Domenica 16 Dicembre 2018
Storie

Off-White, Louis Vuitton, Swedish House Mafia e Ibiza: il successo di Virgil Abloh

L'exploit mondiale di Virgil Abloh, il direttore creativo più in vista del momento, spazia dalla moda al djing in uguale misura. Ne abbiamo analizzato la personalità in console e le perfette strategie di comunicazione

Foto: Circoloco at DC10

Madison Square Garden, Circoloco, Lollapalooza, Hï Ibiza, Boiler Room. E tanto altro ancora. Non è il tour di una popolarissima leggenda della console, ma solo alcune delle ultime date di Virgil Abloh, direttore artistico di Louis Vuitton e fondatore della linea di abbigliamento multi-piattaforma chiamata Off-White. 

L’ascesa professionale di Virgil è un insieme di straordinari traguardi e successi consecutivi, attraverso i quali ha avuto modo di affermarsi come uno dei protagonisti fondamentali dell’industria della moda e negli ultimi tempi come presenza fissa dei più prestigiosi raduni di musica elettronica al mondo. La sua carriera prende il volo nel 2002, anno in cui si laurea in ingegneria civile. Pare che Virgil scelse di mancare alla cerimonia del diploma per incontrarsi con John Monopoly, manager di Kanye West, per divenire il suo braccio destro creativo attraverso una serie di progetti. Dal 2006, in cui conclude un master in architettura – che dichiarò in seguito essere stata l’esperienza decisiva per aprirsi le porte “all’estetica della moda” – collabora con West su più fronti: prima in un master presso Fendi, poi alla direzione di Donda (l’agenzia creativa di Kanye), quindi alla direzione artistica dell’album ‘Watch The Throne’ (Kanye e Jay-Z), ma anche alla celebre linea Yeezy. Nel 2013 inizia l’esperienza Off-White, che ad oggi è divenuta presenza autorevole nell’ambito della moda streetwear di lusso, al punto da permettergli nel 2018 di essere designato come direttore creativo di Louis Vuitton e nel 2019 di disegnare una linea di tappeti per gli svedesi di Ikea. Nell’ambito di tutto ciò, Virgil ha suonato tanti dischi. È proprio lui a raccontare, ai microfoni di The Guardian, che la sua passione per l’arte del djing è iniziata ai tempi dei liceo ispirandosi al suo idolo A-Trak e non è mai svanita.

  
Il mondo della club culture“, ha affermato recentemente, “mai come adesso ha bisogno di qualcuno che crei un nuovo movimento, una forte vibrazione” e questo movimento, secondo Virgil, può trovare casa nelle doti creative provenienti dall’ambiente della moda internazionale. La forza di Abloh è d’altronde riconosciuta nella sua capacità di parlare il linguaggio (soprattutto visivo) dei giovani clubber, riuscendo a comunicare la propria personalità in qualsiasi ambito sia andato ad intaccarsi, che sia l’underground del Circoloco Ibiza o promuovere la reunion della Swedish House Mafia a Miami. E parlando di ambiti, che quello di moda e musica elettronica stiano da tempo andando a braccetto è assolutamente indiscutibile. Si guardi a Diplo, Calvin Harris e Martin Garrix come modelli di importanti brand tra cui Armani, ai The Martinez Brothers con un mixato per la campagna promozionale autunno/inverno 2014 di Givenchy firmata Riccardo Tisci, e ancora Daft Punk per Louis Vuitton (2008), Skrillex e Baauer per Alexander Wang (2016), i Justice per Dior (2009), Axwell e Ingrosso per Palm Angels (2018) e infine i recentissimi documentari firmati Gucci in onore dei trent’anni della Second Summer of Love. 


  
Ma torniamo a Virgil Abloh. La cronologia degli show cui il creative designer ha partecipato solo nel 2018 rende una perfetta idea del ruolo che l’americano sia riuscito a ritagliarsi all’interno dello showbiz musicale. Per esempio un posto da headliner a fianco di Diplo e Hot Since 82 al Basement di Miami durante la Winter Music Conference, o ancora in estate ci basti citare il dj set al Tomorrowland 2018, le apparizioni ibizenche tra Circoloco e Hï Ibiza (dove tornerà venerdì 27 settembre per l’evento “White Coffee” insieme a Black Coffee) o ancora quelle al Lollapalooza, all’HARD Summer, al Parklife o con il suo programma su BBC Radio 1. Tanto spazio anche nell’hip hop: suo sarà l’opening del live di Travis Scott al Madison Square Garden, e già ha diviso il palco in agosto con Drake, al Brooklyn Mirage di New York. Negli anni precedenti la sua agenda si è riempita di appuntamenti in altre importanti occasioni tra cui il Boiler Room e le console divise con Kaskade, Gesaffelstein, Annie Mac, Brodinski e tanti altri. Una carriera in rapidissima ascesa anche nell’ambito del djing, dunque. Ma qual è la chiave di questo sensazionale successo? 

 
Sostanzialmente, consiste nella stessa che ha garantito il successo ad artisti come Amelie Lens ma soprattutto Peggy Gou, con quest’ultima in particolare che tra l’altro nel 2019 lancerà la sua linea d’abbigliamento sotto l’ala della New Guards Group (che detiene anche Off-White): creare immaginari molto specifici, parlare un linguaggio moderno e sapersi mantenere coerenti nelle scelte creative. A livello d’immagine Amelie appare spontanea, umile e coinvolgente nell’uso dei social media; Peggy è affascinante, atipica e coerente nella comunicazione audio-visiva; Virgil Abloh è il riassunto di tutto ciò. Le tracklist dei suoi set spaziano tranquillamente da Boys Noize a Joy Orbison, da Honey Dijon a Peggy Gou, senza però uscire di tracciato nel rapporto con il pubblico; un set di Virgil Abloh parla al diciassettenne sbarbato quanto al trentacinquenne appassionato senza suscitare il malcontento di uno o dell’altro. Proprio come in Off-White si rivolge ai giovani e Louis Vuitton agli adulti. Il marchio di fabbrica di Abloh è il messaggio scalfito su parole chiave semplici e dirette, minimale nello stile ma allo stesso tempo d’impatto. Quel che resta è la personalità

Questo è dunque il messaggio che deve arrivare alle giovani leve davanti ad un creative designer con la nomea parallela di headliner dj, ovvero che la personalità rimane la chiave dell’arte e che essa può esprimersi attraverso moltissime strade coesistenti, ma non per questo incoerenti. E allora lunga vita a chi, nel proprio percorso artistico, è capace di muoversi a trecentosessanta gradi. Perchè la musica (soprattutto quella elettronica) non è mai solo musica, ma lo specchio di una precisa società inquadrata in uno specifico arco temporale, che oggi può essere in un modo e domani nell’esatto opposto. Per questo Virgil Abloh è tra le personalità più richieste in console negli ultimi tempi. Sa esserci, da tutti i punti di vista. Sia ieri che oggi, e probabilmente anche domani. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
28.09.2018

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Un ventiquattrenne romano letteralmente cresciuto nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando la playlist di Spotify.

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