Sabato 23 Ottobre 2021
Interviste

Total Radio è la radio dei dj, per i dj

Dallo sgabuzzino di casa alle mitiche radio degli anni '90 come One-O-One e Deejay, dove ha curato per oltre 20 anni la regia di programmi storici, fino alla sua web radio personale: Paolo Rossato racconta Total Radio

La radio nella sua forma più pura: musica e passione. Questa è Total Radio. Questa è l’idea di Paolo Rossato, che sul web lancia la sua piattaforma dopo una carriera trentennale nei più grandi network nazionali: per 22 anni il mitico “Paolino” è stato regista veterano a Radio Deejay, e prima ancora a Radio One-O-One. Non solo: Rossato è un dj da club dalla lunga esperienza nelle consolle italiane e internazionali, e un producer che con il progetto Deelay si è tolto discrete soddisfazioni. L’abbiamo raggiunto per farci raccontare di questo nuovo progetto che prende vita interamente in rete e che segna lo spostamento su internet di un altro grande protagonista della radiofonia italiana.

Cos’è Total Radio?
È la mia web radio ma soprattutto è uno spazio libero dedicato ai dj e riempito dai dj. Per far parte di Total Radio puoi essere un dj, puoi essere stato un dj o puoi desiderare di essere un dj. Questi sono i requisiti. Ovviamente insieme a una certa bravura.

Sembra tutto molto facile, detta così.
Il concetto è quello della radio dei dj: sei un dj, sei stato o vuoi essere un dj? Ti do lo spazio. Poi c’è un palinsesto e ci sono dei programmi, quindi non è esattamente “facile” tenere insieme tutto. Anche sul lato gestione/programmazione, non solo su quello artistico. Ma anche qui, ironia della sorte, il sito è curato da Omniart Design nella persona di Gianni Vitiello che è a sua volta un dj.

Da dove nasce il nome Total Radio?
Il nome nasce da un programma che facevo a Deejay, dove producevo un programma totalmente analogico, infatti anche il logo di Total Radio è analogico, l’ha disegnato Marani che è un grafico milanese dalla lunga e gloriosa carriera, siamo amici da molti anni. Gli ho chiesto esplicitamente qualcosa che portasse alla mente l’idea dell’analogico, anche del “fatto a mano”, dell’artigianale, e infatti Total nel logo è come scritto a penna come puoi vedere.

E quando è partito il progetto?
È partito il 10 marzo 2020 in piena “guerra”, come la chiamo io, perché se ci pensi quello che è capitato nell’ultimo anno e mezzo è per molti versi equiparabile a una guerra. Ho voluto inaugurarla il 10 marzo perché per me è una data simbolica: è il mio compleanno ed è il giorno in cui nel 1975 era nata Radio Milano International diventata poi One-O-One, la più storica e creativa delle emittenti private, un posto da cui poi sono nate molte storie di grande successo del panorama radiofonico e televisivo italiano.

 

Quali sono i programmi e come organizzi il palinsesto?
Il palinsesto è concentrato nel weekend, la programmazione inizia e finisce con Vinyl Destination, un mio show fatto con due giradischi e una consolle, tutto analogico. Poi c’è Sunday Mixage con Dj Fraba, storico dj del Time di Milano; Luca Chiarlitti, 21enne che compra solo vinili; Dj Symon, un vero tamarro riccionese, come lo definisco scherzando, con cui lavoravo all’Aquafan di Riccione, e Marco dalla Villa, da Londra, che propone musica alternativa. Play con Chicco MC vocalist del Samsara, poi Total talk show con Giancarlo Romano del Pelledoca, e poi Lello Ambrosini che fa Total Groove e un programma molto simpatico in diretta sul mio Instagram in modalità juke box e si chiama Junelbox. C’è Total Talk, il talkcast dei dj, con i dj resident dei locali, è un momento in cui tiro in mezzo le persone dei locali, una sorte di “remix di una cena diversa dal solito”: la puntata zero l’ho fatta dal Pelledoca di Milano, non sapevo nemmeno bene io cosa aspettarmi ma è andata bene. È una bella squadra e spero di poterla ulteriormente rafforzare e di avere una programmazione il più possibile varia e credibile, in fondo la radio viene bene soprattutto quando chi la fa si diverte, perché fa divertire chi ascolta.

Hai delle regole di base, una linea editoriale su quello che vuoi o non vuoi che suoni dalla tua radio?
Le regole sono quelle della musica “bella”, di qualità; un’altra è che non suono artisti italiani, per tante ragioni e dinamiche discografiche. L’idea per il futuro è di portare Total Radio verso un territorio anche dance. Tant’è che appunto, il palinsesto già ora non difetta certo in dj e programmi che vanno in quella direzione.

Mi racconti le ragioni per cui uno come te, un nome noto nell’ambiente radiofonico e un veterano dei grandi network, a un certo punto decide di approdare sul web?
Dopo un paio d’anni che avevo mollato Radio Deejay ero senza stimoli nonostante lavorassi parecchio con gli eventi e le serate. A un certo punto il direttore artistico di Radio Mediaset Spa mi ha proposto di curare uno spazio, una radio su United Music, sul canale 123, e quindi dopo 22 anni di Radio Deejay mi sono trovato con una radio tutta mia da gestire, con un palinsesto depositato. A quel punto ci ho preso gusto e mi sono lanciato anche con Total Radio.

Che differenza c’è tra una web radio da curare per un grande gruppo editoriale e una realtà tutta tua?
Beh, lavorare per un colosso come Radio Mediaset comporta delle responsabilità ma anche delle garanzie: le entrate pubblicitarie e una parte della gestione delle risorse è a carico dell’azienda. Una radio tutta mia significa pensare a tutto, a ogni aspetto, e metterci faccia e portafogli.

Cosa significa gestire oggi una radio?
Significa essere imprenditori di se stessi e mettere in conto di spendere senza ottenere entrate per un po’. Poi tanti hanno alle spalle una struttura quindi hanno comunque modo di ammortizzare i costi. Per me l’idea era fare una radio da solo, quindi essere dj, produttore, direttore artistico. Totalradio.it è la mia radio libera, posso fare quello che voglio, trovare sponsor, dare spazi… in una parola significa farsi il culo e farlo comunque nei ritagli di tempo perché ho anche lo spazio su Mediaset per il quale dedico impegno e devo portare risultati, lì ho chiaramente altre mission. Avere una radio per me è la chiusura di un cerchio che ho aperto a 15 anni nel sgabuzzino di casa mia a Pavia.

 

Ecco, facciamo un passo indietro: la tua storia come dj com’è nata e come si è sviluppata?
Sono partito dalla cantinetta di casa mia comprando i dischi con la manica della nonna, come molti di noi immagino. Nello sgabuzzino di casa immaginavo la mia radio. Poi ho iniziato quella che considero comunque la mia carriera principale, quella da dj da club. Io sono di Pavia e sono nato a metà anni ’70, significa aver vissuto un’epoca d’oro per i locali, quella degli anni ’90. Un periodo storico in cui i ragazzi avevano le tasche abbastanza piene, la discoteca era un intrattenimento di moda, e Pavia una città universitaria che esplodeva di giovani e locali.

E suonavi tanto, immagino.
Suonavo al Docking Caos, al Matisse, Mulino della Frega di Lardirago dove c’era un bel parterre per suonare, ma gli anni d’oro del mio clubbing dj sono stato al Nuvolari di Cremona. Poi ho svoltato quando ho incontrato Alex Martini. Con lui e Gianni Manuel ho iniziato a girare il nord Italia e poi mi portarono a Radio One-O-One, la radio che sognavo, nei primi anni ’90 era una radio super cool. Da lì sono arrivato a metà anni ’90 a Deejay, anche grazie a Massimo Oldani, figura storica della radio, che ha visto in me la persona giusta da portare in quella radio. E con Deejay oltre ai programmi ho fatto 10 anni come resident all’Aquafan e ho iniziato a suonare in giro per l’Italia.

Quella di metà anni ’90 era “la” Radio Deejay, no?
Assolutamente. Un posto creativo, libero, pieno di idee, dove si lavorava molto ma si rideva molto, e poi ho avuto il piacere di lavorare a tanti programmi importanti, come il Deejay Time, B-Side con Alessio Bertallot, C.O.C.C.O. con Claudio Coccoluto. E a Deejay sono rimasto per 22 anni, tantissimi per una vita professionale, con tante soddisfazioni. Una su tutte: C.O.C.C.O. è stato il programma più “diverso” della radiofonia, il brusio, le persone in studio, le chiacchiere. Un programma fatto davvero in modo artigianale anche se dietro c’era una mole di lavoro pazzesca, perché Claudio suonava solo vinili e io dovevo riconvertire tutto in digitale, ma non solo: i ritmi erano fuori scala rispetto a tutto ciò che si è sempre fatto in radio, perché appunto si lasciava il microfono aperto con gli amici che passavano di lì, si preparava il caffè, si facevano telefonate impreviste. Era tutto pionieristico, sembrava una radio libera degli anni ’70 ma passata dal filtro del futuro. Era Claudio. Sono orgoglioso di essere stato parte di C.O.C.C.O.. Vinyl Destination su Total Radio è dedicato a Claudio senza mai fare il suo nome.

E poi come si è evoluta la tua storia?
C’è stato l’incontro per me molto importante con Mil srl nel 2010 che mi ha fatto girare il mondo come dj e anche come direttore artistico, prima con le convention poi con i viaggi. In particolare Jimmy Pallas con 9PM nel dicembre 2019 mi ha dato fiducia tanto che ho aperto e chiuso a Dubai il concerto di Katy Perry suonando con l’orchestra, un progetto che avevo già portato a Napoli nel 2008 e poi a Shanghai, e in Sardegna a Cala di Volpe. Nel frattempo con il progetto Deelay ho girato il mondo e suonato diverse volte a New York al Pacha quando era diretto da Erick Morillo, stiamo parlando di un periodo storico in cui ancora i dj non erano così tanto globe-trotter e dove il mondo non era stato rimpicciolito dai social, dai voli low cost e dalle agenzie che piazzano tutti dappertutto.

Chiudiamo con una domanda che riguarda i diversi lati del tuo lavoro, come di molti dj che ci leggono: qual è il core business per un dj, oggi, senza eventi e senza possibilità, ancora per un po’, di tornare a lavorare con continuità nei club?
Domandona… stiamo sempre più in casa, molto lavoro passa dallo streaming, siano serate, tentativi di intrattenimento o riunioni. La mancanza di eventi in tempo di “guerra” ha stravolto le nostre prospettive, io lavoro con i podcast ma so bene che molti colleghi non hanno altro che le serate ed è molto dura. La mia idea di core business per l’immediato futuro è quella di poter registrare tutto nel mio studio, che diventerebbe una sorta di hub produttivo, e vendere il prodotto editoriale, la produzione audio-video, in distribuzione o su commissione, così dall’altra parte c’è un’offerta fruibile on demand senza vincoli di orario, come succede con i servizi video che infatti hanno avuto un’impennata negli ultimi anni.

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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