Sabato 16 Novembre 2019
Interviste

Alessandro Cortini, il ‘Volume Massimo’ della sperimentazione

Il settimo album da solista precede un nuovo tour internazionale. Perché il polistrumentista, compositore e produttore italiano naturalizzato statunitense non smette mai di sperimentare

Foto: Emilie Elizabeth

‘Volume Massimo’ è un album che combina melodia e pratica sperimentale. Mette insieme la composizione analogica e la dissonanza più sincera. Un processo meditativo continuo, quello di Alessandro Cortini, che distorce il tempo e la memoria, con sintetizzatori saturi intervallati da giri di chitarra. I ruoli dei suoi collaboratori, che operano o frequentano il tuo studio, sono un rimando allo humor: “Per la maggior parte, spargono peli e miagolano quando sto registrando. I felini sono gli unici frequentatori del mio studio”.

Una sua produzione nasce dallo “stare nello studio e creare senza alcuna aspettativa. Penso di aver imparato a conoscermi trascorrendo tanto tempo in studio; capire piano piano cosa mi piace fare e cosa, mi pare più un sacrificio che un piacere”. Cortini sradica la sua esperienza con il gruppo rock industriale Nine Inch Nails, e, dopo aver collaborato con nomi del calibro di Don Buchla, Lawrence English e Merzbow, spiega come è arrivato a realizzare i singoli ‘Amore Amaro’ e ‘Batticuore’. “‘Amore Amaro’ è stata composta su un EMS Synthi AKS e poi ho aggiunto le chitarre. ‘Batticuore’ è nata esplorando strumenti vari in studio, ma solo quelli che ritenevo davvero interessanti. Se certi suoni funzionano e li reputo interessanti, li uso. In questo caso ho usato un Buchla 100 e ancora un EMS Synthi AKS”.

 

Come hai concepito il resto dei brani dell’album?
Utilizzando diversi strumenti. Non ho tenuto conto di cosa ho usato su ogni pezzo, purtroppo, ma a differenza dagli altri dischi ho cercato di utilizzare più strumenti invece di concentrarmi su uno in particolare.

L’equipaggiamento attuale del tuo studio è quello definitivo o sei in un momento di aggiornamento?
Sono sempre in aggiornamento, in progress, anche se alcuni strumenti sono qui da sempre e dubito se ne andranno. Magari collezionano un po’ di polvere a lungo, ma alla fine tornano a suonare.

Come sei arrivato al set up attuale? Su che base hai fatto le tue scelte in fatto di hardware, software e collegamenti?
Le scelte non sono mai pensate, sono il risultato dell’esplorazione. Gli strumenti che sono a me più cari tendono a essere imperfetti e offrono meno opzioni delle loro versioni più… moderne. Mi trovo più creativo se ho dei limiti davanti, piuttosto che infinite possibilità.

 

Su cosa sei specializzato a livello tecnico? In un sound design tutto tuo o ti ispiri a qualche scuola, qualche corrente?
Sono specializzato ad ascoltarmi e a trovare una voce musicale che mi renda felice e realizzato. È un vantaggio, quando si tratta di trovare uno stile personale; sicuramente è anche uno svantaggio dal punto di vista lavorativo, in quanto non offro un pacchetto a 360 gradi di me stesso. Però mi va benissimo così.

Come organizzi la giornata lavorativa e il processo di produzione?
Faccio musica tutti i giorni, senza aspettative o obiettivi. Registro tutto e di conseguenza nel tempo le idee si accumulano e si associano tra loro, formando progetti o… dischi.

Chi ha curato la sonorizzazione del tuo studio?
Nessuno. Non credo tanto nel trattamento sonoro, a parte il conoscere la propria stanza. Ho utilizzato SonarWorks Reference per accordare i miei speaker. Nient’altro.

 

Qual è il produttore che ti piace di più, oggi?
In questi giorni ascolto Caterina Barbieri, Kali Malone, Matteo Vallicelli, Health, Drab Majesty, Drew McDowall, Richard James, Van Halen, Suicide e Ben Frost.

Sei un amante della strumentazione vintage?
Sì, preferisco macchine imperfette e un po’ scombussolate.

Fai parecchia ricerca sonora? Sperimenti ancora?
Tutti i giorni. Ma non è una ricerca vera e propria. Come ho già detto, è molto più semplice: spippolo tutti i giorni e colleziono il tutto, conservo, per poi vedere cosa funziona assieme al resto. Il percorso è più esplorativo e simile a quello di un bambino che gioca, piuttosto che a una consapevole ricerca.

 

 

Principalmente, che software usi?
Logic Pro per il tracking, Ableton Live per concerti.

Che hardware usi?
Un po’ di tutto: Buchla, Make Noise, Verbos, SCI, EMS, Metasonix, Roland, Waldorf.

Chi cura il mastering delle tue tracce?
‘Volume Massimo’ è stato masterizzato da Mandy Parnell a Black Saloon Studios.

Durante il 2012 con un Buchla Music Easel hai composto tre album: davvero per te quello è uno strumento indispensabile?
È uno strumento a cui sicuramente sono molto legato. Però nessuno strumento è indispensabile.

 

 

Nel 2008 hai collaborato Lorenzo Jovanotti suonando i sintetizzatori nel suo album ‘Safari’. Cosa ti è rimasto di quella esperienza?
Lorenzo e Saturnino sono stati molto cari e coinvolgenti. È stata un’esperienza positiva.

Collabori ancora Trent Reznor?
Succede, a volte.

Che rapporto c’è oggi con i Nine Inch Nails, a livello produttivo e umano?
Dopo ormai 15 anni assieme sono una famiglia per me.

Come mettere a disposizione dei neofiti la tua proverbiale esperienza?
Dico questo: si ottiene molto più passando tempo su uno strumento solo, piuttosto che su diversi. L’approfondimento permette di sviluppare una voce personale e allo stesso tempo aumentare la propria conoscenza tecnica generale.

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.