Martedì 10 Dicembre 2019
Interviste

Yves V ci invita a non odiare l’EDM

 

Yves V ha debuttato nella nostra Top 100 alla posizione #55. Il suo nome figura oggi tra i principali protagonisti delle clubbing. Dopo aver condiviso il palco con i titani della scena dance, ha dimostrato a tutti la sua unicità come performer, la sua versatilità come un uomo di spettacolo e la sua elevata capacità nel creare suoni innovativi, come dimostrano le uscite su JE. Da molti anni è un popolare dj che ha calcato i main stage di tutto il mondo. Tuttavia Yves V non si sente uno… arrivato bensì un costante lavoratore che, in modo sereno, si racconta, svelando qualche retroscena e mettendo i puntini sulle i quando si tratta di leggende metropolitane e chiacchiere da bar.

 

 

Yves V (1)

 

 

Ormai da anni hai intrapreso la carriera del dj: hotel, trasferimenti a bordo di van con vetri oscurati, soste in aeroporti, jetlag. Hai qualche rimpianto?

Sono felice del fatto che il mio lavoro sia quello di suonare per la gente di tutto il mondo. Conoscere nuovi luoghi e nuove culture è un altro aspetto positivo di quello che faccio. Forse a volte il tempo è tiranno: i voli troppo lunghi e le permanenze brevi. Però per ora può bastare.

 

 

 

Sei cresciuto in Belgio. Cosa offre il tuo paese alla scena musicale in termini di vita notturna?

Il Belgio ha molto da offrire. Ci sono club pazzeschi con delle line up-ricche di artisti internazionali e pieni di talento. Mi riferisco ad esempio a Lost Frequencies, che non ha soltanto da offrire musica dance ma anche pop e sono sicuro che con la sua musica conquisterà tante numero uno nelle classifiche mondiali. La scena attuale è stimolante e allo stesso tempo varia, e questo è molto importante. E poi, beh, abbiamo il Tomorrowland, in Belgio, e la cosa non è irrilevante, anzi.

 

Sei sempre vicino al mondo big room o ti stai spostando verso altri orizzonti?

Io sono aperto a tutto e il mondo della musica elettronica è sempre così ricco e coinvolgente che è facile perdersi. Non amo particolarmente le versioni strumentali e le edit; al contrario, mi piace molto lavorare con le voci e fare collaborazioni: credo che questo sia un valore aggiunto in termini di emozioni ed energia, a quello che si fa. Io provo sempre a trasmettere emozioni e personalità in ogni traccia.

 

 

 

 

Quali sono state le tue prime influenze musicali?

Ho sempre ascoltato parecchio rock e hip-hop, oltre alla dance. Amo i Green Day, i Nirvana ma anche i Daft Punk, ad esempio. Credo che qualsiasi artista musicale mi abbia influenzato almeno un po’: io cerco sempre l’avanguardia. Un altro genere che mi ha ispirato è stato quello trance belga di qualche anno fa e mi riferisco a Push. Insomma, ho sempre cercato un mix di generi sino a quando ho trovato il mio stile personale.

 

Non noti che più passa il tempo e più il termine EDM sia odiato?

Molto odiato. Quando, in realtà, non dovrebbe essere così. Non tutti amano la stessa musica e là fuori ce n’è per tutti i gusti, di musica. L’EDM è uno dei generi a più ampio raggio. Il fatto che venga proposta sui main stage, perché è considerata divertente, spensierata, e perché dà alla folla un’esperienza unica e piena, fa aumentare la critica. Per molti EDM è big room e big room è un suono considerato eccessivo. Gli artisti più grandi di quest’anno, come Martin Garrix, Eric Prydz, Marshmello e The Chainsmokers, suonano EDM e piacciono all’audience mainstream e non. È una cosa positiva per la scena, non credete?

 

L’anno prossimo il Tomorrowland prevede due date: cosa ne pensi?

Sono gasato, contento.Più artisti ci sono, più date ci sono e più la produzione e il risultato saranno grandi. Una doppia data in più permetterà a più persone di poter partecipare a un evento di questa portata.

 

 

 

 

Il tuo prossimo step qual è: un singolo, un album?

Un album non è ancora nei programmi ma spesso quando metto piede in studio ci penso e così inizio a lavorare su più tracce, perché di idee nell’aria ce ne sono tante. Quindi è facile che per il 2017 possa prendere improvvisamente forma anche un album.

 

Hai già suonato in Italia. Tornerai a breve?
Ho suonato a Milano, a Riccione. Solo voi avete artisti come Benny Benassi, Riva Starr, VINAI e Daddy’s Groove. Spero di tornare presto da voi. L’ho già detto: amo viaggiare. Come non desiderare un giretto turistico in Italia?

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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