Martedì 18 Giugno 2019
Interviste

TY1 alla conquista del dancefloor

 

Tayone è un nome decisamente noto al pubblico del rap: turntablist dal talento cristallino, grande entertainer ai piatti, produttore e beatmaker di assoluto rilievo. Ma non finisce qui. Tayone nasconde una vena elettronica e dance, e ha deciso di svelarla con il suo nuovo album “Hardship”, a nome TY1. Gli ho chiesto un po’ di cose a riguardo.

 

Inizio a bruciapelo: parlami di “Hardship”, di che disco è, delle motivazione che ti hannno spinto a produrre un disco elettronico.

Come dj suono tutto, da sempre, ma soprattutto musica elettronica e dance, roba che faccia ballare le persone che ho davanti. Ne faccio una questione di suono più che di bpm. Perciò nel mio album non c’è un suono asettico, c’è invece tanto groove, c’è il funk ma c’è anche l’electro di derivazione Daft Punk, Moroder. Non è un suono “happy”, sono piuttosto scuro, questo mi caratterizza da sempre. Tra i miei preferiti c’è Gesaffelstein, per dire, che potrebbe essere un produttore di colonne sonore per i film horror.

 

Lui forse ha fatto il passaggio inverso, rispetto a te, dalla techno è andato in direzione hip hop, ha prodotto “Yeezy” di Kanye West.

Lui e Brodinski sono infatti due artisti che stimo molto per questo eclettismo assolutamente credibile. L’album di Brodinski è andato a sua volta verso l’hip hop.

 

 

Perchè ti sei lanciato in un disco di musica elettronica? Tu hai una grande reputazione nel mondo rap come dj e produttore, era logico pensare che ti muovessi in quel mondo.

Molti mi conoscono dal 1997, quando come turntablist vinsi l’ITF, e da lì con il mio percorso nello scratch insieme a Zero Stress, OTR, Alien Army. E negli anni più recenti per Videomind, Marracash, le collaborazioni con Clementino. Ma in realtà dal ’92 suonavo techno, dance, i miei riferimenti erano Prezioso, Lory D, Francesco Zappalà. Avevano inventato uno stile: a San Francisco si scratchava sull’electro, in Italia sulla techno. E anche come produttore non ho fatto tutte queste cose hip hop, mi sono sempre spinto anche in territori elettronici e dance.

 

Perchè in Italia, nonostante tutto il retaggio di cui anche tu hai parlato, la dance e l’hip hop non sono così assimilati?

Perchè noi arriviamo sempre un po’ in ritardo su tutto, pensa a Skrillex o Diplo, a A-Trak. Nelle mie serate cerco di sbattermene, rischiando le critiche, passo da Clementino a Boys Noize, il mio obiettivo è divertirmi e divertire il pubblico. E devo dire che la risposta è buona.

 

TY1 cover

 

Potremmo essere avanti e invece rincorriamo: prima che tutto questo clash fosse sdoganato dall’America, nel 2006 in Italia veniva prodotta una cosa come Crookers Mixtape che era già da quelle parti…

Esatto, poi le occasioni non vengono colte e gli altri ci sorpassano a destra.

 

So che è una domanda stupida, ma mi piace chiedere agli artisti quali sono i pezzi preferiti dei loro album. Quali sono i tuoi in “Hardship”?

Naturalmente sono affezionato a tutto il disco, poi essendo materiale nuovo non si ha ancora il tempo di prenderne la giusta distanza storica.  Di sicuro sono molto legato a “Mysterious Ways” insieme a Johnny Favourite – che poi si capisce abbastanza facilmente essere Neffa -, a “Something new” con Andrea D’Alessio, a “Detox” con Eamon, e alla title track “Hardship” perchè rappresenta bene tutto l’album.

 

Come porterai in giro l’album? Dj set o live?
Ci saranno entrambe le situazioni. I miei dj set come sempre in giro per l’Italia, e poi una versione live con Jack e Marco Parisi, musicisti talentuosi con cui dividerò il palco. Avendo molti featuring di cantanti, non sarà possibile averli live, ma in qualche occasione sicuramente ci sarà modo di portarli on stage.

 

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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