Mercoledì 11 Dicembre 2019
Festival

Transart 2019: esploratori di musica, arte e avanguardia

Per il sesto anno consecutivo abbiamo seguito la serata dedicata all'advanced clubbing di Transart, festival di arte contemporanea in corso a Bolzano fino al 28 settembre.

Nel corso degli anni abbiamo imparato a conoscere Transart, festival trasversale di arte contemporanea, ed il suo programma itinerante che non riguarda solo Bolzano ma anche le eccellenze del territorio intorno alla città. Gallerie d’arte e paesaggi naturali che si scontrano con la mole dell’ex Masten, capannone che ha ospitato l’appuntamento a noi più caro, l’advanced clubbing che anche quest’anno rinnova la sua collaborazione con Mutek. La produzione canadese, dedita alla promozione della musica elettronica e delle arti digitali ha trovato in Transart il partner ideale per poter divulgare un messaggio condiviso, forte e chiaro. Lo scorso anno, pur testimoniando un livello qualitativo sempre importante, ci eravamo lasciati con qualche perplessità. La ricerca di un contenuto sempre più alto ed elevato aveva forse suscitato un certo distacco dal pubblico che il clubbing lo compone regolarmente.

 

Quest’anno la sfida era proprio quella di ritrovare il perfetto equilibrio tra l’anima consapevole del festival e l’attitudine del clubbing con il suo pubblico eterogeneo, fulcro dell’inclusione rappresentata da Transart. Edna King, nella sua personale riscoperta del mondo della musica elettronica, ha stupito per la brusca transizione dall’universo synth pop di Toronto a quello delle atmosfere techno di cui Mutek fa parte della propria narrazione. Una performance a tratti forse troppo aggressiva, figlia della vivacità di chi ha scoperto nuove ispirazioni ed ora le indaga avidamente. Ma Edna ha saputo raccogliere i consensi del pubblico lasciando a Rrose un dancefloor gremito per un live decisamente molto atteso. Di Seth Joshua Horvitz e dei suoi molti alias e moniker potremmo parlare all’infinito. Focalizzandoci unicamente sulla sua versione più cupa, introspettiva ed entropica descriviamo esattamente ciò che Rrose ha proposto durante la sua esibizione. Il ritmo si dilata e si fa più ipnotico, la cassa dritta fa spazio a metriche sbilenche e il producer di Venice Beach ci porta nella sua oscurità che appare incredibilmente familiare a chi lo segue da tempo.

 

Anthony Child a.k.a Surgeon è la portata principale di questo ricco menù, e le aspettative sono indubbiamente alte. Pochi nomi riescono ad intersecare grande tecnica, ottima selezione e visione della techno passata e contemporanea come lui. Raver britannico, ma anche teorico della visione più sociale della musica elettronica, dj e producer dal 1994. Il suo set spazia attraverso techno, leftfield, IDM e derivati con una invidiabile spontaneità. Surgeon è così, si diverte nel fare cose apparentemente complicatissime per molti altri dj. Il suo è un viaggio coerente che dura poco più di due ore e che si conclude con un brano che incarna perfettamente lo spirito di Transart 2019 e, possiamo finalmente dirlo, del suo ritrovato equilibrio.

 

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