Sabato 07 Dicembre 2019
Clubbing

Toyroom sbarca in Italia

 

Un piccolo club dal design eclettico e festoso, un teddy bear extra large che accoglie la clientela e balla con le cubiste, una stanza dei giocattoli in cui la notte trascorre veloce: il tutto accompagnato da hip hop. Ci credereste mai che tutto ciò fosse made in Italy?

Luca Maggiora e Jordan Rocca sono due dei soci fondatori di Toyroom, un progetto londinese ma con il DNA italiano al 100%. Una realtà che, a due anni dalla sua nascita, ha raccolto una notevole quantità di successi costituendo ogni settimana un’eccellenza, non solo per Londra ma anche per Dubai, Istanbul, Mykonos e finalmente Roma. Nel “quartier generale” di Londra sono passati a far festa celebri nomi non solo nell’ambito VIP – Leonardo Di Caprio, per esempio – ma anche artisti di fama mondiale dall’hip hop alla main scene EDM (un paio di nomi? Axwell e Ingrosso). Luca e Jordan, che in questa chiacchierata realizzata a poche ore dall’apertura di venerdì scorso citano anche i soci Gennaro Salerno e Corrado Mozzillo, dopo aver conquistato cinque stati diversi hanno visto nel 2016 l’anno dell’approdo italiano. Nella celebre e scintillante cornice di via Veneto trova posto il Toyroom Rome che, tra hip hop e orsetti, resterà aperto dal venerdì alla domenica. Un copione che conosciamo bene, quello degli italiani che sbancano all’estero e tornano in Italia a spiegarci come si lavora. Impareremo prima o poi? Ecco che ci siamo detti.

 

 

Il progetto Toyroom ha visto la luce diversi anni dopo il vostro approdo a Londra. Raccontami la vostra storia.

J: Ognuno di noi ha una storia diversa, con il trasferimento a Londra dovuto a scopi inizialmente differenti.  Per esempio Luca lavorava in banca mentre io facevo il broker marittimo. Per fare qualche soldo extra abbiamo entrambi scelto la strada del PR, in locali differenti. Quando ci siamo conosciuti abbiamo dato vita insieme al nostro club, il Project. In quello stesso periodo siamo entrati in contatto con Gennaro e Corrado, con il primo PR e il secondo proprietario di un altro locale, creando una sintonia di gruppo che due anni dopo si è tramutata nel progetto Toyroom. Parliamo del 2014.

 

Ti sei fatto un’infarinatura italiana di PR prima dell’approdo londinese?

J: Certo, dall’età di 14 anni sono cresciuto nei locali, così come anche Gennaro e Corrado. Luca invece aveva collaborato per le olimpiadi del 2006.

 

Il mestiere del promoter, in Italia soprattutto, è abbastanza sottovalutato. Il guadagnare portando persone in discoteca ogni weekend nasconde dei ritmi e dei livelli di stress che la gente quasi sempre non considera.

J: Parliamoci chiaro: noi siamo soci di Toyroom, ma siamo i primi promoter del locale. Promuovere un prodotto e convincere una persona a scegliere il tuo club piuttosto che un altro è una vera e propria arte. Basti pensare che, se sai fare il tuo lavoro, a Londra come PR puoi guadagnare più di un impiegato della Goldman Sachs. Il costo sono gli altissimi ritmi diurni e notturni e soprattutto l’essere costantemente schiavi del telefono. Un bravo PR occupa il 100% della sua giornata con la comunicazione: parlare con persone, fissare appuntamenti, gestire diverse pratiche. Sarà la notte a dirti quando stacchi.

 

Come hai visto evolversi questa figura professionale negli ultimi anni? L’avvento dei social media ha stravolto il panorama non poco…

J: Noi di Toyroom, che siamo in questo settore da quindici anni, facciamo ancora le cose in “vecchio stile”. Siamo cresciuti lavorando con gli SMS ed era tra quei messaggi e le chiamate che organizzavamo la nostra clientela. Oggi chiunque possegga un computer si crede un promoter, ma in realtà il rapporto umano rimane quello fondamentale e penso sia proprio il nostro rispetto di questo rapporto ad averci garantito il successo degli ultimi anni.

 

 

Luca, in un’intervista di qualche tempo fa hai detto che quando siete arrivati a Londra avete trovato una città in cui “qualsiasi progetto si sarebbe potuto realizzare, a prescindere dall’identità dell’ideatore”. Gli anni sono passati, la scena clubbing si è evoluta e gli avvenimenti politici recenti potrebbero aver cambiato le carte in tavola. La tua affermazione è ancora valida? 

L: Londra è sempre Londra. Una bolla di sapone, una realtà a parte rispetto al resto d’Inghilterra ma anche a tutta l’Europa. Il fenomeno Brexit non è ancora chiaro cosa comporterà, saranno i prossimi mesi a dircelo e per ora resta un’incognita. Aldilà di ciò, è incredibile la quantità di denaro che continua a circolare in questa città, unitamente alla semplicità della sua burocrazia. Per aprire la tua realtà ci impieghi cinque minuti, dribblando tutti i background check che fanno in Italia, e le banche sono molto più disponibili a prestiti. Rimane il fatto che siamo quasi nel 2017 e l’economia mondiale non se la passa troppo bene, ma Londra riesce sempre a restare a galla. Dispiace non poter dire lo stesso dell’Italia.

 

Italia in cui però siete finalmente tornati con Toyroom. 

L: Siamo quattro italiani con cinque club in giro per il mondo, abbiamo sempre voluto averne uno in Italia, a Roma o Milano, perciò siamo fieri di questo approdo. Allo stesso tempo conosciamo benissimo la sfida che stiamo affrontando, perchè la nightlife romana non è quella londinese, e così anche la mentalità del suo popolo. Non vediamo l’ora di scoprire che significhi lavorare in questa città, ma saranno i prossimi mesi a dircelo. L’impatto di un locale non si giudica certo dalla prima settimana. Il cliente che ci viene a conoscere potrebbe non tornare, e così anche il PR che lavora ad una serata non è detto ci sarà nella successiva.

 

 

Un’altra bella scommessa è il genere musicale che offrite. Si parla di hip hop, che a Roma non è sicuramente un genere popolare, ma perlomeno è nuovo. 

L: Noi resteremo coerenti con il sound tipico di Toyroom, senza adattarlo in base alla popolarità di esso nella città in cui arriviamo. Chi preferisce l’house ha tanti altri locali in cui recarsi, chi opta per hip hop e rock’n’roll troverà qui la sua casa.

 

A proposito di musica, possiamo aspettarci ospiti particolari nei prossimi mesi? 

L: Innanzitutto verranno spesso a trovarci i nostri dj londinesi, Dj friktion e jon Rocca, fedeli di Toyroom principalmente la domenica. Per quanto riguarda guest speciali aspettatevi artisti hip hop e rap.

 

Uno dei maggiori ostacoli al successo dei club romani è la mentalità dei suoi promoter. La politica del pestarsi i piedi è sempre la preferita, quanto è differente la scena londinese in questo?

L: Completamente. Il principio fondamentale e condiviso da tutti è il rispetto. A Roma ci sono locali che fanno feste da vent’anni, prima di noi la novità era il Rasputine; a Londra apre una nuova discoteca ogni sei mesi, e in qualunque zona tu scelga di aprire la tua ci sarà probabilmente una realtà nel raggio di un chilometro a farti potenziale concorrenza. Quindi essere professionali e corretti è tutto. Se non vai a dar fastidio a nessuno e non intraprendi manovre scorrette, come per esempio provare a levare staff, nessuno ti romperà le palle.

 

La vostra nazionalità ha mai comportato forme di diffidenza?

L: Mai. Come ti dicevo Londra è una realtà completamente a parte rispetto al resto d’Inghilterra, e di profondamente inglese c’è davvero poco, a partire dalla clientela dei nostri locali. Ti dico, parliamo del 5-10% dei paganti settimanali: da noi passano molti più italiani, canadesi, tedeschi, francesi, arabi. Vivi in una città assolutamente cosmopolita, in cui la diffidenza verso i progetti stranieri è semplicemente impensabile.

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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