Mercoledì 18 Settembre 2019
Festival

Villalobos e Peggy Gou, il re e la regina del Caprices

Il festival svizzero come sempre non ha tradito le attese. Con tante conferme e altrettante certezze

Foto di David Holderbach

Anche quest’anno la proverbiale quiete svizzera è stata interrotta per quattro giorni e quattro notti dalle 25mila persone presenti al festival Caprices a Crans Montana, come sempre diviso in due sessioni, una diurna e una serale.

Quella diurna si è svolta al MDRNTY, nella consueta location che dall’esterno sembrerebbe una serra in alta quota: collocata a 2.200 metri di altezza, vi si accede soltanto con le cabinovie, che procedono serafiche sino alla meta: quando si inizia a sentire l’effetto “unz unz unz” significa che si è quasi arrivati. Come nelle edizioni passate, i migliori momenti musicali di Caprices si sono vissuti proprio qua. Merito in particolare delle performance di Sven Väth e Ricardo Villalobos. Villalobos è il vero re del Caprices; presente in tutte le edizioni, si narra sia stato capace di chiamare di persona l’organizzazione un anno in cui non era stato inserito nella line up; quando sale a Crans Montana è sempre nella sua versione migliore, vero e proprio Dottor Jekyll e Mister Hyde della console. Ispiratissimo, spontaneo nel regalare un suo vinile ad un fan che probabilmente era stato rimbalzato da Shazam, si è anche dato un taglio deciso ai capelli, in modo da non dover perdere troppo tempo con il suo ciuffo ribelle. Nei suoi set, infine, non mancano mai gli evergreen. Tutti possono mettere ‘French Kiss’ di Lil Louis e ‘The Age Of Love’ per spiazzare il pubblico, in pochi possono permetterselo ai giorni nostri suscitando cori da stadio. Villalobos è uno di questi.

 

Alla sera Caprices si è trasferito nel Moon, struttura indoor in un parcheggio a pochi metri dal centro del paese. Moon quest’anno ha previsto due stage: il main che ha mantenuto il nome Moon e l’altra zona, denominata Satellite. Tanti i guest che si sono succeduti di serata in serata: Acid Pauli, Jamie Jones, Seth Troxler, Marcel Dettmann, Black Coffee e Peggy Gou, giusto per nominarne alcuni. La nostra attenzione si è concentrata in particolare su Peggy Gou, che sta vivendo di sicuro un momento d’oro della sua carriera. In console è sempre concentratissima; sorrisi dispensati con il contagocce, un volto che sembra tradire una perenne tensione (positiva, sia chiaro), esclusivamente dedita a dare il meglio di se stessa mentre crea il suo set. Giusto uno sguardo compiaciuto ogni tanto, in particolare quando è arrivato Seth Troxler per il cambio console, ed ha iniziato a ballarle intorno per diversi minuti. La sua è stata una techno molto tosta, senza un attimo di tregua, un set più berlinese che da festival. L’unico momento nel quale tirare un po’ il fiato? Quando ha suonato la sua ‘Starry Night’. 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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