lavorare con Jake Reese e Ally Brooke nelle tracce successive.

“L’unica cosa brutta di questa canzone è che è troppo corta”, commenta un utente sotto il video di ‘Breaking Me’ su YouTube. Raccontaci qualcosa sulla genesi di questa canzone. Come nasce una hit?
Ho visto anche io quel commento! Lasciami trasportarti dentro il mio processo creativo “ordinario”: prima di iniziare a scrivere ci troviamo tutti assieme e ognuno parla delle proprie vite e delle proprie aspirazioni. Questi argomenti vengono poi trasformati in canzoni. ‘Breaking Me’ riguarda una situazione relazionale in cui si è creata una certa dipendenza, in cui una persona dà qualcosa più del dovuto, sbroccando per questo mancato equilibrio. Abbiamo avuto l’idea iniziale a Berlino ma l’abbiamo poi lasciata perdere per due mesi perché eravamo come a un punto morto. La situazione si è sbloccata durante un viaggio di lavoro a Miami.

 

Il successo, oggi, viaggia più veloce che mai. Le due vie per raggiungere un posto al sole sono le piattaforme di streaming (in primis) e la rotazione radiofonica (subito dietro). Tu le hai conquistate entrambe. È più rilevante essere in cima a un’enorme classifica su Spotify o essere trasmesso dalle migliori radio?
Eh, sarebbe bello conoscere la strategia migliore! Credo fermamente che almeno il 90% del successo sia dovuto alla traccia in sé. Non si può più creare una hit solo attraverso il marketing. Non ho fatto nulla di particolarmente diverso rispetto agli 8-10 singoli usciti prima di ‘Breaking Me’ che, tuttavia, non hanno avuto la stessa attenzione che hanno ora. Mi piace monitorare le statistiche e, quando ho visto che ‘Breaking Me’ ha avuto più stream il secondo giorno rispetto al release day, sono rimasto soddisfatto. È stato un buon segno visto che le altre mie tracce il secondo giorno avevano meno stream rispetto al primo. Quello che posso dire è che Tik Tok sta diventando sempre più importante per la crescita organica su Spotify.

Il lato oscuro di questo momento storico per i musicisti e produttori è l’impossibilità di andare in tour e capitalizzare il successo della propria musica. Come ti senti a non poter cavalcare l’onda di ‘Breaking Me’? Immagino che la tua schedule estiva fosse già bella piena…
Si, c’erano un sacco di date live pianificate per il 2020. Festival ed eventi a cui guardavo con bramosia che ora, per ovvie ragioni, sono stati annullati o rimandati. Ma la salute e la sicurezza devono sempre essere messe al primo posto. Ci sono poi parecchie cose positive che possiamo trarre da questa situazione. Sono stati sviluppati molti modi per vivere un’esperienza simile a quella di un club o un festival, con set virtuali e concerti drive-in.

 

A proposito di drive-in: pensi che questa sia un trend temporaneo oppure resisterà nel tempo?
Ritengo che sia un buon modo di colmare questo momento senza eventi. Io stesso suonerò ad alcuni di questi eventi. Non è un’alternativa definitiva. Un evento vive delle sensazioni provenienti dal canto, dal ballo, dall’interazione tra artista e pubblico.  Le persone condividono esperienza stando assieme, non stando distanziate. I fari e le quattro frecce delle macchine non possono ricreare quell’atmosfera e farci sentire quell’emozioni di un vero party. I drive-in possono andare bene finché sono una distrazione dalla dura situazione in cui molte persone si trovano in questo momento.

Qual è stato il primo luogo in cui sei andato una volta cessate le limitazioni?
In Germania le limitazioni sono state allentate recentemente. Non siamo più in lockdown totale, per fortuna. Sono stato davvero  molto contento di ritornare al ristorante e apprezzare l’opportunità di mangiare fuori da casa mia 😉 Ma, ovviamente, non vedo l’ora di ritornare a suonare nei club o nei festival!

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Michele Anesi
Preferisco la sostanza all'apparenza. micheleanesi@djmagitalia.com

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