Giovedì 14 Novembre 2019
Festival, News

Transart 2014: L’anatomia dell’arte.

Immersi nei meandri dei festival internazionali talvolta perdiamo d’occhio cosa di interessante accade a casa nostra, soprattutto in un periodo come questo in cui si stanno sviluppando realtà di spessore capaci di riportare il focus sulla qualità piuttosto che sui numeri. Transart incarna perfettamente questo spirito anche nell’edizione 2014 che terminerà il 27 settembre con l’evento di chiusura in mano a Roman Signer.

Ma cos’è Transart?

Potremo rispondere che si tratta di un grande contenitore dedicato alle arti contemporanee che si articola attraverso workshop, meet and greet, videoperformance ed eventi dedicati alla club culture e che prende vita a Bolzano, città che non appare poi così spesso nelle mappe degli appassionati del settore. Così abbiamo provato ad immergerci anche noi nell’atmosfera di questo evento partecipando alla serata “Transart Clubbing”.

La location delle Officine FS è sicuramente suggestiva anche se rispetto alle precedenti edizioni è stata ridotta nella capienza, scelta che nel corso della serata si rivelerà vincente. Il primo live della serata è ad opera di Fontarrian, artista austriaco che compie un percorso evocativo attraverso sonorità ambient e sperimentazioni completamente avulse dalle dinamiche del dancefloor. Un’introduzione adatta che sembra sottolineare ancora una volta la filosofia della manifestazione.

Il secondo nome in cartellone è quello di Nils Frahm, musicista e compositore tedesco che francamente ha bisogno di ben poche presentazioni. La sua performance ritarda di alcuni minuti a causa di problematiche legate al suo rider tecnico e per qualche istante la sua performance non sembra poi così certa. Ma è proprio lui a fugare ogni dubbio salendo sul palco e spiegando ai presenti che a causa di diversi imprevisti questa notte si esibirà solo con alcune delle attrezzature a sua disposizione. Chi non ha mai visto il suo live forse sarà rammaricato da questo annuncio, per noi invece rappresenta una grande fortuna.

Il suo show infatti è molto più intimo ed introspettivo rispetto alle precedenti occasioni ed il minutaggio dedicato al pianoforte aumenta esponenzialmente. Nils Frahm fa del suo meglio e si percepisce l’impegno per sopperire le carenze tecniche. C’è chi rumoreggia dal pubblico perché vorrebbe ballare e non manca di farlo presente al pianista. Nils incassa con grande dignità e alla fine dello spettacolo si concede anche alcuni secondi di kick distorto osservando il pubblico con la faccia di chi vorrebbe dire: “Visto, vi ho accontentati lo stesso”.

E’ la volta di Container direttamente dagli Stati Uniti con il suo live. Dire che si tratti di semplice noise sarebbe riduttivo poiché si passa dalla techno ai residuati IDM che qualche nostalgico vorrebbe sentire più spesso e non manca l’occhiolino strizzato verso un certo Aphex Twin (sì, sta per uscire il suo nuovo album, era inevitabile lo sappiamo n.d.a). Eppure i break, gli inserimenti downtempo e i drop imprevedibili rendono questo live interessante anche se difficilmente digeribile di chi abitualmente mangia solo in quattro quarti.

Così tocca all’ultimo artista della serata, l’ucraino Vakula con il suo dj set. Le influenze della sua selezione sono le più disparate e per chi ha ascoltato solamente le sue produzioni sarà sorprendente scoprire un volto nuovo dell’artista. Si passa dagli edit di grandi classici come “Ma Foom Bey” dei Cultural Vibe (chi ha sentito un po’ di Baldelli conoscerà sicuramente questa traccia n.d.a) fino a veri e propri momenti lisergici con “Learning To Fly” di Mathew Johnson. Nel finale le atmosfere funky e disco si mescolano a brusche sterzate techno ma a dispetto dell’estro se dovessimo giudicare nel complesso questo set non ne saremmo affatto delusi.

Una nota a margine va fatta nei confronti del pubblico un po’ meno adatto rispetto alle precedenti edizioni, forse anche a causa dell’appeal delle scelte stilistiche dell’anno precedente con artisti come Ryan Elliot, Barker & Baumecker e Tama Sumo protagonisti, e più in generale dell’errata associazione del brand Berghain ad eventi di puro intrattenimento per le masse. La risposta non è forse così semplice ma al netto di questa osservazione Transart anche quest’anno ha regalato soddisfazioni e piacevoli scoperte.

E noi siamo consapevoli di averne vissuto solo una piccola parte.

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