Giovedì 21 Novembre 2019
Esclusiva

Siamo tutti edmmari!

Tratto dal magazine in edicola

EDM. Croce e delizia della scena. Il neologismo – inventato per necessità dagli americani che avevano bisogno di brandizzare la nuova ondata rave per trasformarla in un prodotto vendibile ed esportabile – è il centro di ogni discussione. Laddove il neologismo EDM deriva dall’acronimo E.D.M. che significa electronic dance music, è inevitabile. I progressisti hanno abbracciato con entusiasmo il nuovo approccio alla musica dance, sensazionale e sensazionalistico, mentre i conservatori dubitano sul suo effettivo valore storico, confinandolo piuttosto nella dimensione della moda passeggera. Quello che è innegabile è che l’EDM ha rivoluzionato, per sempre, il modo con cui ascoltiamo e ci rapportiamo alla musica da ballo, creando un sistema strutturato e complicato, dove in ballo ci sono anche milioni di dollari, destini e carriere. Ha modificato i parametri, alzato gli standard, trasformato l’arte del dj in un lavoro difficile, nonostante la globalizzazione e la democratizzazione della tecnologia diano l’impressione dell’esatto contrario. Oggi il dj non si può e non si deve limitare a mettere due vinili (o mp3) a tempo, ma deve essere in grado di comporre tracce, canzoni, creare un suono che diventa un immaginario, avere un’immagine credibile ed essere un modello di comportamento per i giovani fan di tutto il mondo. Qualsiasi sia il suo genere musicale. Nei libri di storia si legge delle battaglie dei pionieri affinché la loro arte fosse riconosciuta e non ghettizzata o combattuta dalle istituzioni, che storicamente hanno sempre paragonato la club culture ad un problema e non ad una soluzione. L’EDM è riuscita proprio in questa missione, ad abbattere il muro del pregiudizio mediatico per affrontare con una nuova lunga linfa vitale il decennio. A convincere gli scettici che organizzare un festival in mezzo a dei grattacieli in centro città fosse possibile, che il segretario delle Nazioni Unite potesse essere interessato a benedire il più emblematico raduno di genere come il Tomorrowland, che un dj potesse arrivare ad aprire e chiudere le cerimonie degli Europei di Calcio o di altri eventi mondial-popolari, e via discorrendo. L’elenco delle imprese è lungo e pieno di medaglie.

Laddove il neologismo EDM deriva dall’acronimo E.D.M. che significa electronic dance music, l’EDM non è il male, ma il bene. Ha portato il racconto su un altro piano narrativo mai battuto prima e la produzione artistica e tecnologica su un altro livello al quale si sono allineati, giustamente, anche i colossi dell’underground, creando un bellissimo crossover ideale. Alcuni eccentrici nuovi personaggi, da Dillon Francis a Marshmello, fino al protagonista della nostra cover di maggio Edmmaro, hanno il merito di aver smontato la seriosità su cui si appoggiava la scena. Meno a livello internazionale, tantissimo a livello locale, dove ironizzare, provocare, smontare è ancora utopia. Il giovane Edmmaro è di un’altra generazione. Una generazione, suo malgrado, abituata al confronto anche violento dei social, superficiale in un alcune manifestazioni, svelta e corazzata in altrettante. Una generazione che a livello internazionale è ben inserita nella scena dance, aiutata e spalleggiata da mentori ineccepibili e altruisti, mentre in Italia fatica a trovare il giusto spazio a causa di dinamiche di mercato chiuse e obsolete. Nameless Music Festival ci è piaciuto subito anche per questo. Per aver costruito le fondamenta su un gruppo di giovanissimi talenti italiani. Big room, trap, EDM, G-House, poco importa.

Dall’altra parte della stessa medaglia, la scena underground deve continuare a proteggere un valore nobile che non deve morire. La resistenza rimane un valore è fondamentale. L’assenza di strutture e organizzazione hanno vanificato ogni tentativo ti avvicinamento alla questione. L’EDM in Italia non ha neppure fatto in tempo ad arrivare ed esplodere, se non in alcuni rari casi. Abbiamo preferito rimanere comodamente seduti all’opposizione. Quando la volpe non arriva all’uva dice che è marcia. Fortunatamente tanti giovani ragazzi, sono riusciti a imporsi anche al di fuori dei nostri confini dove le cose vanno decisamente meglio. In casa invece è stata forse persa un’occasione per creare qualcosa di bello, solido e duraturo. Ma non tutto è ancora perduto. La musica in giro è bella ed è tanta. È solo un primo tentativo riuscito a stento.

Laddove il neologismo EDM deriva dall’acronimo E.D.M. che significa electronic dance music, essa non è una colpa, è una possibilità. Un’opportunità di alzare la voce e urlare: “sì, sono edmmaro, e allora? Ho passione, la musica è la mia vita. Quindi sì, sono edmmaro!”. Il pregiudizio verso la nuova musica da ballo è forte e poggia le sue ragioni sulla superficialità del suono. È poco impegnata si dice. E allora? La musica da ballo è nata proprio con questo scopo, liberare le persone dalle oppressioni, dalle discriminazioni. La musica è gioia e divertimento. Il successo dell’EDM si basa proprio su questo concetto. Ha riportato semplicità alla fruizione della musica, liberandola dall’impegno politico ma sfruttando la sua onda d’urto per continuare un processo di civilizzazione e globalizzazione senza precedenti. Sudamerica, India, Italia, Giappone, Australia. Sulla pista da ballo siamo tutti uguali, senza distinzione di razza e credo religioso. I grandi raduni dance moderni esplodono al massimo l’ideale, diventando parate mondiali di uguaglianza, fratellanza, pace e amore. Gli stessi valori della P.L.U.R. la prima ondata rave americana fatta di acidi e sticker colorati. Un retaggio visibile anche adesso tra i colori dell’EDC di Las Vegas, ad esempio, ancora messo in discussione dai media ma accettato dalla società.

Laddove il neologismo EDM deriva dall’acronimo E.D.M. che significa electronic dance music, ne siamo piacevolmente circondati. Domina le classifiche, vende, fa vendere. L’EDM è uno dei fenomeni di massa più importanti degli ultimi vent’anni. Un fenomeno musicale che per impegno, passione e dedizione ricorda gli anni della controcultura. Un fenomeno sociale che ha avuto un impatto devastante sulle nuove generazioni. Un fenomeno commerciale paragonabile all’età d’oro del pop degli anni novanta. I deejay sono le nuove rockstar. I loro dischi sono in cima a tutte classifiche e i loro dischi vendono milioni di copie. Si esibiscono in spettacoli da tutto esaurito in tour a sei zeri negli stadi e nelle arene di tutto il mondo. Sono in prima pagina sui magazine di costume e anche nelle riviste di gossip. Firmano linee d’abbigliamento e sono corteggiati come testimonial di campagne pubblicitarie. Compaiono in serie televisive e film. Alcuni di questi hanno iniziato a raccontarne le gesta. La partecipazione attiva, fisica e affettiva nella musica non è mai stata così imponente come nel caso dell’EDM.

Laddove il neologismo EDM deriva dall’acronimo E.D.M. che significa electronic dance music è chiaro che siamo tutti edmmari. Ormai non si può tornare indietro. Fatevene una ragione e mettetevi l’animo in pace.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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