Lunedì 16 Dicembre 2019
Festival, News

Transart Clubbing 2015: Una storia nuova

Come si fa a parlare di “storia nuova” per una manifestazione di arte contemporanea che si svolge ininterrottamente dal 2001 ad oggi? Sembrerebbe una premessa che fa acqua da tutte le parti ma non è il caso di Transart e cerchiamo di capirne il perché esaminando in dettaglio quanto successo sabato scorso durante l’annuale appuntamento “clubbing” del festival. Per la prima volta Interzona è al timone dell’evento e raccoglie un’eredità pesante caratterizzata da artisti quali Nils Frahm, Vakula, Jon Hopkins, Theo Parrish, John Talabot e molti altri ancora. Un curriculum importante che ha spinto Transart nel corso degli anni a non cercare soluzioni facili tentando invece di raccontare proprio quelle storie nuove di cui il dancefloor ha davvero bisogno.

Mattia Lorenzi è colui che dovrà preparare il terreno ai tre ospiti convocati nella sempre più suggestiva location delle officine FS di Bolzano, cornice industriale più che consona per la miscela dub techno che il dj propone (a BPM ragionevoli) prima di lasciare che sia l’inglese Indigo, membro del duo Akkord, a salire in consolle. Dalle suggestioni claustrofobiche in perfetto stile Blackest Ever Black alle ritmiche sbilenche di Miles Whittshaker ed Andy Stott, il suo set è una perfetta alchimia di residuati IDM. Chi riesce a districarsi nei suoi meandri ne rimane rapito, chi parla solo il linguaggio dei quattro quarti scuote il capo ed è così che il dancefloor attua la sua selezione naturale.

Il live di Alex Willner a.k.a The Field è la luce che illumina l’oscurità in cui Indigo ci aveva trascinato. Il mood dreamy e kraut della sua performance è molto più digeribile per il pubblico presente e quando le note di “Black Sea” si diffondono dal soundsystem viene raggiunto l’apice di questo viaggio. Gradevole, solido ma non stupefacente.

Tocca a TJ Hertz meglio conosciuto come Objekt, il “fan favourite” della serata che con staffilate techno dovrebbe accontentare il pubblico molto numeroso quest’anno (e soprattutto per questo set). Un vinile dietro l’altro da Tessela, Perc, Powell e tutto ciò che di sporco e potente può passare sotto le puntine dei giradischi per un inizio tutt’altro che “dritto”, poi la giusta accelerazione per arrivare a Peverlist e Tensal. Il piatto del rave è servito ed è una lezioncina molto interessante su cosa voglia dire menare con stile.

T2

Una storia nuova avevamo detto perché si respira aria fresca, c’è la techno ma è quella autentica che ci riporta ai Robert Armani d’annata e non i surrogati “dark tunnel” che vanno per la maggiore, c’è la sperimentazione che a casa nostra passa poco ed infatti coglie alla sprovvista anche diversi addetti ai lavori e c’è un pubblico eterogeneo, mitteleuropeo, quello che se fischi o che se volevi il deelay ad ogni ripartenza potevi andare a “fare finta” altrove.

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