Mercoledì 23 Gennaio 2019
Costume e Società

È tutto sbagliato

E non solo colpa dello spray al peperoncino...

Nella notte tra venerdì 7 e sabato 8 dicembre, 5 minorenni e una mamma di 39 anni hanno perso la vita mentre, all’una di notte, stavano aspettando il dj set del rapper Sfera Ebbasta, schiacciati dalla folla che tentava di scappare intossicata dall’utilizzo di uno spray urticante in una discoteca la cui capienza massima è di 871 persone ma che per l’evento in questione – che si svolgeva nella sola sala principale da 470 posti – aveva venduto in prevendita 1.400 biglietti (dato aggiornato ieri, domenica, dal comandante provinciale dei carabinieri di Ancona colonnello Cristian Carrozza, che al Corriere.it ha precisato: “sono 680 i biglietti venduti e quasi 500 quelli staccati” nda). I feriti sono oltre cento, alcuni di loro sono in coma farmacologico. Tralasciando l’aspetto artistico che è un puro fatto formale (ma che comunque meriterebbe una grande riflessione a parte), non c’è un solo periodo corretto nella sostanza. È semplicemente tutto sbagliato. E non è colpa solo dello spray al peperoncino. Secondo le prima ricostruzioni, la tragedia di Corinaldo sarebbe stata provocata dal crollo di una balaustra collocata fuori da un’uscita di emergenza dalla quale la folla cercava, invano, di scappare.

Foto: Repubblica.it

La pratica dello spray al peperoncino è purtroppo assai diffusa al di fuori del suo utilizzo convenzionale che dovrebbe riguardare l’autodifesa. Queste bombolette, facilmente reperibili in farmacia e al supermercato, sono usate da bande specializzate in spazi affollati per creare il panico, intossicare e, nella confusione, rubare collane, borse, giacche e cellulari. Poi la situazione è degenerata in una squallida roulette russa che ha avuto il suo epilogo alla Lanterna Azzurra. Quella che è possibile acquistare con pochi euro è diventata, senza mezzi termini, un’arma di distruzione di massa. Chiunque utilizzi lo spray urticante al di fuori del suo uso tradizionale è un maledetto pazzo criminale che merita di essere perseguito per tentata strage. Allo stesso modo però occorre ampliare il ragionamento e sottolineare come tale pratica abbia trovato terreno fertile in un mondo, quello dei locali notturni italiani, a dir poco obsoleto nelle strutture e nell’organizzazione generale. La legge italiana di pubblica sicurezza fu emanata con il R.D. 6 novembre 1926 n. 1848, e il suo testo unico venne approvato con regio decreto 18 giugno 1931 n. 773. Cioè quando le discoteche ancora non esistevano. È il Testo Unico delle Leggi del Pubblico Spettacolo abbreviato in TULPS che ha stabilito le norme alle quali organizzatori e autorità competenti fanno riferimento per regolamentare gli propri eventi. Il testo viene aggiornato con varie normative che però tendono sempre a rincorrere la problematica invece che anticiparla. Prima ci scappa il morto, poi scrivo la norma.

Il famigerato spray al peperoncino è stato il protagonista indiscusso del weekend. Soprattutto sul web. Un articolo di Repubblica.it ne riassume la storia italiana ed europea: lo spray urticante, o spray al peperoncino come viene anche definito, è nato in Germania. Serviva per allontanare i cani che attaccavano i postini nelle campagne. In Italia l’unico obbligo per comprarlo è quello di avere più di 16 anni. In Belgio, Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda, Islanda, Norvegia, Olanda e Ungheria è considerato un’arma e il trasporto è consentito esclusivamente alla polizia. In Finlandia e Svezia è paragonato ad armi da fuoco. In Germania gli spray per la difesa dagli animali sono legali e utilizzabili da chiunque, non essendo considerati armi. Altri spray invece, essendo classificati come armi, sono proibiti. In Australia, India, Israele, Lettonia, Polonia, Russia, Slovacchia, Spagna, e Sud Africa gli spray si possono portare per autodifesa. Negli Usa, infine, ogni Stato ne regolamenta in modo autonomo l’uso. Insomma, paese che vai legislazione che trovi. Sicuramente, a causa della recidività del problema, la vendita libera e leggera dello spray urticante dovrebbe essere quantomeno ripensata. Il dibattito è intenso e acceso. Il divieto e il sequestro delle bombolette di spray al peperoncino all’ingresso di un in locale notturno si scontra con i limiti formali e burocratici delle perquisizioni.

La tragedia di Corinaldo ha scosso in modo particolare tutti quei genitori di figli coetanei alle vittime e ai presenti in discoteca. Praticamente tutti i 14-16 enni d’Italia conoscono Sfera Ebbasta e così anche i loro genitori. “Cosa ci fanno tuti quei minorenni all’una di notte accalcati in una discoteca?” si legge in tantissimi leciti sfoghi su Facebook. La risposta ce la fornisce Maurizio Pasca, Presidente Nazionale del SILB: Associazione Italiana Locali da Ballo: “non esiste una legge che regolamenta l’età di ingresso in discoteca. Nelle licenze che vengono rilasciate l’età minima per accedere in una discoteca viene inserita a discrezionalità del Sindaco. Teoricamente quindi non c’è nessun limite”. Il vero problema semmai riguarda la somministrazione di alcolici, quella sì, assolutamente vietata sotto i 18 anni. Negli Stati Uniti mettono un braccialetto a tutti i maggiorenni. In Italia spesso non si fa distinzione. Male che vada c’è comunque l’amico maggiorenne che te la compra. “Erano tutti ubriachi”. Lo ha detto Paolo, il marito di Eleonora Girolimini, la donna di 39 anni morta nella calca per salvare una delle quattro figlie, fan sfegatata di Sfera. Aveva solo 11 anni. “Quel concerto doveva iniziare alle 22, invece non iniziava”, aggiunge il marito. Il giallo dell’orario della serata di Ancona si aggiunge alla lista delle problematiche e degli interrogativi. “Mentre il locale marchigiano era pieno di ragazzini in attesa del loro idolo, Sfera Ebbasta era sul palco dell’Altromondo di Rimini”, scrive il Corriere.it che aggiunge: “sui biglietti della serata è scritto che l’evento è previsto per le 22 del 7 dicembre Si scopre soltanto il giorno dopo che fino a mezzanotte e mezza era a Rimini e soltanto al termine di quell’evento sarebbe partito verso Ancona. Ciò vuol dire che la «comparsata» a Corinaldo non sarebbe cominciata prima delle 2 di notte”. Genitori incoscienti i genitori ingannati?

È chiaro che la vicenda ha assunto contorni che vanno ben oltre il gas urticante. Lo spray al peperoncino è diventato un deodorante al contrario. Invece di eliminare gli odori ne ha triplicato gli effetti. Tutto puzza. A tutti i livelli. Non c’è stato nessun tipo di controllo preventivo ed effettivo da parte di chi, avrebbe dovuto garantire che l’evento si potesse svolgere nelle migliori delle condizioni possibili. Secondo le prime testimonianze il locale era sovraffollato. I numeri sono confusi. Le perizie ci diranno la verità. Se così fosse, ammassare gente in quel modo all’interno di un locale – “per guadagnare di più”, tuona il web – è un atto criminale tanto quanto lo spruzzo dello spray urticante. Sono entrambi gravissimi reati da perseguire con severità, alla stessa maniera e sullo stesso piano. Il problema del sovraffollamento non è più importante dello spray peperoncino. Lo spray al peperoncino non è più importante del sovraffollamento. Sono concause. La sicurezza in generale dovrebbe venire prima di tutto ma invece è vista con sospetto, superficialità e improvvisazione. Nel weekend mi sono confrontato con decine di addetti ai lavori (forze dell’ordine comprese) che mi hanno fornito versioni differenti sullo stesso tema che invece dovrebbero essere chiare, precise, dirette e soprattutto uguali per tutti.

In attesa che la magistratura faccia il suo corso non mi resta che portare la mia esperienza personale. Ho avuto la fortuna di partecipare a decine di eventi danzanti in territorio straniero. Gli Stati Uniti ad esempio sono maestri nella gestione della sicurezza. Sulla capienza, sull’ingresso e sulla somministrazione di alcolici non scherzano. Le regole ferree sono stabilite prima della messa in vendita dei biglietti in base alla tipologia dell’evento. Lo scorso anno a New York mi sono trovato di fronte ad evento annullato all’ultimo minuto dai promoter perché i vigili del fuoco non erano sicuri di poter gestire la folla che si trovava in coda pronta ad entrare. Avevano fatto male i conti. Hanno controllato prima che l’evento (pomeridiano) avesse inizio e lo hanno trasferito in un’altra location qualche ora dopo. Fantascienza.

La tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo mette ancora una volta opinione pubblica e addetti ai lavori di fronte a una serie di problemi serissimi e gravissimi. È tutto sbagliato. Non ha funzionato niente. Non giriamoci intorno. Arrivano i messaggi su WhatsApp. “È colpa dello spray: vietiamolo!”. “È colpa del locale. Chiudiamolo!”. “È colpa degli organizzatori: arrestiamoli!”. “È colpa di chi non ha controllato e vegliato! Vergogna!”. Confusione e ambiguità sulle leggi, scarsa comunicazione, burocrazia lenta e macchinosa ma anche approssimazione e superficialità. Sono queste le cause che insieme hanno provocato una disastro. Istituzioni e mondo della notte non sono mai state così lontane. Anche se è opportuno – ripeto – attendere l’esito delle indagini, nello sconforto generale già arrivano le sentenze: “la balaustra che ha ceduto era vecchia, non a norma e ricoperta di ruggine” scrive un lettore. Non fatico a crederci ma mi chiedo: chi doveva controllare allora dove stava? Qualcuno avrà pur dato i permessi affinché quel locale potesse aprire e ospitare una serata del genere. Quando, su queste pagine, abbiamo cercato di portare avanti piccole battaglie sulla cultura del clubbing, sulla cura del comfort del cliente e del locale stesso, parlando del mal funzionamento di impianti audio e luci, di guardaroba trasformati in trappole, di club paragonati agli Stadi di Serie A e cioè vecchi e logori, sembrava sempre di parlare di qualcosa di alieno, di innominabile, di temi che è meglio non sollevare. Invece devono essere una priorità. La storia che i locali che non riescono a sostenere costi spese tasse quindi devono ricorrere ad espedienti borderline per sopravvivere non può e non deve andare avanti. Accusare la notte è ipocrita ma la notte non sembra far nulla per dimostrare di essere un posto sicuro. Non mancano le eccellenze. Ne abbiamo raccontato le gesta ma sono sempre poche. Puntare il dito contro la trap è vergognoso ma finché anche una testata credibile come Sky TG24 invita Dj Aniceto a commentare le vicende non andiamo da nessuna parte. È ora di mettere fine alla mediocrità. Il mondo della notte deve (ri)fondarsi su professionisti del settore in grado di garantire autorevolezza e credibilità. Ma gli addetti ai lavori non sono gli unici ad avere obblighi morali e professionali. Le istituzioni devono assolutamente iniziare a trattare il mondo della notte e la sua musica come una forma di intrattenimento culturale riconosciuta. Gli stessi attori protagonisti devono impegnarsi a coltivare una sensibilità umana oltre che artistica anche se si tratta di mettere il buon senso prima del denaro. Un errore di valutazione c’è sicuramente stato. Mi rivolgo a quegli artisti, management e promoter che speculano sfruttando il successo. Sui biglietti c’è il vostro faccione cacchio…!

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Soltanto ragionando ad un livello più complesso possiamo risolvere i problemi che non dipendono solo da una spruzzata di gas urticante, ma che hanno radici più profonde che riguardano il senso civico. È un fatto culturale. È necessario che i locali notturni siano trattati e curati da proprietari e gestori coadiuvati dalle istituzioni come se fossero musei. Le istituzioni devono tutelare e premiare chi lavora bene e punire severamente chi non adempie ai propri obblighi facendo fare una brutta figura a tutto il settore. Perché è altresì sbagliato fare di tutta l’erba un fascio e pensare a tutti locali di intrattenimento notturno come causa del problema. Spesso sono vittime di un sistema viziato in tutti i suoi ingranaggi. La musica piange. I media parlano di discoteche solo quando ci scappa il morto. La polizia indaga. Politici e familiari chiedono giustizia. Se è vero che ogni epoca ha avuto la sua generazione perduta allora bisogna saper costruire deterrenti per evitare i danni.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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