Giovedì 14 Novembre 2019
Festival

Torna a casa presto, Ultra Music Festival

Due festival in uno nell’edizione 2019 di Ultra. Con Carl Cox sempre più The King

Non era per niente semplice spostare un festival così collaudato come l’Ultra, anche e soprattutto considerando i ristrettissimi tempi disponibili per adattare una macchina così complessa dal tradizionale spazio in Bayfront Park alla nuova location di Virginia Key. Dall’annuncio ufficiale dello scorso 16 novembre sono trascorsi poco più di quattro mesi; il trasferimento non è stato indolore, e di questo abbiamo già scritto. Ma sul fronte musicale che edizione è stata? Appena rientrati da Miami, proviamo a sintetizzarlo in questo articolo.

Un festival diviso in due
La logistica della nuova location in Virginia Key ha di fatto costretto gli organizzatori a  dividere l’Ultra in due: da una parte il main stage, e gli spazi dedicati a live, Ultra Worldwide e UMF Radio. Una zona tutta in cemento, con tre palchi su quattro molto vicini con conseguenti sovrapposizioni sonore. Ad almeno due chilometri di distanza la zona Resistance, ampliata e potenziata con tre stage: robuste camminate per dirigersi da una zona all’altra, spezzate in due da una strada che comunque è sempre rimasta aperta al traffico. Non era possibile fare diversamente, e va dato atto all’organizzazione di aver fatto tutto il possibile per agevolare i percorsi del pubblico, dalle diverse postazioni dove avere acqua gratis e unguenti anti-zanzare, alle zone chill out, così come erano sistematici i messaggi dedicati all’impegno di Ultra per garantire il miglior impatto ambientale in questa zona, con massima attenzione al nemico numero uno degli ambientalisti, la plastica. Senza dimenticare i generi di conforto e la musica messa a disposizione di chi si metteva in coda per i taxi o i bus all’uscita.

 

Main stage
Sul main stage è andato più o meno tutto come previsto, con i top dj sempre impeccabili nei loro 60 minuti – più o meno abbondanti – di performance. Schema applicato sempre con metodologia scientifica: brani in anteprima, le proprie hit più classiche, qualche ospite a sorpresa on stage, uno su tutti David Lee Roth, chiamato sul palco da Armin van Buuren per presentare il remix di ‘Jump’, storica hit dei Van Halen del 1984. Difficile attendersi divagazioni sul tema: questi sono i main stage, nella maggior parte dei festival. Molto bene anche i vari David Guetta, Martin Garrix e Chainsmokers, ai quali è toccato l’onore di chiudere l’edizione 2019 di Ultra Music Festival, che quest’anno ha allungato l’orario di chiusura di tutte e tre le serate alle 2 di notte, decisione presa pensando forse di spalmare il flusso del pubblico all’uscita in maniera indolore, ma almeno la prima sera non è andata proprio così (le lamentele sui social hanno già detto abbastanza in merito, forse anche troppo).

La prima mondiale di deadmau5
Di sicuro il momento musicale più significativo di Ultra 2019 è stato l’anteprima mondiale di cube v3 tour, il nuovo visionario progetto di deadmau5. Qua si sconfina nella fantascienza, nei videogiochi, nella realtà aumentata: un cubo semitrasparente in grado di ruotare a 360 gradi e di inclinarsi da 45 a 90 gradi, dove deadmau5 appariva e spariva come un novello mago Houdini. Peccato che il sistema sia andato in crash per qualche minuto, poi per fortuna tutto è ripartito: una pausa non voluta, durante la quale Joel Thomas Zimmerman non ha potuto che sedersi sul palco e pensare a dissetarsi, quasi fosse una persona che passava di lì per caso. Calma apparente, ma meglio non immaginare che cosa non gli sia passato per la testa in quel momento.

 

Resistance Resistance Resistance
La nuova e potenziata zona Resistance ha offerto come di consueto i migliori momenti musicali di Ultra. Il ragno di Arcadia è rimasto nella precedente location, in compenso alcuni cartelli non mancavano dal mettere in guardia in merito alla presenza di alligatori (veri, non installazioni). Tre i palchi a disposizione, con la Carl Cox Megastructure a fare la parte del leone, con King Carl sempre una spanna sopra a tutti, seguito a ruota dai nostri Joseph Capriati, Marco Carola e Tale Of Us, tre nomi italiani che stanno decisamente dominando la scena techno mondiale, ciascuno a proprio modo. Sasha & John Digweed hanno confermato che mai “reunion” (tra virgolette) fu più benedetta. Spettacolare infine la perfomance di Camelphat b2b Solardo, forse il set migliore di tutto l’Ultra insieme a quello di sabato di Carl Cox. Tutto più che bene quindi sul fronte musicale per il festival di Miami, non resta che attendersi una mossa spiazzante per l’anno prossimo, magari una presenza techno sul main stage che possa lasciare il segno, anche se il vero desiderio resta un altro: il ritorno nella location di Bayfront Park, che ha contribuito in maniera determinante a rendere l’Ultra qualcosa di assolutamente unico.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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