Giovedì 13 Agosto 2020
Interviste

VillaBanks è pronto a conquistare tutto El Puto Mundo

Il giovane rapper italiano classe 2000 è un perfetto esempio della next gen pronta a conquistare il successo nel nuovo decennio. Abbiamo intervistato lui e il suo producer Linch per scoprire cosa bolle in pentola

Foto © Matteo Moro

Non ha una pagina Facebook, spinge molto su Instagram e va forte su Tik Tok. È attorniato da produttori giovanissimi che non hanno paura di osare. Fa canzoni corte, immediate. Il suo immaginario fotografico richiama quello made in USA: La sua vita è stata sballottata tra molte grandi città. Il giovane produttore classe 2000 VillaBanks è un perfetto esempio della new generation pronta a raggiungere il successo nel nuovo decennio. Arrivato al successo nel 2019 con ‘Candy’, traccia da milioni di ascolti su Spotify, quest anno si sta preparando a pubblicare ‘El Puto Mundo’, il suo prossimo lavoro in studio, assieme al fidato produttore Lincho e a Tommaso Colliva, musicista e pluripremiato producer vincitore anche di un Grammy Award per il suo lavoro con i  Muse. Visto che le cose che bollono in pentola sembrano essere davvero molte, abbiamo scelto di fare una chiacchierata con VillaBanks e con Linch, il suo storico produttore.

 

Banks, come spiegheresti chi sei e cosa fai a un nostro lettore che non si è ancora imbattuto nella tua musica?
Sono un musicista che parla di donne. Potrei parlare all’infinito di relazioni, di vita quotidiana, di scambi tra persone. Al contrario, molti altri argomenti canonici della cultura hip-hop come la strada, le rivalità, i soldi, il successo, per me sono diventati ormai troppo ridondanti. Io amo parlare delle relazioni che, ogni giorno, vivo sulla mia pelle. Perché? È un argomento fresco, vivo, sempre in evoluzione.

Avevi un tour in partenza in primavera annullato causa lockdown. Nel mondo della musica elettronica tutti hanno iniziato a trasmettere dj set, prima molto casalinghi, poi sempre più raffinati e spettacolari. Tu cosa hai fatto per rimanere in contatto con i tuoi fan?
In Italia è andato forte il Covid Freestyle. Io non ho partecipato perché stavo lavorando forte al mio prossimo album ‘El Puto Mundo’. Appena la situazione si è sbloccata, però, ho voluto farmi sentire attraverso un contest promosso da Esse Magazine e Snipe con il mio freestyle ‘Peso delle palle’. In questi giorni ne è uscito un altro: ‘Kardashan’. Queste clip sono totalmente organizzate da me e mi permettono di rimanere in contatto con il mio pubblico in maniera fresca e diretta.

Il concerto virtuale di Travis Scott su Fortnite ha mostrato il futuro dell’intrattenimento musicale?
Il concept mostrato da Travis e dagli sviluppatori di Fortnite è sicuramente vincente anche se, in qualche misura, spaventoso. Se non vai a imboccare il consumatore con la tua musica nel videogioco o nel contesto in cui lui è in quel momento si corre il rischio di trovare una persona talmente distratta da non accorgersi neanche della musica che sta ascoltando. Bisogna posizionarsi dove l’ascoltatore sta già guardando, senza obbligarlo allo “sforzo” di distogliere lo sguardo e cercare altrove. Sono contento che la cultura hip-hop, che comunque è sempre stata underground, riesca a entrare in circuiti molto popolari come Fortnite.

 

Se vuoi avere successo, devi essere ubiquo. Il trick non è cercare di attirare gli ascoltatori fuori dalla loro comfort zone ma di entrare, strombazzando, nella loro quotidianità.
Si, io ho fatto così. Sono uscito con dieci singoli uno in fila all’altro. Ovunque guardassero, avrebbero trovato qualcosa di mio: un video, un tag, una ritornello, un rap, un featuring.

‘El Puto Mundo’. Primo album con la Virgin e con il supporto di Tommaso Colliva (fondatore della band Calibro 35 nonché produttore per band come Muse, Franz Ferdinand e molti altri) in post produzione. È il next level che cercavi?
Assolutamente. Io cercavo un next level, volevo che il nuovo album funzionasse meglio, dicesse più cose e fosse fatto meglio rispetto a quello vecchio. Nel nuovo progetto voglio sempre essere più me stesso rispetto al precedente. E con questa squadra, ora, posso farlo: Reizon e Lincho in produzione e Tommaso Colliva in post mi danno una marcia in più. Se avete ascoltato i primi singoli dell’album, sicuramente ve ne sarete accorti. Lavorare con Colliva è molto stimolante: gli propongo la mia visione e lui riesce a concretizzarla, sia esso un suono, un mix o uno strumento dal vivo. E se, un giorno, lui passasse anche “ai fornelli”, beh, potrebbero uscire cose spettacolari.

Segui qualche dj o produttore in particolare?
La mia cultura di musica elettronica deriva da ciò che mia sorella ascoltava quando ero piccolo: Justice e Daft Punk su tutti. Dai primi ho ripreso un po’ quell’attitudine electro-punk quando urlo nei miei pezzi, dei secondi invece mi affascina l’elementare complessità dei loro pezzi. Sono riusciti a creare i beat pulsanti giusti al momento giusto per farti ballare. Il mio imprinting elettronico è questo.

Come è iniziata la tua collaborazione con Linch?
Ci siamo incontrati quando ero agli inizi. Non conoscevo nessuno del settore, non avevo uno studio e mi mancava chi mi scrivesse una base. Ci siamo incontrati, ci siamo piaciuti ed è nata questa collaborazione in cui lui scrive i beat e io ci canto sopra. Ci siamo completati l’un l’altro. Con il passare del tempo siamo diventati migliori amici e, con la musica, cerchiamo di evolverci sempre assieme. Nell’ultimo periodo stiamo cercando di allargare i nostri orizzonti e collaborare con nuovi produttori come Brando Luis, Reison e altri giovani talenti.

 

Linch, come sei diventato un producer e come hai iniziato a collaborare con VillaBanks?
Fin da piccolo son sempre stato appassionato di musica, quando avevo 11 anni ero fissato con la musica electro house, infatti mi comprai un mixer con cui, in camera, provavo a fare il dj. Col passare del tempo iniziai a ascoltare rap e successivamente trap: quest ultimo genere, in particolare, mi aprì un mondo completamente nuovo. Persi così l’abitudine di fare il dj e a quindici anni iniziai a produrre le mie prime basi. Ho conosciuto Banks nel 2017. Il nostro primo incontro è stato totalmente casuale: praticamente ci frequentavamo con la stessa persona senza saperlo e questa ragazza dopo un pò mi parlò di lui. Guardando il suo profilo notai che faceva musica in francese e subito gli scrissi perché mi piaceva la sua roba. Da lì abbiamo iniziato a lavorare insieme e col passare del tempo ci siamo legati sempre più sia a livello personale che artistico. Infatti, oltre che a essere coppia fissa rapper-producer, siamo anche migliori amici.

Il credo della “scuola musicale a tutti i costi” e del “super studio di registrazione” è tramontato. Per fare musica basta un laptop e tanto orecchio. Qual è il tuo set up? Hai una ritualità quotidiana nel produrre o ti cimenti solo quando arriva l’ispirazione?
Esattamente, ormai al giorno d’oggi per far musica non è necessario fare studi specifici, anche se sicuramente studiando alcuni strumenti o facendo dei corsi di mix e master si hanno dei vantaggi nella produzione musicale. Io, fino a ora, sono completamente autodidatta: ho iniziato un po’ per gioco, al posto della PlayStation avevo il mio portatile e passavo le giornate a provare a capire come funzionava quel programma.
Come DAW inizialmente ho usato FL Studio, poi passando a Mac ho scaricato Logic Pro e da lì ho sempre usato quello. Ho sempre prodotto tutti i giorni tranne qualche rara eccezione, perché appunto non avendo mai fatto studi, l’unico modo per imparare era la pratica, ho centinaia e centinaia di beat mai usati serviti solo per arrivare al livello di produzioni di ora. Ultimamente, però, posso dire che il mio modo di produrre è cambiato in quanto, avendo finito gli studi e avendo deciso di dedicarmi interamente alla musica, ho molto più tempo libero e quindi non ho più le tre ore fisse al giorno che avevo fino all’anno scorso. Ci sono giornate in cui non faccio altro che fare musica come giornate dove stacco completamente e non tocco il computer. Anche il legame musicale con Villa è cambiato ultimamente: prima lavoravo da casa e mandavo i beat a Banks, ora invece lavoriamo insieme alla produzioni e questo è stato un grande passo avanti perché ci permette di creare musica che capace di andare al 100% nella stessa direzione.

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Michele Anesi
Preferisco la sostanza all'apparenza. micheleanesi@djmagitalia.com

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