Sabato 16 Novembre 2019
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Vogliamo tornare negli anni ’90?

La golden age della dance viene riscoperta e recuperata oggi in moltissime produzioni, un ricorso storico interessante

Nelle ultime settimane sono usciti due brani piuttosto rilevanti dal punto di vista discografico, uno relativamente all’Italia – ‘1990’ di Achille Lauro – l’altro per il mercato globale – ‘Ritmo (Bad Boys For Life)’ dei Black Eyed Peas con J Balvin. Due canzoni che pescano a piene mani dalla dance mainstream anni ’90, quella che ai tempi veniva chiamata in modo pragmatico, sbrigativo e per certi aspetti certamente dispregiativo commerciale. Un richiamo che non è casuale, e soprattutto non isolato. In diversi casi i successi dance degli anni ’90 sono l’ispirazione per hit nuove, e il sound di vent’anni fa è tornato prepotentemente di moda. Qualche esempio: Nina Kraviz infila spesso e volentieri classici techno e trance del periodo nei suoi set; molti pezzi sono ripescati e tornati fortemente alla ribalta in contesti ben precisi (Gala e la sua ‘Freed From Desire’ sono diventate paradossalmente un piccolo inno dei mainstage techno).

 

Siamo tornati negli anni ’90? Più o meno. Le ragioni di questo revival sono tante. Sicuramente, il fattore cronologico è importante. I cicli musicali vivono di corsi e ricorsi più o meno ventennali: se ci fate caso, negli anni ’90 c’era una certa attrazione per il suono anni ’70, come il funk e la disco, campionati e saccheggiati in lungo e in largo dall’hip hop alla house; negli anni ’00 il trend era quello di recuperare gli ’80, con i loro suoni sintetici ed elettronici. Oggi tocca agli anni ’90 essere ripresi. Il fatto è che chi era adolescente vent’anni fa, oggi ha tra i 30 e i 40 anni, e questo significa la possibilità di essere in posizioni in qualche modo rilevanti o decisionali. E imporre il proprio gusto, recuperando dal pozzo dei ricordi ciò che è stato fondamentale per la crescita in un’età in cui il gusto si forma. Poi, c’è l’effetto nostalgia, e quindi dopo il citazionismo ’70, il recupero ’80, oggi tocca (logico) agli anni ’90. Che fortunatamente vengono riportati in scena in tutte le loro declinazioni: per Il Pagante che rifà The Soundlovers c’è un Enrico Sangiuliano che rimette mano a un classico techno come ‘Camargue’ di CJ Bolland e The Advent. La house ripesca a piene mani suoni da quella che è stata sicuramente la sua golden age. Anche il rap, che da un lato straborda con trap e suoni digitali, dall’altro fa sentire forte la voce di strumentali fortemente calate nel boombap e nel recupero di quel mood funk dominante in un certa fae del decennio che ha chiuso il ventesimo secolo. E in certi casi va proprio a riprendere o campionare quell’epoca in cui la dance ha dominato il mondo per la pimra volta. Un esempio strettamente italiano è ‘Montenapo’ di Gué Pequeno con Lazza, basata su ‘Gypsy Woman She’s Homeless)’ di Crystal Waters.

 

Il fatto è che la dance anni ’90 è, semplicemente, vincente. È stato un decennio di enorme creatività per la musica elettronica, in tutti i suoi aspetti. Se degli anni ’80 hanno lasciato il segno soprattutto i ritornelli super pop, nei ’90 la dance ha portato un linguaggio nuovo che ha spostato l’asse della musica, non solo in fae di produzione ma proprio di scrittura, e le conseguenze sono arrivate poi in tutti i generi popolari, dal rock al rap. E questo ciclo di corsi e ricorsi porta oggi la dance di quell’epoca a tornare protagonista, in forme mutate e con il grande vantaggio di essere ormai un genere cristallizzato nella memoria collettiva. E si sa, il passato ce lo ricordiamo sempre meglio di come era. Così, anche certe hit di dubbio gusto riemergono con il giustificativo del “ti ricordi che figata?”. La eurodance, tanto vituperata, snobbata, bistrattata all’epoca, oggi è accolta a braccia aperte anche da chi non la digeriva proprio. E allegramente ci godiamo i La Bouche riscoperti da Achille Lauro come Corona riscaldata da Will.I.Am. In tutto questo processo, assolutamente fisiologico, c’è un aspetto niente male: attraverso i riferienti del passato, chi oggi è giovanissimo e per forza di cose non c’era, ha molto da imparare. Se attraverso i sample del funk e del soul anni ’70 un’intera generazione ha scoperto James Brown, Marvin Gaye o Isaac Hayes, spulciando i ’90 molti risaliranno il DNA della musica, e da un disco a un altro, ci si può davvero costruire una cultura.
Ma che ne sanno i 2000? diceva una canzone di qualche anno fa. Beh, magari cominceranno a saperne qualcosa, no?

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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