Sabato 16 Novembre 2019
Interviste

Vini Vici: “la psytrance è qui per restare”

Vini Vici si raccontano a DJ MAG Italia in occasione dell'uscita di 'Moyoni', il follow-up della traccia che li ha proiettati nello stardom mondiale

Da Miami a Tokyo, passando per Ibiza e Abu Dhabi: psytrance fa rima con Vini Vici. Il duo israeliano salito alla ribalta nel 2017 grazie alla famosissima ‘Great Spirit’ è diventato l’icona di un genere che è riuscito a travalicare i confini della trance guadagnandosi così un posto al sole tra i trend musicali più influenti degli ultimi 5 anni. Prima al seguito di Armin van Buuren e poi come special guests, Aviram Saharai e Matan Kadosh stanno girando il mondo da tre anni collezionando più di 200 show ogni 12 mesi. Dopo aver scalato le gerarchie ed aver suonato sul main stage di A State Of Trance a Utrecht, nell’ultimo biennio Vini Vici hanno spalancato i loro orizzonti arrivando a calcare i palchi di tutti i maggiori festival del pianeta. Sempre accompagnati dalla stessa domanda: “quando esce il follow-up di ‘Great Spirit’?” Dopo anni di attesa, lo scorso luglio l’hanno finalmente presentato in anteprima mondiale sul main stage di Tomorrowland. Da allora solo voci e molta attesa. Fino a qualche settimana fa, quando la release date è stata svelata. Abbiamo così colto l’occasione della pubblicazione di ‘Moyoni’ – oggi – per raggiungere il duo psytrance e fare il punto sulla loro carriera.

 

La formula magica sembra la stessa ma, lo sappiamo, ogni traccia nasce in maniera differente, soprattutto quando è accompagnata da una grande pressione come quella che avete voi addosso. Com’è nata ‘Moyoni’?
Essere un dj di successo innalza il livello di stress in maniera importante. Non è facile da gestire tutti gli aspetti di questo lavoro: pubblicare buona musica, pensare a come rimanere costantemente rilevanti nella scena, divertire e appagare i propri fan. Il tutto combinato con parecchie notti insonni e voli letteralmente interminabili. Ma non fraintendeteci, amiamo ciò che facciamo! Quando siamo in studio non vogliamo mai tradire la nostra classica impronta sonora e, di volta in volta, cerchiamo di introdurre qualche elemento inedito. Abbiamo iniziato a comporre ‘Moyoni’ con un nuovo brass che suona totalmente differente rispetto a quello di ‘Great Spirit’. Al posto di puntellare il drop con un ritornello abbiamo deciso di limitarlo al breakdown. Abbiamo introdotto il didgeridoo, entrando poi con una classica melodia ‘da arena’ nel secondo drop.

Il successo di ‘Great Spirit’ ha reso la psytrance rendendola popolare in molti dancefloor e festival affollati da un pubblico che abitualmente non ascolta questo genere. Oggi qual è lo stato di salute della psytrance? È riuscita a guadagnarsi stabilmente un posto all’interno di un panorama musicale ampio?
La psytrance ha caparbiamente conquistato il suo posto nel panorama musicale mainstream. Quasi ogni top dj suona normalmente 2 o 3 tracce psy all’interno del proprio set: questo significa molto per noi e per il nostro movimento. Abbiamo addirittura visto dei video che mostrano Marshmello e Dj Snake mentre propongono tracce palesemente ispirate alle sonorità psytrance. È incredibile guardarsi attorno e notare come qualcosa che era considerato alla stregua di un tabù solo qualche anno fa oggi sia benvenuto in tutti i grandi festival e club del mondo. Dall’altra parte le radici psytrance sono più solide che mai e ritengo che, a prescindere da cosa accadrà nei prossimi anni, il cuore della scena sarà sempre lì e non potrà perdersi per strada.

 

Negli ultimi anni avete collaborato con Armin van Buuren, Dimitri Vegas & Like Mike, Paul van Dyk, Rehab e molti altri. Avete mai pensato di sfondare il muro del vostro genere grazie a un featuring con una stella del pop o del rap? Rivoluzionerebbe ulteriormente il mondo della musica e darebbe alla psytrance uno status ancora più globale.
Potrebbe essere sicuramente interessante! Siamo aperti alle collaborazioni e ci piace rompere gli schemi. Quella che facciamo è arte e l’arte non dovrebbe avere barriere: se sentiamo che potrebbe essere una cosa buona, la facciamo.

Sto guardando il vostro Instagram. Mi sarei aspettato una vetrina straripante di foto e video delle vostre performance a Tomorrowland, Ultra, EDC… sorprendentemente, invece, vedo un’enorme varietà di contenuti che riflettono il vostro approccio umile e divertente a tutto ciò che fate.
Uno dei nostri più grandi mantra è quello di rimanere con i piedi per terra. Ciò che tu noti non è frutto del caso. Abbiamo fatto più di 200 show all’anno negli ultimi tre anni e, se postassimo ogni volta del materiale, probabilmente ci annoieremmo a morte. Per questo cerchiamo di essere il più interessanti possibile senza focalizzarci troppo su un solo tema. Lasciamo il racconto dei nostri party alle Storie.

Avete più volte espresso la vostra preoccupazione riguardo il surriscaldamento del nostro pianeta. Vi sentite sulle spalle la responsabilità di poter aiutare il music business a diventare più eco-sostenibile per esempio scegliendo di partecipare solo a eventi che puntano sul riciclo o che bilanciano le emissioni di co2?
Abbiamo a cuore il tema dell’ingiustizia in senso lato, non solo ambientale. Facciamo del nostro meglio per fare la nostra parte e stiamo attualmente lavorando su un progetto legato a queste tematiche.

 

India, Emirati Arabi Uniti, Cina, Sud America. Qual è il mercato emergente più appetibile per voi?
Sicuramente la Cina. È un mercato enorme che si sta lentamente aprendo alla psytrance. Proprio questa settimana ho ricevuto messaggi da due dj psytrance che vanno a suonare là per la prima volta. Sono profondamente contento che sia un trend che va oltre Vini Vici.

Che rapporto avete con la vostra madre patria?
Sono fiero di provenire da Israele. Penso sia un Paese avanzato che è riuscito a uscire da situazioni complicate – oltre al fatto che può vantare una cucina dannatamente buona.

Una domanda che ci fanno spesso i nostri lettori riguarda il vostro assetto live. Suonate da soli per necessità o per scelta?
La domanda per Vini Vici è molto alta e spesso ci dobbiamo dividere per far fronte alle richieste di booking, per riposarci o semplicemente passare del tempo in studio.

 

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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