Mercoledì 19 Dicembre 2018
Interviste

Waxlife ci racconta ‘Patterns’ tra BBC, analogico e digitale, e SIAE

Alla scoperta di 'Patterns', album d'esordio per Waxlife, che ci ha raccontato il suo lavoro e la sua produzione

Ha visto da pochi giorni la luce ‘Patterns’, primo album in studio per Simone Lanza aka Waxlife, dj e producer da sempre attivissimo nella scena. L’album, anticipato dal singolo ‘Breathe’, ha subito avuto una forte cassa di risonanza in Italia e all’estero. Noi lo abbiamo recensito sulle nostre pagine e ora ne parliamo a quattr’occhi con il suo creatore.


Il tuo album di debutto ‘Patterns’ è disponibile da pochi giorni e in questo momento chi ti segue starà probabilmente ascoltando a dovere questo lavoro. Quando hai capito che saresti stato pronto ad affrontare la sfida di un album, di un racconto e di una serie di lavori che avrebbero dovuto trovare tra loro una certa coerenza?

È strano perché mi sento pronto solo a momenti. Sono consapevole di ciò che posso fare, cosa meglio e cosa peggio. Però essere consapevoli e farlo, concretizzare, è molto diverso. È ancora più strano perché io lavoro come produttore (per altri dj, per band, per pubblicità) ed è meno difficile per me approcciare alla musica altrui con il mio contributo. La creazione del mio album è stato un processo lunghissimo ed estenuante. Non sono mai stato sicuro delle mie scelte. Ho partecipato ad un bando della SIAE e l’ho vinto, mi hanno dato una tempistica da seguire in cambio di un supporto economico e non mi hanno lasciato scampo e li ringrazio per questo. Per la coerenza ho fatto il possibile, anche se troppa coerenza mi annoia e limita la creatività.

Ti sei espresso in maniera estremamente favorevole agli album, come contenitori capaci di dare forza a brani che, come singoli, ne avrebbero molta meno. All’uscita di ‘Patterns’ sei ancora di questa idea?
Assolutamente sì. Non solo i brani singoli avrebbero meno forza, credo che senza un contesto ed un contenitore perderebbero anche di significato. Come per un dj-set: la relazione tra i brani da un valore aggiunto alle tracce perse di per sé.

Un fattore che sicuramente colpirà l’ascoltatore è la varietà stilistica che si nota tra i brani dell’album. Questo però rende necessario chiederti quali sono state le maggiori influenze per il tuo lavoro. Gli ascolti o gli artisti che in qualche modo hanno suggerito un’intuizione utile alla causa.
Io ascolto molta musica, molto diversa. Sono curioso anche su ciò che non mi piace. Per quanto riguarda gli artisti di riferimento per la lavorazione dell’album: Bonobo, Kiasmos, The Chemical Brothers… sono ovviamente tanti e sono felice si percepisca ascoltando il disco.


Non mancano le collaborazioni, la capacità di contaminarsi senza per questo essere meno riconoscibili. Sono stati incontri fortuiti o programmati?

Quasi tutti gli incontri sono stati inizialmente fortuiti, ma non casuali. Cerco sempre persone nuove dalle quali farmi ispirare ed attingere esperienze. Negli anni ho coltivato rapporti di amicizia e lavoro che porto avanti come quello con Davide Ferrario e Label Mou. Con i Belize abbiamo lavorato insieme al loro disco di debutto che conteneva già ‘Cecilia’ che ho voluto riprendere. Mad A me l’ha presentata un amico perché cercavo una cantante con un timbro particolare e ci siamo trovati subito bene.

‘Patterns’ è ibrido anche da un punto di vista tecnico. Un lavoro composto con hardware e software proprio in un periodo dove questo dibattito si è parzialmente placato. Che posizione senti di avere tra analogico e digitale relativamente alle tue produzioni?
Tutti gli strumenti, analogici e digitali, hanno dei pro e dei contro. Avere ed usare entrambi è una fortuna quando si bilanciano bene le cose. Questo non significa che usando solo gli uni o gli altri non si possa fare un ottimo lavoro. Ogni tanto leggo qualche forum o polemica sull’argomento, ma sono quasi sempre sterili.

‘Breathe’, il primo estratto di ‘Patterns’, è approdato felicemente anche all’estero con il supporto di media importanti come BBC Music. Ti aspettavi una reazione da subito molto positiva sul singolo?
Fare uscire ‘Breathe’ come singolo è stata una scelta coraggiosa perché non è il classico “singolo” e l’ho voluto fare proprio per questo: incuriosire, lasciare un po’ spiazzati e sicuramente alcuni delusi. Le reazioni sono state davvero positive ed è stato bello sapere che c’è davvero qualcuno che “aspettava” della musica nuova da me, con questo progetto. Per quanto riguarda la BBC ho avuto fortuna ma me la sono cercata ahahah!

“Le reazioni sono state davvero positive ed è stato bello sapere che c’è davvero qualcuno che aspettava della musica nuova da me”


Un altro elemento interessante che emerge in ‘Patterns’ e dal tuo percorso artistico è la volontà di acquisire delle skill prima di esporti in maniera totale. Analizzando i tuoi step mi sembra che tu ti sia concentrato su varie branche del mondo della musica elettronica, assorbendo e imparando quello che ti piaceva per poi entrare in studio e dire “ok, adesso posso esprimermi come voglio!”. È una percezione corretta?

È vero! Anche se per essere onesti, ho sempre provato a fare e fatto tantissime cose, tra le quali “un album” mio. Ho rimandato probabilmente troppo l’uscita perché non ero soddisfatto. Sono molto critico con me stesso e con gli altri, così ho aspettato, acquisendo però sempre maggiore tecnica fino ad arrivare a questo risultato. Non sono ancora soddisfatto al 100% ovviamente, ma quello forse non lo sarò mai. Bisogna imparare anche a capire i propri limiti, valutare le situazioni e soprattutto valutare noi stessi ed il nostro operato. Essere troppo esigenti a volte è un problema.

Con l’album in uscita si prospetta un periodo frenetico. Quali sono i tuoi impegni imminenti nel corso dei prossimi mesi?
L’album è uscito in tutto il mondo tranne che nel Regno Unito ed America dove uscirà a Gennaio 2019. Stiamo lavorando tanto (io ed un ottimo team che ringrazio) perché possa avere un buon riscontro all’estero. È assurdo, ma certo che, se un’italiano “funziona” in Inghilterra, funzionerà molto di più anche in Italia, di riflesso. Poi ci saranno le date del tour. Non ho mai smesso di mettere i dischi in giro ma da un po’ di tempo ho rallentato perché vorrei fare meno serate e più affini al mio percorso. In 15 anni ne ho viste di tutti i colori!

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