• MARTEDì 14 APRILE 2026
Interviste

VIVA! Festival arriva alla decima edizione ed è sempre unico

Il festival pugliese annuncia Overmono, ciliegina sulla torta di una line up decisamente gustosa, e uno dei suoi fondatori ci racconta come passato, presente e futuro di una delle realtà iù magiche dell'estate italiana

Foto: ufficio stampa VIVA! Festival

Ci sono delle realtà che scelgono la via della grazia. Quella della crescita organica, che non passa da logiche di mercato feroci né da comunicazioni invasive o campagne mediatiche ridondanti. Semplicemente, mettono al centro la musica e una visione forte, personale, certamente una strada più ardua, se vogliamo più difficile, sicuramente più complessa ma che poi, quando la visione riesce a concretizzarsi, diventano delle bussole, delle stelle polari nel firmamento a cui appartengono, per chi le vuole seguire, siano altri organizzatori di eventi, sia il pubblico.

È il caso di VIVA! Festival, che da dieci anni ormai è un punto fermo della festival season italiana e dell’estate pugliese. VIVA! è nato con l’idea di portare un certo tipo di musica, e prima ancora di attitudine, in un luogo e in un momento dell’anno – l’estate in Pugli, a Locorotondo – in cui solitamente le abitudini di consumi artistici, culturali e di intrattenimento sono altre.

VIVA! nel 2026 festeggia le decima edizione e lo fa con una line up che racconta la sua storia guardando però al futuro. Dopo l’annuncio di Overmono, uno dei nomi più interessanti del panorama internazionale, e altri importanti artisti già lanciati nelle passate settimane, abbiamo fatto una chiacchiera con Giuseppe Conte, parte di Turné, la società che organizza il Festival, e tra i fondatori e curatori di VIVA!.

Giuseppe Conte, foto: Piero Migailo

Ci racconti la genesi di VIVA!?
Il festival nasce dieci anni fa, pensato nel 2016 e realizzato nel 2017, da una collaborazione tra Turné (associazione culturale pugliese di Locorotondo) e Situazione Xplosiva (associazione torinese da sempre organizzatrice di eventi tra cui C2C). Questo incontro è avvenuto durante Audiorama, una sessione di talk a Borgo Egnazia, e nasce dall’idea di portare musica elettronica non consolidata tra trulli, masserie, posti non convenzionali, perlomeno non erano convenzionali qui dieci anni fa, oggi è tutto più “normalizzato”, per fortuna le cose si sono evolute grazie a progetti pionieistici che hanno attecchito (tra cui il nostro, non lo nego). Ci sono voluti coraggio, visione, come sempre fortuna e soprattutto l’apporto di persone fondamentali che ci hanno creduto. Tra queste, Francesco Cerroni e Sergio Ricciardone, che oggi non ci sono più e a cui dedicheremo VIVA! Festival 2026.

Come si capisce che una cosa del genere può funzionare in un territorio dove, come dici, i consumi anche culturali sono diversi dalla proposta vostra?
Si capisce dal fatto che le persone vengono, semplicemente. Non abbiamo mai puntato ai grandissimi numeri, noi siamo un festival da 5mila persone a sera perché non vogliamo stressare il territorio e vogliamo far star bene le persone, che vengono a piedi dal paese.

Se pensi a dei momenti game changer, che hanno cambiato proprio la marcia e il peso del festival in questi anni, quali sono?
Te ne dico due belli e uno brutto: il primo concerto, quello di Nicholas Jaar: non mi aspettavo tutte quelle persone, quell’interesse, è stato esaltante e ci ha dato molta fiducia in noi stessi e in ciò che stavamo costruendo. Infatti poi questo ci porta al secondo momento che ti viglio raccontare, quello “brutto”, perché è stato motivo dell’errore dell’anno dopo, il secondo, quando abbiamo spostato le date a metà luglio, con una line up che oggi varrebbe 2 milioni di euro ma ai tempi non ebbe il successo sperato: la produzione si è sfilacciata, ci sono stati diversi errori di valutazione e a cascata quei malumori che generano attriti. Abbiamo fatto il classico passo più lungo della gamba. Per fortuna però abbiamo capito cosa non rifare, come cambiare, dove correggere il tiro; insomma non ci è costato il festival, cosa che spesso succede nel nostro settore. Il terzo momento, sempre bello, è stato lo scorso anno, dove con una line up non spettacolare, o meglio non eslatante dal punto di vista di grandi nomi da richiamo mediatico o ticket seller da stadio, abbiamo avuto una grande risposta dalla nostra comunità, e questo ci ha detto molto: la gente viene a VIVA! perché è VIVA!, è un’esperienza particolare. Chiaro che il 2024 con Underworld e Air è stato il top, se devo basare questa tua domanda su nomi e successo. Però ho volutamente cercato di soffermarmi su altro, proprio per farti capire la mentalità con cui lavoriamo.

 

2026: un anno ancora una volta importante, perché sarà la decima edizione. Qual è l’idea e la direzione del festival per questa prossima estate?
Lunedì abbiamo annunciato Overmono; abbiamo Polo & Pan e Darkside in esclusiva nazionale; Polo & Pan è una richiesta forte della community di VIVA! e abbiamo ascoltato il nostro pubblico, abbiamo Darkside che chiude il cerchio con Jaar nel decennale, e poi John Glacier che speriamo sia una nostra scommessa per il futuro. Abbiamo diversi artisti italiani in line up come Giorgio Poi, Prima Stanza A Destra, perché VIVA! è in estate in Puglia, non è Torino a novembre: se C2C è tornato a fare Club TO Club, con scelte azzeccatissime che raccontano l’anima del festival ma anche la sua narrativa rispetto a luoghi e tempi in cui so svolge, noi abbiamo capito che nell’estate pugliese risuona anche una vibe meno metropolitana, più estiva e bucolica, il sole il mare, siamo tutti più leggeri, non è una banalità ma è proprio una vibe, quindi della musica italiana fresca e nuova ci sta.

Cosa sogni per il futuro di VIVA!?
Il nostro obiettivo è rendere VIVA! sempre più esclusivo a proposito di proposta, meno omologato a livelli di nomi e di dinamiche. Noi dobbiamo necessariamente prendere un’altra strada, scovare gli artisti prima che abbiano costi inarrivabili, e poi magari quei nomi che sono forti ma non così abituali in Italia, e non è semplice fare un lavoro di questo tipo. Non abbiamo nomi predefiniti ma un’idea di festival che deve essere a misura di spettatore, che dev’essere a suo agio e coccolato, tra mare, tal, concerti e stare bene.

 

 

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Albi Scotti
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