Martedì 28 Settembre 2021
Esclusiva

In Albania c’è stato un super festival: line up eccellente, tanto pubblico, mare. Ce lo siamo fatto raccontare da chi c’era

Il video reporter Luca Dea ci ha raccontato il clamoroso caso di UNUM Festival, che ha portato sulle coste albanesi Ricardo Villalobos, Ben Klock, Sven Väth, Leon e molti altri, con il supporto social del primo ministro

Foto: Luca Dea

Ve lo immaginate un festival vero? Con un sacco di gente, con una line up stellare, con le persone che ballano vicine? No, non il prossimo anno. Non tra tre mesi. Non “forse”. Ma proprio adesso, anzi la settimana scorsa. È già successo. È successo davvero. A Shëngjin, in Albania. Una cittadina balneare dal nome che sembra cinese e che in Italia conosciamo anche come San Giovanni di Medua. Il festival si chiama UNUM, è una di quelle realtà che sulla costa est dell’Adriatico stanno nascendo e crescendo come funghi dopo una pioggia in autunno. La line up? Nomi eccellenti come Ricardo Villalobos, Sven Väth, Ben Klock, Mathew Jonson, Raresh, Tobi Neumann, accanto a molti talenti locali, più o meno noti. E anche a una nutrita pattuglia di artisti italiani; in primis Leon, ormai tra i big players internazionali, che ha chiuso la prima serata sul mainstage dopo Ben Klock. E poi la crew di Outcast di Torino con Alex Dima e Munir Nadir e quella di After Caposile con i dj Francesco Maddalena e Maggio; Caruan, Jonny N TRavis e Sossa con il suo moniker 7Hills.
Sui social girano in questi giorni i video di Luca Dea, uno dei videomaker di riferimento del nostro mondo, seguitissimo. Anzi, più che un videomaker, per usare le sue parole, “un reporter, un narratore”. E ha ragione. Luca è uno che anni fa si è inventato un mestiere grazie alla sua passione. Erano gli anni in cui YouTube nasceva e lui, PR nella zona di Treviso, pensava bene di portarsi a casa dei ricordi delle serate, girando per i club dove lavorava filmando dj, consolle e pubblico, montando poi tutto. “Ho iniziato perché cercavo su MySpace i video delle serate, e ho pensato che sarebbe stato bello fare lo stesso alle serate in cui ero PR. Qualche anno dopo mi sono deciso a caricare i video su YouTube, ed è stato un successo”. Un successo che l’ha portato nel giro di qualche anno a diventare uno dei personaggi più affermati, conosciuti, seguiti e richiesti nell’ambito dei video di eventi, club e festival. Ci siamo fatti raccontare da Luca Dea com’è ritornare a vivere un festival di persona, tornando a quelle abitudini con cui avevamo perso il contatto.

 

 
 
 
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Come stai?
Ora bene. Sento di nuovo piedi e polpacci. Non sembra ma non ero davvero più abituato a farmi i chilometri tra un palco e l’altro con l’attrezzatura in mano o in spalla, è stancante. Ma tutto ok.

Raccontaci cos’hai provato a tornare a un festival vero, grande, di quelli che hanno segnato le nostre estati negli ultimi dieci anni almeno. Siamo tuti molto invidiosi e curiosi.
Il primo giorno c’era un’atmosfera incredibile, ci guardavamo negli occhi e tutti erano come spaesati, increduli, perché era una sensazione nuova, a cui nessuno di noi era più abituato. Conta che il primo giorno erano solo artisti locali, albanesi, kosovari, senza super guest, non suonava nessun nome gigante o famosissimo. Anche perché i giorni successivi invece le giornate sarebbero state impegnative, perciò era come se la prima giornata fosse una sorta di “preview”, un po’ un riscaldamento. Diciamo che in regimi normali ci sarebbe stata un’affluenza inferiore in una giornata così, invece era un pienone e ad ogni ripartenza o sussulto c’erano mani al cielo e un’energia davvero elettrica nell’aria. Una voglia di festa che due tre anni fa avremmo dato per scontata, invece era come vivere per la prima volta quei momenti di gioia collettiva che diventano magia pura.

Forse negli ultimi otto, dieci anni ci siamo anche abituati ad avere una scelta esagerata di eventi con line up esagerate, palchi esagerati, e tutto questo ha fatto perdere quel qualcosa di magico e speciale di cui parli?
Credo di sì. Mi sono sentito molto fortunato ad essere lì, a vivere e a testimoniare anche con il mio lavoro, con i video, quei momenti di grande commozione.

Sto pensando che grazie al tuo lavoro li vivrai e testimonierai tante volte nei prossimi mesi, in tanti posti diversi del mondo…
Spero tanto di sì! È una bella fortuna. Ancora adesso essere chiamato per eventi grossi per me è una sorpresa. Non realizzo mai al 100% che questo è il mio lavoro, lo vivo come un sogno.

Un momento di UNUM Festival sulla spiaggia. Foto: Luca Dea

Come funzionava dal punto di vista sanitario? Hai dovuto chiedere dei permessi speciali? Pass? C’erano controlli particolari?
Semplicemente ero in contatto con l’organizzazione di UNUM e ci avevo già lavorato, quindi per quanto riguarda il pubblico so che sono seri. Dal lato mio, bastava il tampone negativo. Io ho mostrato quello che avevo fatto in Italia appena prima di partire.

Non hai avvertito un po’ di preoccupazione?
No, c’era un coprifuoco per cui alle 23 i bar in città chiudevano, ma il festival è una bomba turistica e quindi anche a livello istituzionale era tutelato e molto facilitato, incoraggiato. Tanto che Edi Rama, il primo ministro albanese, ha condiviso il servizio televisivo e la conferenza stampa del festival sui suoi social. Conta che parliamo di milioni di follower perché oltre ad essere il premier, è stato un giocatore di basket ed è anche un pittore e uno scrittore, quindi il suo megafono social è di quelli importanti. Nel 2019 era addirittura venuto di persona al festival. Ha fatto un post con ringraziamenti per UNUM, per farti capire quanto spingono. La città, Shëngjin, è piccolissima, un paese turistico sul litorale nella parte settentrionale dell’Albania… quindi immagina cosa significhi per loro avere un festival di quel genere e con quelle dimensioni proprio lì. È chiaro che spingono sull’acceleratore delle ripartente e del turismo. Tuttavia, non ho avvertito un clima di sconsideratezza, mi è sembrato gestito nel modo giusto.

Se dovessi mettere quello che hai visto vicino alla situazione in Italia?
Senz’altro sono due mondi diversi: lì è tutto nuovo, tutto in crescita, in evoluzione, dal nulla verso l’alto. In Italia c’è stato tanto, ci sarà ancora tanto, ma è difficile fare un paragone. Il punto, oltre alla burocrazia, è il discorso culturale. Fin tanto che in Italia questa musica non viene vista come qualcosa di riconosciuto a livello artistico, saremo sempre al palo. Sono le istituzioni a dover dare per prime un valore artistico a questo grande circuito, anche attraverso TV e stampa. A quel punto una grande fetta di popolazione cambierà mentalità e invece dei reclami saranno tutti ansiosi di portare un festival nel proprio territorio.

Un fatto paradossale, sia perché i festival portano cultura, arte, lavoro, investimenti, indotto e riqualificazione urbana. E poi perché portano turismo, mentre vediamo ogni anno tantissimi italiani prendere voli per altri luoghi proprio per andare ai festival.
Esatto, e anche a UNUM c’erano davvero tanti italiani, addiritutra tanti conoscenti, che in questo momento significa parecchio. È chiaro che i festival sono un enorme veicolo di lavoro e di turismo, così a UNUM tanti ragazzi e ragazze arrivavano da tutta l’Albania ma non solo. Dai Paesi limitrofi, dall’Europa, e tanti ovviamente dall’Italia.

Hai già dei prossimi eventi in programma in questa estate anomala?
Di sicuro vorrei, ma devo capire come muovermi. Ho delle richieste dal Regno Unito per luglio e agosto, anche se il mio primo obiettivo è tornare alle Vele di Alassio, in Liguria, club con cui collaboro fisso il mercoledì e le domenica. A metà giugno a Zanzibar c’è il Sunwaves. Sarebbe bello andarci, forse faccio la pazzia last minute.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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