Lunedì 18 Marzo 2019
Storie

La vera storia di Paul Kalkbrenner

Il "Parts Of Life European Tour 2019" arriva in Italia (sabato 16 marzo al Fabrique di Milano). Questa è la vera storia del suo protagonista: Paul Kalkbrenner

Foto Facebook

Costruito nel 1961, il Muro di Berlino ha diviso in due la città tedesca per ventotto anni. Da una parte, a est, c’era la Repubblica Democratica Tedesca (o DDR), in mano ai sovietici. Dall’altra, a ovest, la Repubblica Federale di Germania, divisa tra inglesi, americani e francesi. La sera del 9 novembre 2014 a Berlino si celebra il 25esimo anniversario della sua caduta. Settieila palloncini bianchi, disposti lungo la linea del muro per 15 chilometri, volano in cielo sulle note della nona sinfonia di Beethoven, conosciuta anche come “Inno alla gioia”, suonata dalla “Berlin State Orchestra” sotto la porta di Brandeburgo. Angela Merkel, presente alla cerimonia, fatica a trattenere l’emozione. Ha tutti i motivi del mondo per essere visibilmente commossa. Nata ad Amburgo ma cresciuta nella parte comunista di Berlino, a scuola doveva nascondere che il padre fosse un pastore protestante che insieme alla sua bambina comprava i vinili dei Beatles di nascosto al mercato nero. La sera del 9 novembre 2014 il primo a salire sul palco è Peter Gabriel. Canta ‘Heroes’ di David Bowie, pensata e scritta durante la sua ispiratissima residenza berlinese. Dopo i fuochi d’artificio, tocca ad un dj: Paul Kalkbrenner.


Nella finzione Paul Kalkbrenner è Dj Ikarus
, produttore elettronico berlinese che, dopo aver raggiunto il successo, cade in una pesante depressione aggravata dall’abuso tipo di ogni tipo di sostanza stupefacente. Finisce in una clinica psichiatrica in preda a schizofrenia e allucinazioni, finché non decide di farsi curare. Ad una condizione però: in camera vuole il suo computer e la sua strumentazione per poter lavorare alla sua musica. Ne uscirà un album capolavoro, ‘Berlin Calling’, che diventa la colonna sonora e il titolo del film diventato cult. Per almeno tre anni, dal 2008 al 2011, è complicato capire quale sia il confine tra realtà e finzione. Kalkbrenner nei panni di Dj Ikarus regala una prova d’attore impeccabile, lanciandolo sia come personaggio che come artista. In tour suona la colonna sonora del film da lui prodotta nel film ma anche nella realtà, atteggiandosi esattamente come Dj Ikarus. In consolle indossa le magliette da calcio vintage che diventeranno il suo marchio di fabbrica. A volte si presenta addirittura con il camice bianco con cui nel film posa in clinica per le foto ufficiali della copertina del CD di ‘Berlin Calling’.


Nella vita reale Paul Kalkbrenner è nato l’11 giugno 1977 a Lipsia
, come Bill e Tom Kaulitz dei Tokio Hotel, come il
filosofo Friedrich Nietzsche e il compositore Richard Wagner. Prima di ‘Berlin Calling’ ha prodotto tre album di musica techno ambient e melodica per l’etichetta della deejay e producer Ellen Allien, conosciuta a Berlino dove si è trasferito con la famiglia a fine anni settanta. Sono tre album bellissimi, attuali. Riascoltandoli in ordine temporale è possibile ascoltare il suono di Paul che si forma, cresce per raggiungere poi la sua maturità post film. Kalkbrenner eredita la presenza scenica dal padre Jörn, che nella vita voleva fare l’attore ma che poi, dopo il servizio militare, si ritrova nella redazione di un quotidiano locale. Il corso di giornalismo all’Università Karl Marx di Lipsia lo lancia infatti verso il quotidiano socialista la “Nuova Germania”, con sede a Berlino Est. Nel 1987 Jörn entra in conflitto con le idee propagandistiche del quotidiano, si mette in proprio e comincia a scrivere storie per bambini, realizzando reportage e documentari e partecipando a programmi di approfondimento politico in televisione. Jörn è sposato con Carla, anche lei giornalista, laureata con una tesi sulla social-democrazia tedesca. È figlia del pittore e grafico Fritz Eisel – tra gli artisti di punta ai tempi della Germania comunista – e sorella di Paul Eisel, anche lui illustratore e autore della copertina dell’ultimo album del nipote ‘Parts of Life’. Carla lavora brillantemente per la TV di Berlino Est, per la quale si occupa di approfondimenti culturali. Nel 1993 vince addirittura il Premio “Adolf Grimme” (l’Oscar della TV tedesca) per il programma satirico “KAOS”. Oggi fa la scrittrice e qualche anno fa ha pubblicato il suo primo, discreto, romanzo.


Quando Paul Kalkbrenner nasce a Lipsia nel 1977, David Bowie si è traferito a Berlino Ovest con Iggy Pop in cerca di ispirazione e per stare lontano dalle droghe sniffate in grandissima quantità a Los Angeles.
‘Heroes’, è il manifesto di questa fase della sua carriera. Parla di due giovani innamorati che si baciano a Berlino vicini al muro, nella speranza di un futuro migliore. Ecco perché Peter Gabriel sceglie di interpretare questo capolavoro nella sera del 25esimo anniversario della caduta del muro. La canzone è stata anche inserita nella colonna sonora in uno dei film che fotografa meglio questo periodo storico: ‘Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino’ del 1981, dove lo stesso Bowie appare in concerto nei panni di se stesso. La famiglia Kalkbrenner si è trasferita per lavoro nel quartiere di Lichtenberg, nella Berlino Est. Quando il muro cade, il 9 novembre del 1989, Paul ha dodici anni. Una delle prime cose che fa quando attraversa nella parte Ovest è andare al McDonald’s a mangiare un hamburger, di cui conserva il sacchetto per annusarlo prima di andare a letto. È l’odore, anche se sgradevole, della libertà.

Nonostante provenga da una famiglia colta, Paul non ama studiare. Così quando compie 18 anni i genitori lo piazzano in una regia mobile che segue per la televisione di Berlino le conferenze politiche. Ovviamente è sofferente: quello, non è il suo posto. Nel 1992 inizia a fare il deejay alle feste pomeridiane, ma non sembra molto interessato a mixare i vinili. La sua missione è un’altra: vuole comporre e produrre solo ed esclusivamente musica originale. Si adopera con sintetizzatori e tastiere analogiche e registra i suoi esperimenti su cassette DAT. Un metodo di lavoro rudimentale che non abbandonerà più, e con il quale riesce a inventare un suono potente, solido, monumentale e soprattutto unico e riconoscibile. La sua musica – che lui stesso definisce come “una specie di techno” – piace a tutti, anche a chi non ha mai saputo di essere appassionato del genere. Con 13.595 ingressi il live all’Unipol Arena di Bologna nel 2016 è stato uno degli eventi musicali live più visti di quella stagione. Dopo la Germania, l’Italia è il paese europeo che più ama Paul Kalkbrenner. Lo dimostrano i dati di affluenza ai suoi live, sempre impressionanti, quasi inaspettati, ormai certi. Una dimensione live dove riesce sempre ad esprimere se stesso nel migliore dei modi, assemblando le parti del suo racconto. 

Senza dubbio, il film ‘Berlin Calling’ ha giocato un ruolo fondamentale nell’ascesa di Paul Kalkbrenner. Era il 2004 quando il regista Hannes Stöhr desidera girare un film sulla vita notturna di Berlino. Fan sfegatato del produttore tedesco, è sicuro che l’artista sia l’uomo giusto non solo per comporre la colonna sonora del film ma anche per interpretarne il protagonista: lo scellerato ma geniale DJ Ikarus. Paul accetta. Si trasferisce sei mesi in Provenza con il collega e amico Sascha Funke per produrre le musiche originali. Poi inizia la sua prima esperienza da attore, semplicemente pazzesca. ‘Berlin Calling’ diventa un istant cult. Presentato al Festival del cinema di Locarno nel 2008, è stato parzialmente girato anche in due leggendarie club techno di Berlino: il Bar25 e Maria Am Ostbahnhof. Gran parte della critica lo definisce come il miglior fil che sia mai stato girato sulla scena elettronica. Sono d’accordo. La colonna sonora fa ancora meglio. Vende 200 mila copie e Paul Kalkbrenner diventa una star, a metà tra finzione e realtà. Un personaggio di un film che improvvisamente sale sul palco e suona musica pazzesca, la sua. E questo crea una specie di mito che si autoalimenta perché il vero Paul non fa niente per smentire Ikarus. Anzi. Nella colonna sonora di “Berlin Calling” c’è una canzone in particolare che si trasforma nell’inno di una generazione, consacrando Berlino come capitale mondiale della musica elettronica. Cantata dal fratello Fritz, di qualche anno più giovane, canticchiando in una cuffia perché il microfono si era rotto, ‘Sky And Sand’ diventa la canzone che è rimasta più a lungo nella classifica dei singoli più venduti in Germania della storia: 129 settimane, cioè due anni e mezzo.

La colonna sonora di “Berlin Calling”, non è il più grande successo commerciale di Paul Kalkbrenner. I due album successivi, ‘Icke Wieder’ e ‘Guten Tag’, fanno addirittura meglio, rimanendo in top 5 in Germania per oltre 20 settimane. Nel marzo 2015 il tedesco firma un contratto esclusivo con la Sony Music che gli mette a disposizione l’intero catalogo. È la prima volta che la multinazionale giapponese permette questo ad un artista. Paul ricambia con tre citazioni, contenute nell’album ‘7’, il settimo album, uscito Il 7 agosto 2015: ‘You’re The One For Me’ di D-Train (1982) contenuta in ‘Cloud Rider, ‘Never Too Much’ di Luther Vandross (1982) ascoltabile in ‘A Million Days’ e ‘White Rabbit’ dei Jeffrerson Airplane (1967) vocal di ‘Feed Your Head’. L’ultima fatica è del 2018. ‘Parts Of Life’ è l’opera più intima e libera che lo riporta all’approccio degli esordi. Sono molto gli elementi in comune con ‘Superimpose’ (2001), ‘Zeit’ (2001) e ‘Self’ (2004), album che sembrano composti ieri. Nel frattempo (25 agosto 2012) Paul Kalkbrenner sposa in gran segreto la compagna e collega Simina Grigoriu e il 20 aprile 2015 diventa padre di Isabella Amelie. L’avrete vista aprire qualche concerto. Kalkbrenner è un caso più unico che raro. È un musicista e compositore elettronico di musica techno amato e seguito come una popstar. Non era mai successo che un artista del suo genere avesse così tanto successo in ambito mainstream. Il suo lavoro ha contribuito in maniera importante a sdoganare un certo tipo di suono ma trovare una spiegazione esatta per il fenomeno Kalkbrenner è veramente difficile. Probabilmente il suo segreto è quello di essere unico nel suo genere. Come lui non ce ne sono, dischi che assomigliano ai suoi, neppure. Il grande Umberto Eco sosteneva che il segreto per avere successo nella vita è quello di “diventare specialisti di una materia”. E Paul Kalkbrenner è senza dubbio il numero uno della sua. L’esempio vivente che si può arrivare alla grande massa con stile e classe, senza dover per forza cedere a compromessi e senza dover per forza snobbare il successo. In un’intervista di qualche anno fa dichiarava che il sogno di ogni artista musicale è in fondo vedere le sue canzoni girare il più possibile. Fatico a dargli torto. Non parlo di successo ma di tradizione, come complesso di memorie, notizie e testimonianze trasmesse da una generazione all’altra. Se questo poi porta alla fama ancora meglio. Paul Kalkbrenner è fiero di essere tedesco. Nel suo appartamento di Berlino conserva incorniciata al muro la lettera di ringraziamento che il governo tedesco gli ha scritto dopo la performance del 9 novembre del 2014 alla Porta di Brandeburgo per la celebrazione dei 25esimo anniversario dalla caduta del muro. Un muro materiale e spirituale che Paul Kalkbrenner ha abbattuto a colpi di musica techno.

Liberamente tratto da Discoball, da me scritto per Radio Deejay nel gennaio 2017.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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