Venerdì 14 Agosto 2020
Festival

Tutta la magia di Tomorrowland 2016

 

 

di Alberto Scotti e Federico Piccinini

Ogni volta è come la prima volta. Nella nutrita squadra di DJ Mag presente quest’anno al Tomorrowland, c’erano veterani alla quinta edizione e c’era chi non era mai stato al festival. La meraviglia della sorpresa e quelle emozioni, sempre forti, di chi invece ha già gli occhi abituati a tutti quei colori e a tutta quella gente, ma decide di lasciarsi andare e di vivere con il trasporto giusto questo weekend di fine luglio, ormai data cerchiata in rosso sul calendario di qualsiasi amante della musica elettronica.
Tomorrowland quest’anno proponeva una manciata dei “soliti” nomi sul mainstage, e qualche importante novità: Paul Kalkbrenner sul palco principale, il live specialissimo di deadmau5 e Prydz, l’assenza di Hardwell, lo stage di Lost Frequencies con Robin Schulz, il classico Cocoon, giusto per buttare lì qualche nome tra i più interessanti.

 

 

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Magical Friday
E’ difficile dire quale sia il giorno più emozionante di un festival con 16 palchi, un’infinita scelta musicale, un mare di persone e un clima generale da fiaba (letteralmente). Di sicuro, è bello vedere l’ambiente scaldarsi durante la prima giornata, quando si vede negli occhi dei ragazzi e delle ragazze (ma anche degli uomini e delle donne: non sono pochi gli over 50!) tutto l’entusiasmo di chi sta dando il via alla festa. Un mio amico, quando eravamo ragazzi, quasi citando “Il sabato del villaggio” di Leopardi diceva che preparare la festa era ancora meglio della festa. Il pomeriggio del venerdì dà proprio questa sensazione. Il caldo è sopportabile e già dalle prime ore cominciano a suonare nomi molto attesi: Fedde Le Grand spara il colpo dello start a mezzogiorno sul Mainstage; Locked Groove alle 14 e Axel Boman alle 16 sono sul Magic Mirror (un tendone allestito con gli specchi, sul quale chiuderà alle 23.30 Derrick May); Alan Walker alle 16 riempie all’inverosimile il palco galleggiante V Sessions, uno dei più suggestivi del festival. Il merito di avere fuori una hit come ‘Faded’ gli vale il primo grande song-a-long del TML 2016. Dopo di lui, i VINAI tengono alta la tensione e la bandiera del nostro Paese. Si fa sul serio sul palco mau5trap vs Pryda – The Opera, con Rezz, ATTLAS, Pig & Dan, e Sasha, che ci riporta ai tempi d’oro della progressive house britannica, quella mentale e dalle costruzioni dei brani lunghe e dettagliatissime. Perfetto per il tramonto. Un’esperienza.
La serata sul Mainstage promette meraviglie con il poker d’assi Guetta-Van Buuren-Tiesto-Alesso, ma prima delle 21 i set sono un lungo, noioso warm up di mash up, prevedibilità, effetto karaoke. La differenza tra chi l’EDM la inventa e la trasforma e chi semplicemente segue la scia è tutta qui.

 

 

 
Si fa sera, ed è difficile scegliere dove stare senza avere il dono dell’ubiquità, tra Martinez Brothers (strepitosi sul Paradise/The House Of Books e vera alternativa al Mainstage, in termini di sound e attitudine), Hot Since 82, Ali & Fyla, Blasterjaxx, Jamie Jones. Seguiamo i Martinez, appunto, e Guetta sul Mainstage, a dire il vero un po’ sottotono in un ambiente che lo ha visto presente fin dalla prima edizione, senza mancare mai. Un buon set, in cui alterna i suoi successi a qualche traccia electro dritta e muscolosa. Ma si avverte un filo di stanchezza nel parigino, quasi che per lui sia diventata ordinaria amministrazione anche intrattenere folle oceaniche. Poi tocca ad Armin, che parte carichissimo con il suo rework di ‘Dominator’ dall’album ‘Old Skool’, e cambia subito rotta con un remix di Alan Walker. Le due anime di Van Buuren. A questo punto la scelta quasi obbligata è quella di andare a sentire il live più atteso: deadmu5 vs Eric Prydz. E i due ragazzacci non deludono: stentorei, potenti, costruiscono un live set con poche concessioni autocelebrative e molto spleen, molta emozione, molto trasporto. Restiamo incollati lì davanti fino alla fine. I giochi di luce sono il perfetto complemento al concerto. Che avrebbe meritato il Mainstage, detto per inciso.
Il venerdì finisce sugli abbracci che Eric e Joel si scambiano sul palco sulle note epiche di ‘Opus’, chiusura perfetta di una serata magica che resterà scolpita nella memoria e nel cuore di chi c’era.

 

 

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Incredible Saturday
Il sabato si avverte già a colpo d’occhio una maggiore affluenza fin dal primo pomeriggio; molti stage infatti iniziano già dalle 12, ma a parte i nostalgici che affollano il dancefloor del Bonzai, nulla di interessante si muove fino alle 15, quando i nomi di un certo peso iniziano ad affacciarsi sul Mainstage, a partire da Andrew Rayel. Ma uno dei set migliori del festival lo regala, proprio alla stessa ora, Len Faki sul Kozzmozz stage. Techno dura, massiccia, alta nei bpm e senza fronzoli. Un set granitico che porta molta gente sotto il tendone. Spettacolare. Il pomeriggio prosegue tra Airwave, TCTS, Sigala, e gli ottimi set di Tom Staar, Kryder e Axwell sul palco organizzato da quest’ultimo con la sua label Axtone. Tra le migliori performance del sabato, originali ma assolutamente adatte a una grande folla, tanto che, ascoltando sul Main set come quello di Geri, prevedibilissimo e scontato a livelli imbarazzanti, ci si chiede se non fosse stato meglio giocare a mischiare le carte sul palco grande, almeno nel pomeriggio. Le cose vanno decisamente meglio con The Chainsmokers, bella sorpresa: ci sono le hit, c’è la trap, c’è l’EDM; ma tutto è impastato e arrangiato in modo fresco e diverso dai tanti set che li precedono. Il bello di un sabato pomeriggio non troppo fitto di esibizioni interessanti è la possibilità di prendersi del tempo per gironzolare tra gli stand del merchandising, la ruota panoramica, i palchi galleggianti, quelli più piccoli e gli spazi più curiosi. Tra questi sicuramente The Rave Cave, una caverna con un impianto da far sanguinare le orecchie, una temperatura da superficie del Sole, dove una cinquantina di fortunati (si fa per dire…) si accalcano per ballare sotto la volta di pietra. Da provare se siete dei temerari e non soffrite di claustrofobia.

 

 

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Una birra, un hamburger, un po’ di frutta, e arriva la sera. Un po’ di DJ Tennis (altro italiano in ottima forma), Adriatique – molto attesi sul Diynamic stage di Solomun e assolutamente all’altezza delle aspettative – e poi il gioco si fa duro: Lost Frequencies e Robin Schulz al The Opera; Kollektiv Turmstrasse live sul Diynamic prima del gran finale con Solomun; Adam Beyer e Nina Kraviz sul Kozzmozz; Nicky Romero, Afrojack, Dimitri Vegas & Like Mike, Axwell ^ Ingrosso sul Mainstage. Ci vorrebbero dei cloni per seguire tutto. Andiamo con ordine: i Turmstrasse fanno egregiamente la loro cosa, prima di lasciare spazio a Solomun che è la solita inattaccabile certezza. Dimitri Vegas & Like Mike sono più che mai padroni del gioco: sul terreno di casa sanno di essere delle star come in nessun altro posto al mondo, fanno il mestiere degli intrattenitori e lo fanno meglio degli altri. In tre giorni di “put your hands up!”, “let me see you screeeeam” e “one, two, tre, let’s go!!”, DM & LM rompono questa routine con un vero entertaining, interagendo con la folla, fermando la musica, presentando un nuovo brano in anteprima (co-prodotto con Diplo), facendo insomma quello che ci si aspetta da loro. Non sono i dj più bravi del mondo né i più originali, ma hanno dalla loro il grande merito di saper tirare in mezzo la gente senza mollare un attimo. Facile, dite? Roba da villaggio turistico? Fatelo voi. Scaldano il pubblico a puntino per quelli davvero bravi, due che sono già nella storia della musica e che hanno una lista di hit da far invidia agli U2. Una coppia di dj che sanno fare i dj perché sono nati dj nei club, e sanno fare i producer perché ci hanno messo anni per arrivare lì: Axwell ^ Ingrosso. Ecco, l’EDM potrà essere un grande circo di coriandoli, luci, effetti scenografici, ma senza la musica bella, con la B maiuscola, tutto questo è un involucro vuoto. A^I ci mettono la musica, e con una tale bravura da rendere tutto eroico. Con loro il mondo fiabesco del grande palco sembra prendere vita, letteralmente. Pazzeschi lo scorso anno, incredibili quest’anno.
È difficile staccarsi da lì, ma il richiamo di Nina Kraviz è forte, a allora bisogna passare almeno mezz’ora da lei. Grandissima professionista, tiene incollata la pista del Kozzmozz fino alla fine, alternando techno di oggi e qualche chicca acid e breaks del passato, con quel gioco di citazioni che le viene tanto bene. È davvero difficile capire chi si ostina a criticare la siberiana: potente, diretta, carismatica, magnetica. Con lei, Solomun, Axwell ^ Ingrosso il sabato si chiude in maniera perfetta.

 

 

 

 

Glorious Sunday
L’ultimo giorno si annuncia di fuoco alla sola vista del programma musicale. Ce n’è per tutti i gusti: dalla future bass di San Holo sul Wind Stage alla techno dello stage Cocoon, passando per l’house di Throttle e la consueta EDM del mainstage. Proprio quest’ultimo è teatro di una grande novità, ovvero la presenza di Paul Kalkbrenner: dalle 19 alle 20, al calar del sole, va in scena quello che può definirsi un evento storico per questo festival. Il dj tedesco si esibisce immediatamente dopo Oliver Heldens e prima di Steve Aoki (sembra assurdo anche solo da raccontare, ma ricordiamoci che in passato era molto comune vedere line up così eterogenee sullo stesso palco di un festival dance) offrendo in un’ora il meglio della sua discografia e mettendo d’accordo tutti, dai giovani in prima fila ai più “esperti” nelle retrovie. Il fatto storico è proprio nel live set – non un dj set – di Paul; perfettamente riuscito, è un interessante segnale di Tomorrowland a tutti i festival del settore. Quello di osare, di dare ai giovani presenti non solo ciò che si aspettano di trovare ma anche qualcosa in più, una dottrina musicale che non scade nel monotono ma che permette a chi sta in quella folla di provare sensazioni nuove, esplorando sonorità diverse. Non stiamo parlando di profonda underground, dal momento che una buona parte dei dischi suonati sono conosciuti anche agli ascoltatori meno attenti e meno avvezzi alla discografia del berlinese. Vedi ‘Sky And Sand’, hit mondiale, ‘Cloud Rider’, ‘Aaron’, ‘Feed Your Head’. Certo, la folla non sarà andata in delirio, e qualcuno sulla collina ne ha approfittato per sedersi e riposarsi, ma l’atmosfera magica venutasi a creare nel Mainstage è qualcosa che sicuramente rimarrà impresso nei ricordi di tutti i presenti.

 

 

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Chiusa la parentesi Kalkbrenner, il terzo giorno di Tomorrowland torna alle sonorità più consuete con Yellow Claw e Jauz nel The Wind Stage – vere e proprie bombe a mano su una folla in delirio – e Steve Aoki, Steve Angello e Martin Garrix sul Mainstage, con quest’ultimo a chiudere il festival. È un momento particolare per il giovane Martin, che a fine estate dovrà affrontare due importanti rush: quello verso la nuova Dj Mag Top 100, da cui ci si aspetta finalmente il primato, e quello verso l’album, attesissimo da tutta la scena da più di un anno. Non a caso tre quarti del set si sono concentrati sulle sue nuove produzioni, tra cui il nuovo singolo in uscita venerdì. Fuochi d’artificio hanno illuminato il cielo negli ultimi dieci minuti, chiudendo in pompa magna un festival che anche quest’anno ha riconfermato la sua maestosità. Finito lo show di Garrix, gli ultimi venti minuti hanno reso il Mainstage location di un altro evento eccezionale: Dimitri Vegas & Like Mike si sono esibiti in un vinyl set. Venti minuti di old school psy trance, le cui sonorità non differiscono troppo dalle consuete offerte dai due fratelli belgi, ma che hanno contribuito a rendere ancor più memorabile quest’edizione, celebrando in qualche modo le radici della dance centroeuropea degli anni ’90, l’epoca d’oro dei rave e dei primi festival dove trance, progressive e hardcore erano il suono di riferimento. C’è spazio per il gran finale, con un altro appuntamento classico del TML, un altro dj set in vinile: quello con Sven Vath sul Cocoon stage. Immancabile, inimitabile, leggendario. Unico.

 

 

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The Elixir Of Life
Tomorrowland è un festival su cui diventa ormai difficile spendere parole che non siano già state dette. Un luogo magico per la narrazione e la costruzione dell’evento che l’organizzazione riesce a creare ogni anno, per l’entusiasmo contagioso che porta 180mila persone da tutto il mondo a vivere serenamente e con gioia – pochissime le risse e i piccoli disordini – tre giorni di condivisioni di musica, spazi vitali, emozioni. Un segnale bellissimo in questi tempi non così facili. The Elixir Of Life è il tema di quest’anno, e sembra quanto mai appropriato per descrivere l’effetto che dà stare al TML.
Ma in questo mondo perfetto esiste una spazio per la critica? Esiste. L’EDM non è sicuramente morta, anzi; ma non vive il suo momento di massima originalità. In questo scenario, troppi dj fanno la stessa cosa, soprattutto quando si tratta di prendere in mano un microfono. Se una pecca esiste, è proprio quella di lasciare per troppe ore il Mainstage in balia di set prevedibili e di urla al microfono. Così come l’esperimento Kalkbrenner sembra essere stato accolto bene, altre variazioni potrebbero essere la mossa giusta per il futuro, in modo da creare una direzione più movimentata sul palco principale, in attesa delle grandi superstar.
Una curiosità: i brani più suonati, almeno quelli che abbiamo sentito più spesso, sono stati ‘Faded’ di Alan Walker, declinato in tutte le versioni possibili; ‘Lethal Industry’, un classico di Tiesto del 2001 (nemmeno una grande hit, a dirla tutta, ma certamente una pietra miliare trance e non solo, e quindi un classico in Belgio), spesso citata i molti set su diversi stage; e ‘Freed from desire’ di Gala, produzione italiana del 1996 firmata Molella.

Molti dei set di Tomorrowland sono disponibili in versione integrale sul canale YouTube del festival, o in versione solo audio sulla pagina Soundcloud di EDM Machine. La compilation ufficiale Tomorrowland 2016 è curata è distribuita in Italia da Just Entertainment.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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