Sabato 04 Dicembre 2021
Storie

Il ventennio tedesco 2000-2020: Parte 1

Presentiamo in due parti 20 artisti e 20 tracce che dalla Germania hanno marchiato a fuoco i primi venti anni del millennio. Con una ambiziosa playlist dedicata

Riuscire a comprimere in una playlist quanto di più importante e significativo la scena tedesca è riuscita a donare e a rappresentare per la musica elettronica e la club culture mondiale risulta quantomeno utopico, ma è un esercizio doveroso.
Il desiderio è stato quello di ricordare i brani più iconici ed importanti di quest’ultimo ventennio 2000-2020 , un lungo lasso di tempo che accumuna quel Big Bang di espansione rivoluzionaria che ha colpito ogni singolo aspetto delle nostre esistenze, musica inclusa.

 

La tecnologia è la strada su cui ha viaggiato questo cambiamento e dove, se non in Germania, possiamo ritrovare il miglior know-how e la più ferrata conoscenza nel campo? Dai pionieristici (e tuttora godibili!) Kraftwerk, lo spirito e lo stile tedesco hanno sempre dato impulso a tutta la scena musicale con album e brani memorabili, e se gli anni ’90 sono stati quelli dei rave, della techno e della trance mitteleuropee, con la Germania come epicentro di un terremoto rivoluzionario, (pensiamo, ad esempio, a Sven Väth, a Paul van Dyk, a Jam & Spoon, a DJ Hell, per citare qualche nome divntato leggendario) anche in questo ultimo ventennio i dj e prodcuer teutonici sono stati tra i maggiori protagonisti della scena internazionale, portando Berlino (e non solo) a diventare il centro di gravità di una musica che giorno dopo giorno ha (ri)conquistato platee sempre più ampie.

Il contesto ad inizio 2000 era però diverso da quello che possiamo immaginare. A farla da padrone vi erano da un lato il French Touch a trazione Daft Punk, e dall’altro lo strabordante potere del britannico big beat dei Chemical Brothers, di Fatboy Slim, dei Groove Armada, mentre la Germania era ancorata da un lato al suono trance, popolarissimo ma mai davvero cool, e a una techno scura e ossessiva che mal si sposava con la dance frizzante e crossover del tempo. Tuttavia, già allora i semi della successiva egemonia tedesca iniziavano a germogliare.

Nel 2001 uscì l’album ‘Loud’ di Timo Maas, LP che riuscì a riportare equilibrio e disciplina nelle fila tedesche. Di questo spettacolare lavoro, ‘To Get Down’ echeggiò nei Dj set e nelle radio di tutto il mondo.

 

Sempre il 2001 ha visto la nascita artistica di una delle più prolifiche e capaci compositrici elettroniche di tutti i tempi, quella Ellen Allien che, da allora, ha inanellato consensi e successi. Con la traccia ‘Stadtkindla berlinese aprì un varco tra la musica elettronica e il tema impegnato. L’importanza del brano era anche politica, in quanto dedicato alla popolazione berlinese del periodo pre e post caduta del Muro in un momento incerto dopo gli attentati alle Torre Gemelle.

 

E a proposito di impegno, il 2004 ha dato alla luce l’album ‘Evolution‘ di Chris Liebing. Per completarlo sono stati impiegati oltre due anni, e questa opera techno contiene non soltanto musica eccelsa, ma anche e soprattutto una importante visione filosofica sull’insostenibilità dell’evoluzione tecnologica. American Madness ne rappresenta  il punto più alto, ed apre la musica techno a dibattiti elevati sull’uomo ed il pianeta.

 

Che la tecnologia e la rivoluzione digitale fossero ormai parte imprescindibile della musica elettronica era noto da tempo, ma proprio per un improvviso contrappasso è stato un album prettamente analogico a colpire nel segno.
Anno 2007. Un giovane Boys Noize lancia ‘Oi Oi Oi’, e fa saltare dalla sedia tutto l’ambiente. Album cattivo , pungente e graffiante al tempo stesso con una spiccata vena punk, viene subito amato da una vasta platea di nomi del Gotha della musica elettronica. Il brano ‘Let’s Buy Happiness!’ incarna l’esempio calzante di come l’analogico, in certi casi, sia ancora vincente sulla produzione in digitale.

 

Dal digitale…ai Digitalism! Sempre nel 2007 il duo composto da Jens Moelle e İsmail Tüfekçi pubblicano ‘Idealism’ e cambiano per sempre i connotati all’electro punk.
L’album è caratterizzato da un impatto sonoro di godibilità immediata, con sonorità decisamente innovative ma anche con quel capolavoro pseudo-vintage chiamato Zdarlight’ che apre la strada ad un nuovo modo di concepire la musica elettronica che segnerà da qui in poi gli anni a venire.

 

Dal digitale è ovviamente passata anche Monika Kruze, che il nuovo millennio non può fare altro che ringraziare per lo storico contributo alla causa. Nonostante una lunghissima carriera iniziata nel 1990, è solo nel 2008 che l’artista berlinese (ma di casa a Monaco) realizza il suo primo album completamente solista: ‘Changes of Perception’. Il successo è definitivo e la traccia ‘Morgana’ ne è l’emblema più fulgido. Un brano che esce dai clichè della techno ed esplora nuove frontiere mai toccate prima dall’artista. Come lei stessa ha dichiarato: “Volevo esplorare nuovi mondi con questo album e sfondare le strutture musicali esistenti. Negli anni il mio nome rappresentava una categoria musicale in cui mi sentivo sempre più limitata come artista oltre che come persona.”

 

Il 2008 è anche l’anno di uscita del film “Berlin Calling’ di Hannes Stöhr con l’indiscusso protagonista Paul Kalkbrenner. Trovare una traccia di PK che rappresenti al meglio la sua influenza sul ventennio è esercizio da equilibristi… la scelta, che può apparire banale, vira innanzi tutto verso la colonna sonora del film, che ha dato a Paul ma anche a tutto il movimento notorietà planetaria sia visiva che musicale, grazie all’alto livello emotivo ed empatico delle canzoni. Ma non vogliamo risultare stucchevoli proponendo la solita ‘Sky And Sand’.
Tra le sue tracce, anche se meno blasonata, la scelta ricade su ‘Bengang‘. Cinque minuti e mezzo  di ispirazione assoluta che condensano lo spirito di Paul Kalkbrenner con tutto il suo allora presente (il beat techno) , il passato (il riff di fisarmonica, citazione alla sua innata passione per la musica folk tedesca) e il suo futuro (la forma canzone techno con il contrappunto melodico ritmato). Da li in poi ogni Dj o producer elettronico avrebbe dovuto fare i conti con quel tipo di musica.

 

Il giro di boa del ventennio stava giungendo con i migliori auspici ed il movimento krautronico aveva preso il sopravvento e dichiarato la sua egemonia. L’unica pecca era probabilmente rappresentata da una certa debolezza, dovuta presumibilmente alla lingua e allo stile più solido, verso le produzioni dance e dal groove più morbido.

Oliver Koletzki, forte di un’esperienza maturata a 360°nella produzione elettronica e anche nella musica classica, ebbe la geniale intuizione di lanciare  un progetto in collaborazione con la compagna, Franziska “Fran” Lauter.
Siamo nel 2009 e ne esce un capolavoro che racchiude in 11 tracce la più sublime musica glam pop. Il singolo ‘Echoes’ è un colpo di genio, con un groove funky e synth leggeri che guidano la voce di Fran verso territori sino ad allora inesplorati, ridando spessore e qualità alla disco music, uscendo dagli stereotipi del mainstream e scoprendo una interprete sublime, in attesa di vedere quali sviluppi si sarebbero susseguiti nel genere nel secondo decennio.

 

Tra i grandissimi interpreti del movimento tedesco non possiamo dimenticare anche chi ha raggiunto notorietà dopo anni di grande lavoro e carriera. Tra questi vi è sicuramente Oliver Huntemann, uno dei capofila tra i producer e dj tedeschi con una carriera iniziata nel lontano 1984 e collaborazioni da capogiro con artisti del calibro di Underworld, The Chemical Brothers e Depeche Mode.
Il brano selezionato è tratto dall’album ‘Paranoia’ (2011), forse uno dei più intimisti di Huntemann, dove è possibile ascoltare una techno cupa ed elegante ma con sprazzi di pura genialità melodica.
Il suo nome è ‘Tranquilizer‘.

 

A chiudere questa prima parte non potevano che esserci i Modeselektor.
Gernot Bronsert e Sebastian Szary hanno avuto il merito di scardinare le ultime resistenze verso l’elettronica da parte di altri generi, fondendo nel loro suono hip hop, glitch, downbeat e molto altro , in un eclettismo non comune. Il brano che consolida definitivamente l’elettronica (di nicchia naturalmente) come ingrediente fondamentale per tutti gli artisti odierni è senza dubbio ‘Shipwreck’ (2011).
Quando uno come Thom Yorke decide di affidare ai Modeselektor la propria voce, non possono più esserci dubbi in proposito.

 

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Matteo Cava
Imolese doc, appassionato di scrittura e di suono in tutte le sue forme. Esploratore di musica elettronica dagli anni '90 ad oggi. Ama scovare tracce nascoste.

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