Lunedì 30 Marzo 2020
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Saltano Ultra a Miami e Tomorrowland Winter. Quali sono gli effetti su scala globale?

In un clima di forte preoccupazione, lo scenario cambia continuamente, e cambierà drasticamente nei prossimi mesi. Cosa sta succedendo?

Con una notizia trapelata dal Miami Herald, e prontamente ripresa da tutti i siti di informazione musicale del mondo, Ultra Music Festival ha deciso di spostare “a data da definirsi” l’edizione 2020. L’annuncio ufficiale con i dettagli dovrebbe arrivare domani. In pratica, una cancellazione annunciata in modo soffice. Un durissimo colpo, che arriva pochissime ore dopo l’annuncio dello stop all’edizione inaugurale del festival ad Abu Dhabi. È di poco fa invece la notizia di un’altra cancellazione eccellente, quella di Tomorrowland Winter. La causa è sempre la stessa: i rischi legati al Coronavirus. È chiaro che ora la situazione cambia decisamente prospettiva, soprattutto pensando ai prossimi mesi. È il momento di fare qualche riflessione su quanto sta accadendo, nonostante non sia facile decifrare le notizie che si susseguono di ora in ora. Ma possiamo provarci.

Effetto Domino
Una prima, inevitabile, preoccupante considerazione è quella che riguarda l’ipotesi di una cascata di cancellazioni sulle serate e sui festival primaverili ed estivi. Ultra è un colosso planetario, se saltano due eventi di un gigante come questo, è facile prevedere che la situazione generale sia quella di ansia e preoccupazione diffuse tra i grandi player del settore. I quali, immaginiamo, si sentono e si confrontano tra loro, nonostante la concorrenza. Anche perché vanno in qualche modo sancite delle regole comuni da applicarsi nei confronti delle norme e delle misure applicate dai vari Paesi rispetto all’emergenza Coronavirus. Il fatto è che quando salta uno, gli altri si sentono meno “in colpa” a farlo. Soprattutto se per primo lo fa un nome così importante. Si tratta di opinion leadership: se io sono un festival e sto pensando di cancellare, mi faccio un sacco di scrupoli, anche solo per ragioni di immagine, ma se per primo lo fa uno importante e pesante come Ultra, mi faccio meno problemi. Non è più così grave, improvvisamente. Ed è un effetto che dobbiamo aspettarci, perché tra restrizioni obbligatorie dettate dall’emergenza e questione di opportunità e d’immagine, più di un festival seguirà la scia dei due annunci di Ultra e TML.

 

Gestione dell’emergenza
Altri festival, in realtà quasi tutti, sono poi alle prese con il grande interrogativo delle richieste di rimborsi e cancellazioni da parte di chi ha già in mano un biglietto ma ha paura e non vuole rischiare di restare bloccato in qualche aeroporto o confinato in quarantene varie. C’è molta confusione sotto il cielo, ogni Paese ha le sue disposizioni in merito ai voli e ai trasporti provenienti da altri Paesi. E sono disposizioni in continuo cambiamento, quindi partendo da un aeroporto non si è sicuri di poter arrivare a destinazione senza problemi. A questo punto, è ragionevole pensare di non correre rischi e di perdere soldi in voli e hotel, restando a casa e cercando di farsi rimborsare il biglietto prenotato con largo anticipo. Il festival di Glastonbury, probabilmente il più grande e importante del mondo, va sold out in pochi minuti prima ancora di annunciare la line up, tanto che per avere i biglietti ci si iscrive sperando poi di essere estratti. Eppure, come riporta il sito della rivista NME, anche Glasto è in difficoltà di fronte all’emergenza, tra disdette e cancellazioni. SXSW ad Austin, in Texas, rilascia comunicati rassicuranti, ma sponsor e partner importanti, da Netflix ad Amazon, stanno cancellando le proprie partecipazioni e i propri panel. Va poi sottolineato come tutti gli organizzatori debbano in ogni caso sottostare alle misure di sicurezza nazionali, e quindi al netto delle proprie politiche aziendali ci sia un tetto contro il quali scontrarsi. La sensazione è quella di un allarme diffuso molto più che nelle scorse settimane. Se l’Italia è stato il primo Paese a porre dei seri paletti alla vita pubblica e agli eventi di massa, con tutti i problemi e le preoccupazioni a ricaduta su sentimento comune e nel dettaglio sull’economia del settore, ora lo scenario internazionale sembra allinearsi ai timori che abbiamo vissuto un paio di settimane fa. Senza contare che, con ogni probabilità, i prossimi due mesi saranno i più critici a livello globale, per diffusione del virus e misure cautelative, e questo andrà a pesare sulla stagione estiva: festival, Ibiza, località di vacanza, eventi speciali. Una proiezione tutt’altro che rassicurante.

Una questione d’immagine
Un aspetto assolutamente non secondario, e tra le righe l’abbiamo accennato, è quello dei danni d’immagine. I grandi festival hanno un’economia molto fragile, legata ai biglietti venduti, agli sponsor, ai calcoli fatti mesi prima degli event. Ma hanno anche assicurazioni, liquidità, anticipi, casse, insomma una certa quantità di denaro che possiamo definire “fieno in cascina”. Se sono festival attivi da anni e in attivo da anni. Se invece si tratta di realtà giovani, beh, il problema finanziario ed economico è molto più evidente. Il margine per restare in piedi è ridotto. Ma in qualsiasi caso, prima di cancellare una grande – ma anche piccola, ma anche media – manifestazione, ci sono tanti altri fattori da valutare: ripagare i lavoratori – o licenziarli, o disdire i contratti di appalto esternalizzati -, mettere in conto rimborsi e spese varie che non rientrano e sono una voce di forte passività, e soprattutto il danno d’immagine: quando un festival viene cancellato, o anche soltanto spostato, genera immediatamente un sentimento negativo nel pubblico. Questo tipo di danno ha un impatto fortissimo. Ci vogliono anni per costruire un’immagine vincente, cool, desiderabile. Distruggerla è quesitone di un attimo, e quando non si è più percepiti come fighi, è davvero dura. Quindi se i grandi player stanno ammettendo delle difficoltà in pubblico, significa che la situazione è davvero seria.

 

Due piccioni con una fava
C’è un’altra considerazione da fare, che spesso resta un po’ tra le righe: chi andava male, chi non stava vendendo biglietti, ha la possibilità di cancellare un evento, un concerto, una serata, un festival uscendone bene, proprio a livello di immagine, dando la colpa all’emergenza sanitaria. Questo mondo dominato dall’immagine cool di cui dicevamo poco fa ci ha spesso sorpresi con fallimenti e crash clamorosi, di realtà che tutti consiederavano solide ma che gli insider sapevano essere in grande difficioltà. I rischi sono alti e le economie davvero fragili. Se nei prossimi due mesi molti si tireranno indietro issando bandiera bianca, sappiate che più di uno sta solo approfittando della situazione.

Cosa fare non lo sappiamo, la situazione è caotica e noi abbiamo il dovere di raccontare questo mondo nel miglior modo possibile, con passione e con cura di essere sempre e prima di tutto attendibili, non solo i primi a sparare le bombe. Cercheremo di aggiornarvi su tutto, di approfondire ciò che sta succedendo in questo periodo strano, anomalo, che sicuramente cambierà e riconfigurerà tutto il settore e la filiera per i prossimi due anni almeno. Chissà che restare blindati in casa non stimoli qualcosa di inedito, di nuovo, nei format e nei movimenti artistici. Questo è il bicchiere mezzo pieno, per ora. Magari sarà il seme di qualcosa che sboccerà in modo nuovo, mai visto. La storia ci insegna anche questo.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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