Sabato 23 Ottobre 2021
Costume e Società

Siamo un Paese di sfigati dove Martin Garrix plagia i Pinguini Tattici Nucleari

Martin Garrix e gli U2 di 'We Are The People' sono accusati da una parte della fanbase dei Pinguini Tattici Nucleari di aver plagiato la loro 'Ringo Starr'. Fa ridere, ma...

Ieri mattina mi è saltato all’occhio un titolo piuttosto ricorrente tra i quotidiani italiani riguardante ‘We Are The People’, l’inno ufficiale di Euro2020 realizzato da Martin Garrix feat. Bono e The Edge degli U2. L’accusa, partita a quanto pare dai fan della band italiana dei Pinguini Tattici Nucleari, è piuttosto grave: Martin Garrix e gli U2 avrebbero plagiato ‘Ringo Starr’, singolo dei Pinguini Tattici Nucleari uscito a febbraio 2020 e portato nella scorsa edizione di Sanremo.

Specifichiamo meglio: il dj producer di fama mondiale Martin Garrix e Bono della leggendaria band degli U2, avrebbero copiato il riff di chitarra dei Pinguini Tattici Nucleari di Riccardo Zanotti. La polemica è rimbalzata anche su vari blog di musica e Zanotti senza ulteriori osservazioni (anche perchè immaginiamo la poca voglia di alimentare la teoria) ha twittato “chiamatemi l’Albano di Albino, riferendosi ironicamente alla nota disputa tra Al Bano e Michael Jackson nel 1992, relativa al plagio di ‘I Cigni di Balaka’ di Al Bano in ‘Will You Be There’ di Jackson. Partendo dal presupposto che in più interviste Martin Garrix ha specificato che il pezzo fosse già finito a ottobre 2019 (stesso mese in cui lo abbiamo ascoltato in anteprima ad Amsterdam dove il dj ha annunciato la sua speciale collaborazione per gli Europei di Calcio con tanto di coppa sul palco), anche solo ipotizzare che una formazione di questo calibro abbia avuto bisogno di guardare alla scena pop italiana per trovare il riff perfetto per una hit mondiale fa ridere ma fa anche riflettere. Non certo sull’accusa di plagio, né sullo squilibrio di forze e di fama in campo, ma sul fatto che anno dopo anno, polemica dopo polemica, flame dopo flame, mi sembra sempre più palese che in fondo possiamo fare tutta la cultura che ci pare, ma rimaniamo un Paese di sfigati.

“Sfigati” in un senso specifico del termine e lontano da qualsiasi concezione “bullistica” della parola: sono quelli che non ce l’hanno fatta, ma la colpa ovviamente non è loro. Questione di sfiga, mica altro. Non mi riferisco alla totalità degli italiani, sia chiaro, ma ad una fetta grossa e – purtroppo – molto rumorosa. Quella che si prende la briga di commentare in caps lock di martedì alle 11 di mattina, in ufficio, sotto i post dei quotidiani, no? Quelli della polemica del CDJ spento, avete presente? Quelli che fanno l’analisi logica e grammaticale ai testi della trap, i giudici supremi della Corte dei Social, i rappresentanti mondiali dell’Effetto Dunning-Kruger, quelli del “mi dispiace ma devo dirlo” (e no, non dovevi dirlo), quelli che l’avrebbero saputo fare meglio ma inevitabilmente, ineluttabilmente, sistematicamente non l’hanno fatto. Sarà un caso che solo su Wikipedia Italia fino a qualche tempo fa si riportava che Martin Garrix fosse il nipote del founder della Spinnin’ Records, l’etichetta che lo ha lanciato anni fa sotto gli occhi del mondo? Questo genere di dietrologia è probabilmente condizionata da un sistema con cui noi italiani siamo abituati a scontrarci, tra nepotismi, scorciatoie e favoritismi distanti anni luce dalla meritocrazia, al punto che tendiamo a rivederlo anche dove, per fortuna, non c’è. Questa cultura del sospetto non nasce certo dal nulla, sia chiaro, è un effetto a catena e viene da molto lontano. È un retaggio culturale ormai insito, troppo spesso, in noi.

Concentriamoci piuttosto su ciò che simbolicamente rappresentano le opening ceremony di Marshmello per la finale di Champions League 2021 e di Garrix agli Europei per la scena dance globale – e la crisi nera che sta attraversando in questo difficile biennio – piuttosto che alimentare il livore del successo altrui. Mettiamo fine a questo complesso di inferiorità che va da una tristemente ampia fetta di pubblico alla stampa di “settore”, obbligatoriamente tra virgolette finchè chi scrive di argomenti che non conosce non possiede l’onestà intellettuale di aprire perlomeno Wikipedia e ci rovina le mattinate con “la scena del drill rappresentata da Salmo e Nitro”, citando per esempio un recentissimo servizio del TG1, capolavoro del giornalismo. D’altronde Elon Musk è fortunato, Bill Gates vuole ucciderci tutti, Damiano dei Maneskin dà una botta in diretta mondiale, gli U2 plagiano i Pinguini Tattici Nucleari. Che poi, diciamocela tutta, da qualche parte in Italia c’è sicuramente un cugino di qualcuno che quel riff lo sa fare meglio.

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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