• MERCOLEDì 14 OTTOBRE 2026
Costume e Società

Trainspotting torna al cinema: un cult anche per la musica elettronica

Un film che ha fatto storia, anche per la sua colonna sonora uscita direttamente dai rave dell'epoca

“Drive boy dive boy/Dirty numb angel boy” la voce di Karl Hyde sulle note eteree del synth, un abbraccio caldo e algido allo stesso tempo. Inizia così ‘Born Slippy’ degli Underworld. Un pezzo diventato iconico, leggendario, una delle migliori tracce di musica elettronica (e non solo, possiamo tranquillamente allargare il campo) di tutti i tempi e un simbolo degli anni ’90, di una stagione creativa irripetibile. Ma le cose sarebbero andate allo stesso modo senza il film che ha reso celebre la canzone? Domanda che ci facciamo tutti da 30 anni, nonostante ‘Born Slippy’ sia indiscutibilmente un capolavoro destinato alla memoria collettiva. Però, di sicuro, se il brano è la miccia, Trainspotting è l’accendino.

Il secondo film di Danny Boyle, uscito nel 1996 dopo l’esordio del ’94 con Shallow Grave (in Italia Piccoli Omicidi Tra Amici), mostra gli anni ’90 da una prospettiva all’epoca inedita, scartavetrata, sporca, non edulcorata. Ewan McGregor, già promettente protagonista del primo film, qui diventa antieroe assoluto e generazionale, lanciando la sua carriera tra le stelle e dando vita a un personaggio semplicemente perfetto nell’incastro dell’impianto narrativo che prende vita partendo dai romanzi di Irvine Welsh. Come lui, tutto il cast è un equilibrio raro di grazia e contrappesi interpretativi, estetici, una cosmogonia destinata a fare la storia del cinema.

A fare di Trainspotting un capolavoro però non è soltanto la parte più strettamente cinematografica; a rendere la pellicola un cult e poi, subito, un classico istantaneo, è anche una colonna sonora ispiratissima, azzeccatissima, perfetta. Da un lato con grandi classici come Iggy Pop, David Bowie, New Order, Lou Reed; dall’altra, tutta la Cool Britannia che in quegli anni dettava legge nel mondo musicale più figo: certo Blur, certo Elastica, Pulp, il Brit Pop in purezza. Ma soprattutto, nella sua parte più tossica, il film mette al centro quel sound, quel feeling, che arrivava direttamente dai rave, dai club, da chi era costantemente in after e poteva ben sentirsi allineato alle sensazioni esagerate di Mark Renton e della sua squinternata banda di amici.

Se il finale è affidato, come già ampiamente detto in apertura, alla luce avvolgente degli Underworld, a costituire le fondamenta di Trainspotting sono nomi come Leftfield, PF Project, Bedrock, Brian Eno, Goldie, e ancora gli Underworld nella magistrale ‘Dark And Long’, nel ‘Dark Train mix’ che è già eloquente denominazione di ciò che ci aspetta in una scena indimenticabile dove Mark affronta la sua scimmia. 

Se c’eravate, sapete. Se non c’eravate, e non avete mai visto questa pietra miliare, la bella notizia è che Trainspotting ritorna al cinema, restaurato in 4K, per festeggiare il trentennale dell’uscita. In tutta Italia, il 19, 20, 21 ottobre. Un’occasione imperdibile per godersi un capolavoro, un film generazionale, un film che ha fatto scuola, un film che non si è appropriato malamente della musica e della cultura dei club, ma che l’ha raccontata prendendone dei pezzi importanti e facendone colonna sonora. Un film che pur non parlando esplicitamente di clubbing, lo racconta meglio di tante pellicole specifiche sul tema.

Fatevi un regalo, andate al cinema, guardatelo o riguardatelo, e ascoltatevi la colonna sonora.

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Albi Scotti
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