Martedì 17 Settembre 2019
Interviste

“Wormhole EP” di The Golden Toyz

Eccolo di nuovo. The Golden Toyz esce con un nuovo ep, sempre su Doner Music, ormai casa per il producer di Baggio. Con Lone sono sempre storie di terremoti sonori e violenza, questa volta però il ragazzo ha scelto di declinare la sua amata trap in tutte le sfumature del genere. Ho colto l’occasione per chiedere a quello che considero il produttore più rappresentativo del genere, in Italia (ok, c’è Aquadrop, ma lui è già da un’altra parte), di darmi la sua opinione su uno stile che secondo me ha, come si dice, “già dato”. Cosa resterà di questa trap?

Ci racconti brevemente i pezzi di questo “Wormhole EP”?
“Wormhole” nasce da un idea che avevo, ovvero andare indietro a riprendere ciò che mi è sempre piaciuto e mi ha formato musicalmente, per dare una veste personale alla trap music. Per fare ciò, premetto, ho scartato circa altre dieci tracce per queste sole tre. “Wormhole”, la title track, è il classico intro che suonerei all’Electric Daisy Festival, con luci spente e macchine del fumo mentre delle valchirie salgono sul palco per rendere tutto più epico; “Swaghetti” è il rave e il metal che ho nel sangue, e grazie agli arrangiamenti di Eiemgei è venuta fuori questa traccia un po’ banger un po’ epic che credo si possa apprezzare sia durante un viaggio in macchina che in un club alle 2.30 di notte. “Cobra” si intitola così perchè la melodia principale mi ha ipnotizzato come un cobra mentre la suonavo. Che dire… è trap ad alta velocità.

Come ti vengono le idee per tracce così potenti e aggressive? Hai dei riferimenti ben precisi?
Perchè ho “la rabbia nelle mani!” come direbbe Maccio Capatonda! Scherzi a parte, credo mi vengano così perchè semplicemente mi piace, sarà il fatto che ho frequentato troppi metallari e troppi zarri e quindi è diventata un cosa che fa parte di me ormai, non ho riferimenti ben precisi, ma posso dirti che l’ibridazione dei generi, che è un aspetto importante dei miei progetti, deriva di sicuro dalla mia totale dipendenza, quasi religiosa, per i Chemical Brothers, che musicalmente mi hanno insegnato tanto e mi hanno dato tanti spunti nel corso del tempo.

Oltre che dell’ispirazione creativa, la trap (ma in generale molta dance degli ultimi anni) necessita di caratteristiche tecniche dagli standard alti, deve, in parole povere, “suonare bene”. Tu hai fatto studi in questo ambito e si sente nella precisione del suono: come giudichi una traccia? Per te viene prima il fatto che suoni bene o una buona idea?
Qui parlerei per ore, cercherò di essere sintetico. Credo che oggi le due cose debbano andare di pari passo. Purtroppo noto che ultimamente, oltre agli standard audio, molti aggregatori e label propongono anche uno standard di costruzione delle tracce, mi capita di sentire pezzi pressochè identici nei tempi: 40 secondi di intro – 30 di drop – 30 di bridge – 30 di drop e così via, con suoni identici. E questa è la morte della creatività. Ormai è molto semplice far suonare bene le tracce e grazie a tutti i construction kit in circolazione il gioco è anche più facile. Dopo Skrillex, che dato lo standard, tutti nel dubstep si sono messi a fare la stessa cosa, sembrava la gara a chi pisciava più lontano e a chi faceva il drop più marcio e potente ed è la stessa cosa che purtroppo sta succedendo alla trap. Io personalmente cerco sempre l’idea nuova, ma “deve” per forza di cose suonare, soprattutto nei generi che hanno bisogno della “botta”, è un po’ come se un chitarrista facesse un ottimo assolo ma con un suono poco curato. Se ci pensi, in tutti i generi ha sempre spiccato chi portava comunque un idea personale di genere, con una tecnica di produzione mostruosa, non chi faceva il compitino a casa e rispettava tutti i canoni di genere: vedi Flosstradamus, vedi Diplo che è un trend setter ormai, vedi Justice e il loro french touch, vedi Roni Size e la sua d’n’b, vedi i Disclosure e il loro deep.

Leggo spesso tuoi post in cui ti identifichi molto con il genere di musica che prediligi, la trap appunto. Secondo me inizia a suonare un po’ ripetitiva, è un canone che si ricalca se stesso. Sei d’accordo? Che evoluzioni vedi?
Si è vero, a volte sembra il gangsta rap bling bling con l’aggiunta di colori fluorescenti e coriandoli, ma a me piace tanto, o meglio io sono così. A volte mi dovrei anche limitare, non sono in grado di predire le future evoluzioni ma la cosa che mi sta stimolando e incuriosendo parecchio, ultimamente, è quella branca che si sta discostando totalmente dal suono 808 + bleep, il cosiddetto future beats, dove effetivamente c’è un approccio molto funk ed elegante da associare all’arroganza di un sub.

Per te come producer e beatmaker, invece, che evoluzioni vedi al di fuori della trap? Stai lavorando a qualcosa di nuovo e diverso, tuo o per altri artisti? Cosa ti piace ultimamente?
Come dicevo poco fa, sono molto attratto dal future beats in questo periodo anche se vorrei fare un po’ di house, ma su questo ho già detto troppo! In questo momento sto facendo alcune produzioni per dei rapper italiani e la mia intenzione è preparare un bel po’ di beat da dare in giro, non necessariamente trap, magari un po’ più g-funk, ed avendo vicino il capo italiano in questo senso (Big Fish) la cosa mi ispira molto. C’è poi in cantiere la “Doner Bombers vol.3”. Oltre ovviamente a preparare subito altri Ep e singoli tra cui magari ci sarà una nuova collaborazione con il mio amicone Aron in arte Aquadrop.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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