Lunedì 14 Ottobre 2019
Interviste

Underground Resistance: intervista alle leggende

Durante il Sónar abbiamo avuto l’onore di intervistare i ragazzi di Underground Resistance dopo la loro nuova performance dal vivo.
Timeline, riprende ed amplifica il concetto di “Hi-Tech Jazz” sviluppato nel precedente progetto live di UR, Galaxy 2 Galaxy, affiancando agli ex membri dei Galaxy, Jon Dixon e De’Sean Jones, il dj e produttore Mark Flash. Il tutto è sapientemente coordinato dal padre fondatore di Underground Resistance Mike Banks, figura leggendaria che con Jeff Mills e Robert Hood fondò l’etichetta ed il movimento nel 1990. Abbiamo parlato con loro di quello che è stata la loro storia e di quelli che sono i loro progetti per il futuro, ed ecco cosa ci hanno raccontato:


Buongiorno ragazzi, iniziamo parlando del vostro nuovo spettacolo dal vivo Timeline; conosciamo molto bene la vostra storia e il percorso che avete intrapreso dalle origini fino ad ora. Parlateci di Timeline, quali sono gli obiettivi di questa nuova avventura?

Timeline riprende, sviluppa e mira ad amplificare il concetto di “Hi-Tech Jazz” nato molti anni fa con i Galaxy 2 Galaxy. All’epoca ci piaceva l’idea di proporre dal vivo la musica techno di Detroit e suonare le parti strumentali direttamente sul palco con tastiere e sassofoni. Quello che non sapevamo, e di cui abbiamo preso consapevolezza nel tempo, è che suonando questi strumenti uniti ad una base techno-elettronica il risultato fosse molto più jazz di quello che appariva in studio. Da qui abbiamo deciso di sviluppare ancora di più questo aspetto. Detroit è una città che da sempre è stata condizionata musicalmente da moltissimi movimenti, e dentro di noi avevamo assorbito negli anni tutto quello che ci era stato proposto fin da quando eravamo piccoli. È stato un ritorno alla musica strumentale e soprattutto al Jazz, genere che abbiamo deciso di riprendere e riproporre con Timeline.

Quindi l’obiettivo di Timeline è quello di ricominciare a fare musica stumentale?

Si, in tutto e per tutto. Ormai è troppo comune leggere sui programmi dei festival o dei club la parola “live“. Ma cos’è il live? Non crediamo che si possa limitare solamente a proporre degli spezzoni pre-registrati in studio andando sul palco a premere il tasto “play”. Questo non è un live, stai solo facendo ascoltare qualcosa. Quello che noi intendiamo per live è prendere uno strumento e suonare la musica, metterci assieme, provare e riprovare, regalare delle emozioni attraverso un’esibizione fatta in quel momento. Sta tutto nella creazione. Noi (e il pubblico) sappiamo che quello che stiamo suonando è un qualcosa di originale che non potremmo ripetere esattamente uguale nella prossima performance. Il significato di Timeline è proprio questo: ritornare a fare musica e a farla con le nostre mani.

E dei Galaxy 2 Galaxy cosa ci dite? Riusciremo a riascoltarli dal vivo?

Forse, se ci sarà uno speciale allineamento dei pianeti allora magari ritorneranno i Galaxy 2 Galaxy. Per ora tutti i nostri sforzi si concentrano su Timeline. L’ultima esibizione fatta con i Galaxy fu nel 2012, e per il momento rimarrà l’ultima, ma non possiamo affermare con certezza che in un futuro non li potremo rivedere sul palco.

A proposito di Timeline e di Underground Resistance: ci dobbiamo aspettare qualche nuovo EP o LP nei prossimi mesi?

Sicuramente! Abbiamo moltissima nuova musica pronta per essere pubblicata. Abbiamo un sacco di EP house e la musica di Timeline da stampare. Il futuro sarà davvero pieno di novità.

E ditemi, come la selezionate questa musica? Vi arrivano le demo oppure coltivate i nuovi talenti in casa?

Ci arrivano un sacco di demo, ed alcune sono veramente interessanti. Il problema è che anche quelle che risultano tecnicamente buone mancano di quello che è lo spirito di Underground Resistance. È difficile trovare della musica che sia in linea con tutto quello che rappresenta la nostra storia. Abbiamo però alcuni ragazzi che si stanno unendo a noi, e li stiamo mettendo in contatto con quello che è il significato di Underground Resistance. Negli ultimi tempi lavoriamo soprattutto sulla fase strumentale, facendo suonare ai più giovani gli strumenti che conoscono e sviluppiamo molto di più il loro potenziale come musicisti. Tutti noi prima di essere dei dj eravamo musicisti, e come tali dentro di noi abbiamo quello che la musica e la città ci hanno dato. La musica live è un bisogno che  sentiamo nell’anima, per questo ora puntiamo soprattutto sulle performance dal vivo.

Per quanto riguarda la vostra storia: sappiamo tutti che Underground Resistance nasce come un progetto rigorosamente techno e, se vogliamo, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 era un movimento a tratti politico. Qual è oggi lo stato della techno, a Detroit e all’interno di Underground Resistance? Abbiamo parlato di Jazz e del ritorno alla musica strumentale ma quello che vorremmo sapere è che fine ha fatto la techno, e tutto quello a cui era legata?

Beh, non lo definiremmo come politico. Non abbiamo mai voluto che lo fosse, anche se di fatto lo si potrebbe vedere in questo modo. Quello che ti chiediamo noi è: se a 18 o 20 anni sei nero in una città che ti odia, e fondamentalmente devi pensare a sopravvivere senza farti ammazzare o andare in galera tu cosa faresti? All’epoca quello che siamo riusciti a fare assieme a gente come Carl Craig, Robert Hood e lo stesso Jeff (Mills), fu creare un qualcosa che ci desse la possibilità di esprimerci. Ogni volta che Carl o Robert suonano davanti a migliaia di persone, in Europa o nel resto del mondo, dobbiamo pensare che questi ragazzi vengono da una situazione molto difficile e ce l’hanno fatta. Lo stesso vale per noi: siamo orgogliosi di poter dimostrare davanti a tutto il mondo che abbiamo creato qualcosa di positivo. Quella era la techno di Detroit, una musica che ci ha permesso di uscire dalla difficoltà e di farci conoscere. Non abbiamo più bisogno di lottare anzi, abbiamo bisogno di staccarci da questo concetto. Non viviamo più negli anni ’90, è tutto finito ormai. Quello che è stato ce lo porteremo dentro ma non possiamo fermarci, la società cambia, noi cambiamo e di conseguenza anche la nostra musica cambia. Non ci sarebbe nessuna crescita a livello artistico e soprattutto personale. Se fossimo ancora in quell’epoca non ci sarebbero foto, non ci sarebbero esibizioni a volto scoperto, interviste o live nei grandi palcoscenici. Adesso però siamo nel 2016, i tempi sono cambiati e noi con loro. Abbiamo convertito tutto in energia positiva. Non avremmo mai pensato di essere qui con te, a Barcellona, a suonare in uno degli eventi più importanti del mondo. Per noi questo dice tutto, non abbiamo più nulla da dover dimostrare.

Vi lasciamo con la musica di Timeline registrata l’anno scorso per Boiler Room.

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