Venerdì 15 Novembre 2019
Festival

Gli Underworld ad Amsterdam hanno dato una lezione di live

Karl Hyde e Rick Smith hanno portato in scena uno spettacolo che dà ancora parecchi punti a moltissimi live dei grandi producer della scena attuale

Sfortunatamente, la settimana scorsa non ero all’Amsterdam Dance Event. Fortunatamente, il sito dell’ADE ha provveduto a una serie di dirette streaming di alcuni tra gli show più significativi tra quelli che hanno costellato la città. Tra questi, uno attesissimo e dal peso specifico enorme era il concerto degli Underworld in diretta dal Rijksmuseum. Uno dei luoghi simbolo di Amsterdam, uno dei musei più importanti del mondo. Karl Hyde e Rick Smith hanno suonato per quasi due ore portando in scena il loro classico spettacolo dove le macchine e gli strumenti sono la rampa di lancio per le iperboli di Hyde, uno dei frontman più esuberanti di sempre. Esagerato. Una carica di energia.

Questi due (per i primi dieci anni di carriera affiancati da Darren Emerson, prima che abbandonasse per la carriera solista) hanno scritto pagine importantissime della storia della musica elettronica, sia con i loro pezzi fantastici sia con una concezione di live show che non aveva precedenti e non ha uguali. Sono stati la band che meglio di chiunque altro ha saputo fondere un’iconografia da rock ’n’ roll con un suono da club e con le vertigini rave. Erano 2.0 quando il termine 2.0 nemmeno esisteva. Vedere oggi un live degli Underworld è ancora qualcosa di eccezionale, e lo è soprattutto se lo paragoniamo a tutte le meraviglie che ci offre il nostro presente fatto di effetti speciali, ledwall, muri di CO2 e fuochi d’artificio. Su DJ Mag ci soffermiamo spesso a parlare di come negli ultimi dieci anni (anche meno) le performance dei dj siano cambiate, avvicinandosi all’estetica dei grandi stage del rock, con visual, effetti speciali, e scalette che sono più simili a quelle di un concerto che non al classico dj set dove il dj sceglie un disco dopo l’altro seguendo l’istinto del momento. Eppure venerdì ho avuto l’impressione che il più fantascientifico dei mainstage non possa reggere l’impatto emotivo di un concerto come il loro. Che a sua volta ha una produzione stellare, intendiamoci, non stiamo parlando di uno spettacolo artigianale ma di uno show imponente. Che tuttavia è diverso, molto, troppo, dalle dinamiche di un qualsiasi set da festival con i tempi e i drop prevedibilissimi, con le stesse mosse dei dj che saltano sulla consolle e dicono le stesse cose al microfono. Ovvio, Skrillex o Diplo hanno una presenza scenica maggiore di molti altri colleghi; Steve Aoki si inventa ogni anno qualche nuovo modo di intrattenere il pubblico, giusto per fare qualche esempio.

Ma quello che hanno portato in scena Hyde e Smith, al Rijksmuseum come in ogni altro contesto, è allo stesso tempo il precursore e lo stato dell’arte, ancora oggi, di un live di musica da club. Ci sono i pezzi di una carriera mitologica – gli Underworld di tracce storiche ne hanno fatta qualcuna… – costantemente riarrangiati e portati in scena con lo spirito del presente, con l’epica di una narrazione unica (e uso “narrazione” non a caso, perché Karl Hyde con il microfono in mano su un palco è qualcosa che si avvicina a Omero, a Virgilio). Non sarò io a dire che i grandi show dei mainstage siano sbagliati: divertono, sono costruiti benissimo, hanno rivoluzionato l’idea stessa di dj. Però spesso peccano di un certo automatismo, mi piacerebbe vedere delle voci cantare live le hit mondiali che fanno sognare milioni di ragazzi. Ed è qui che gli Underworld sono ancora una lezione per tutti: per essere così efficaci, presenti, live. Un pugno nello stomaco. Un concerto che ti trasporta letteralmente in un’altra dimensione, per poi riportarti a terra quando si spegne ‘Born Slippy’, da copione il gran finale, sempre. E ci mancherebbe. Tra i grandi della scena attuale, solo Eric Prydz è in grado di coinvolgere quasi allo stesso modo con uno spettacolo di alto livello. Io credo che tutti noi appassionati dovremmo, invece di accontentarci, pretendere live di questo livello. E credo che tutti i grandi artisti dovrebbero prendere appunti e pretendere di arrivare a portare in scena live di questo livello. Così, giusto per mettersi al riparo delle critiche, e anche per alzare l’asticella. È chiaro che gli Underworld sono dei fuoriclasse, ma bisogna puntare al meglio, n0?

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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