Lunedì 14 Ottobre 2019
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Armand van Helden non le manda a dire

Leggenda della house, producer e dj superstar, Armand van Helden si toglie qualche sassolino dalla scarpa

 

Eroe di mille vittorie, dj senza fronzoli (uno che passa dalla house all’hip hop all’electro senza batter ciglio, prendendosi spesso anche la sua dose di fischi per aver fatto il set che voleva nel posto sbagliato), pioniere della miglior house di New York nei ’90, mito assoluto per le generazioni successive, furbo compare di A-Trak nell’estemporaneo progetto Duck Sauce che ha regalato al mondo ‘Barbra Streisand’ (i pubblicitari di tutto il mondo ringraziano ancora oggi). Armand Van Helden è stato uno dei primi dj e produttori superstar, quando inanellò remix epocali per Tori Amos e hit personali acclamatissime come ‘You Don’t Know Me’. Uno che il successo l’ha sempre gestito con modi da pappone, innato senso del cazzeggio e anche una bella dose di simpatia umanità, almeno per quello che l’ho conosciuto. È uno che ti lascia il suo numero di cellulare per le interviste e poi ti scrive per beccarsi nei backstage, per dire. Ve l’ho descritto perchè uno con questo atteggiamento e con questo curriculum si può anche permettere di dire la sua. E di essere critico senza essere rosicone.

In un’intervista rilasciata al sito australiano Inthemix, e riportata in parte su djmag.com, Van Helden si lascia andare a considerazioni senza filtri sulla nuova ondata dance e sui dj di oggi.

 

“Quando suonavamo ai tempi era molto stressante. Non ci sono molti filmati dell’epoca, perché non era spettacolare, passavamo buona parte del nostro tempo in ginocchio dietro la consolle a scegliere i vinili dalla borsa, ed eravamo così concentrati sulla musica che era quasi uno stato di trance. Non c’era molta partecipazione con il pubblico. Le cose sono cambiate intorno al 2006, con l’avvento di un nuovo sound che mischiava dance e rock, con Justice, Crookers, MSTRKRFT, Switch. I ragazzi che venivano a ballare arrivavano dal rock e pretendevano una performance. Inoltre, la tecnologia era cambiata, e con una setlist in un computer c’era più tempo per fare casino insieme al pubblico. Tutto ciò è esploso nell’EDM ed è il punto in cui ci troviamo ora”.

 

Poi Armand fa altre considraioni riguardo i dj di oggi, che non hanno molte preoccupazioni finché possono saltare a muoversi durante gli show. Tutto vero, tutto incontestabile. Ma sapete perché? Perché lui è Armand Van Helden, ha una storia e un’attitudine che gli permettono di poter fare certe critiche senza passare per un livoroso che vivi di fasti passati e di invidie. È uno che in un’intervista ci disse “faccio poche serate perché accetto solo quelle dove si suona al caldo. In inverno non potrei andare in Russia o in Svezia, fa freddo enon mi va”. Non sputa sentenza da una carriera irrimediabilmente in discesa, lo fa da una posizione privilegiata e con una forte capacità di analisi. Dunque, in questo caso, bene venga il punto di vista di un Grande Vecchio della scena.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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