Giovedì 20 Giugno 2019
Storie

La storia di Calvin Harris, il miglior compositore vivente

Vi raccontiamo di come un ragazzone timido e introverso della provincia scozzese si è trasformato in una superstar della musica e in un sex symbol

Foto: Calvin Harris Official Facebok Page

“Durante una carriera gli artisti riescono a indovinare soltanto una manciata di canzoni. Riuscire a ottenere successo con tre o quattro grandi successi estratti da un unico album è già un ottimo risultato. Per questo motivo, riuscire a piazzare 9 singoli da un unico album nella Top 10 non è solo un risultato notevole ma un qualcosa di impressionante. Complimenti a Calvin Harris l’hit-maker dei giorni nostri”.

A parlare è Martin Talbot, direttore della “Official Charts Company”, l’agenzia inglese di dati e statistiche legate all’industria musicale più accurata e precisa che esista, ufficializzava nel 2013 lo strepitoso risultato di ‘18 Months’, terzo album in studio del produttore scozzese che batteva così il precedente record, appartenuto ad un certo Michael Jackson, che con i singoli estratti da ‘Bad’ si era fermato a 7. L’ascesa dell’ex ragazzino introverso, timido e impacciato che si è trasformato in una superstar della musica e in un sex symbol è a metà tra il fiabesco e il leggendario. Sicuramente appartiene a qualcosa che trascende il talento e il destino.


Dumfries

Un paesino a sud della Scozia di 50 mila abitanti, ad appena 35 chilometri dal confine con l’Inghilterra. È una tipica provincia della campagna scozzese, di quelle dove ci si annoia abbastanza. Curiosamente, Dumfries è gemellata con Cantù, nonostante abbia poco o nulla da spartire con il comune lombardo. A Dumfries vive il signor David Wiles, biochimico, sposato con la signora Pamela, casalinga. Hanno tre figli, Sophie, Edward e Adam Richard. Adam Richard è il più piccolo. È nato il 17 gennaio 1984. Timido e introverso, vorrebbe giocare a calcio ma madre natura non è dalla sua parte, in questo senso. È molto alto (diventerà quasi due metri), un po’ sgraziato, per niente atletico. Siccome anche a scuola le cose non vanno poi così bene non rimane che iniziare a rimboccarsi le maniche, magari consolandosi con il suo hobby segreto del quale non ha detto niente a nessuno. Adam si diletta a comporre musica nella sua cameretta, un mix tra pop elettronico e dance ispirato dalla musica anni ottanta che ascolta sulle frequenze delle radio locali. Intanto lavora come addetto ai gamberi in una fabbrica di pesce, come commesso e magazziniere in un negozio di abbigliamento e in un supermercato. In questo modo può almeno comprarsi l’apparecchiatura utile.


MySpace

Nel 2003 Adam Richard Wiles si trasferisce a Londra. L’hobby della musica si è trasformato nel sogno di sfondare come musicista. È un fallimento totale e appena un anno dopo torna a Dumfries. Ma Adam non molla, si chiude di nuovo in cameretta e si iscrive a MySpace, il primo social network in grado di condividere attraverso la rete, foto, video, musica ed esperienze. In quei mesi MySpace è molto popolare soprattutto tra i giovani artisti che sfruttano la piattaforma come vetrina per farsi conoscere in tutto il mondo. Arctic Monkeys, Lily Allen, Adele e Mika sono alcuni esempi di cantanti diventati famosi dopo aver pubblicato su MySpace le loro prime canzoni. Un po’ come succede oggi con YouTube, sperando che dall’altra parte del computer sieda qualche illustre collega, come il dj americano Tommie Sunshine o un manager/talent scout come l’inglese Mark Gillespie, che nel 2007 apre l’agenzia Three Six Zero e decide di mettere sotto contratto un giovane talento scovato curiosando proprio su MySpace. Nome utente: Adam Richard Wiles. Fa tutto da solo con un computer. Scrive i testi, compone, arrangia e canta. Per darsi un tono su MySpace, e per apparire più credibile e figo di quanto non possa essere un ragazzino impacciato di Dumfries, decide di cambiare il suo nome utente in Calvin Harris.

 

I Created Disco
Nel giugno del 2007, quattro anni dopo il fallimento londinese, la Sony – su segnalazione del deejay e producer Tommie Sunshine e del manager Mark Gillespie – pubblica l’album d’esordio di Calvin Harris: ‘I Created Disco’, titolo ambizioso ma azzeccato, visto come andrà a finire. Nel disco c’è pure un pezzo, meno famoso di altri, che si chiama ‘Vegas’. Titolo ambizioso ma azzeccato, visto come andrà a finire questa storia. ‘I Created Disco’ entra nella top ten inglese, e diventa un caso discografico. Chi diavolo è questo Calvin Harris che ha prodotto dal nulla un album molto bello, stiloso e pieno di intuizioni geniali? La copertina gialla dell’album, con la sua faccia con addosso gli occhiali da sole, viene scelta come immagine promozionale per il lancio dell’ iPod nano di quel colore, che Apple stava lanciando sul mercato.


Hit Maker
Calvin Harris è un predestinato. Il primo singolo estratto da ‘I Created Disco’ diventa la sigla di numerosi programmi televisivi in tutta Europa. I primi due album, ‘I Created Disco’ (2007) e ‘Ready For The Weekend’ (2009) sono esercizi di sound design saccheggiati da aziende audiovisive. ‘Ready for the Weekend’ esce nel 2009. Il singolo di lancio è ‘I’m Not Alone’ che entra direttamente al numero uno della classifica dei singoli più venduti in Inghilterra. ‘The Girls’ diventa colonna sonora di alcuni spot televisivi e viene scelto da Jean Paul Gaultier come tema musicale delle sue sfilate mentre nel 2009 ‘Yeah Yeah Yeah, La La La’, viene comprata dalla Coca Cola come colonna sonora di una campagna pubblicitaria mondiale da 85 milioni di dollari.


Sex Symbol
Calvin Harris viene descritto come un tipo solitario. Non fuma, non e non cura minimamente la sua immagine. Non ama ballare e non vuole neppure apparire nei suoi video. Non si piace, è schivo, non ama le interviste e sembra non interessargli niente di quello che ha a che fare con il suo ruolo di produttore musicale. Nelle poche interviste che concede sottolinea spesso che non gli piace far festa, che preferisce andare a letto presto per essere sempre lucido e creativo. Dipendesse da lui se ne starebbe sempre chiuso in studio a creare musica. Se fosse di un’altra generazione – quella di Moroder ad esempio – probabilmente non farebbe un dj set neppure se costretto. Questo accadeva nel 2009, e anche se alcune di queste caratteristiche siano state mantenute nel tempo altre sono decisamente cambiate, trasformando il brutto anatroccolo di Dumfries nel sex symbol che posa in mutande per Giorgio Armani mostrando il suo fisico statuario.

Foto: www.usmagazine.com

18 Months
Il 26 ottobre 2012 esce ‘18 Months’, l’album dei record. I nove singoli entrano nella top ten inglese: ‘Thinking About You’, ‘Bounce’, ‘Feel So Close’, ‘We Found Love’, ‘Let’s Go’, ‘We’ll Be Coming Back’, ‘Sweet Nothing’, ‘Drinking from the Bottle’, ‘I Need Your Love’. Con questo disco Calvin Harris si consacra definitivamente come l’hit maker dei nostri tempi. Un traguardo eccezionale anche perché raggiunto da un produttore di musica dance e non da una popstar e da una band. Per la cronaca, il record che ha resistito 4 anni, fino al marzo scorso, quando anche Ed Sheeran ha piazzato 9 singoli tratti da ‘Divide’ nella top ten. Ovviamente Calvin Harris diventa un autore e produttore molto richiesto. Accontenterà pochi colleghi. Qualche amico, come Frank Ocean e John Newman, qualche ex fidanzata come Taylor Swift e Rita Ora e pochi altri, tra cui Kyle Minogue gli Scissors Sisters.


Las Vegas

All’inizio del 2013 Calvin Harris accetta l’offerta del fondo d’investimento che gestisce anche l’MGM Grand di Las Vegas, il più grande hotel-casinò-resort del Nevada. La proposta a sei zeri riguarda inizialmente un contratto d’esclusiva con la discoteca notturna Hakkasan e con il pool-club diurno Wet Republic. Accordo poi ritoccato quando lo stesso gruppo ha inaugurato un altro superclub a Las Vegas, l’Omnia. L’idea è quella di trasformare Calvin Harris nel Frank Sinatra del ventunesimo secolo. Da quando ha firmato il contratto con il gruppo MGM, Calvin Harris è diventato il dj più pagato al mondo. Lo dice la rivista economico-finanziaria Forbes, che di mestiere fa i conti in tasca ai professionisti dello sport e dello spettacolo. Secondo Forbes, nell’ultimo anno Calvin Harris ha guadagnato 48 milioni di dollari. Non solo i suoi show faraonici a Las Vegas gli fruttano 400 mila dollari a serata – dicono – ma anche sponsorizzazioni e vendite di album e singoli gli permettono di essere anche nella classifica dei musicisti più pagati al mondo e non solo in quella settoriale che riguarda i dj. Calvin Harris è molto ricco perché è molto bravo. È uno dei pochi produttori di musica dance ad aver venduto con continuità migliaia di dischi e a collezionare ascolti sulle piattaforme di streaming. In questo preciso istante è alla posizione numero 1 e 8 dei singoli più venduti nel mondo, rispettivamente con la nuova, meravigliosa, sublime, elegante ‘Promises’ cantata da Sam Smith e ‘One Kiss’ insieme a Dua Lipa’ ed è il quinto artista più ascoltato su Spotify. ‘Funk Wav Bounces Vol. 1’, uscito nel giugno 2017, serviva solo a far vedere chi comanda.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
20.08.2018

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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