Mercoledì 19 Dicembre 2018
Interviste

Zonderling, gli assi future house di ‘Tunnel Vision’ si raccontano

Abbiamo intervistato Zonderling alla sua prima data in Italia. Cosa c'entrano Noisia, Don Diablo, Axwell e Ingrosso con l'act future house più suonato nel 2017?

Lo scorso maggio Zonderling è stato ospite dell’edizione primaverile di Elysium, uno dei festival più interessanti del Trentino-Alto Adige, nella sua prima data in Italia. Non ci siamo lasciati scappare l’occasione di incontrare e conoscere uno dei nomi più freschi del panorama future house internazionale. Ecco cosa ci ha raccontato Jaap, metà del duo, che porta il nome di Zonderling su tutti i più importanti palchi del mondo.


Come è nato il progetto Zonderling e a che punto sei subentrato tu?
Zonderling è un side project creato da Martijn – attualmente un membro del famoso trio drum’n’bass Noisia – nel lontano 2012. Con l’uscita di ‘Tunnel Vision’ e con l’ingrandirsi del progetto sono cominciate a fioccare le richieste di dj set. Martijn, però, non vuole girare ed esibirsi come dj e preferisce di gran lunga stare in studio a produrre musica. Per questo motivo mi ha chiesto se avessi voluto entrare a far parte di questo progetto. Io, che faccio il dj da più di 16 anni, ho accettato di buon grado: durante la settimana lavoro come label manager per l’etichetta dei Noisia e nei week end porto il nome Zonderling in giro per il mondo.

La vostra carriera internazionale è esplosa proprio grazie all’edit di Don Diablo della vostra ‘Tunnel Vision’. Raccontaci com’è nata una delle tracce più suonate nei dj set nel 2017.
È iniziato tutto con una nostra traccia che si chiamava ‘Landslide’. A Don Diablo piaceva molto, la suonava in tutti i suoi set e, un giorno, ci ha proposto di pubblicarla su Hexagon, la sua etichetta. Dopo avergli fatto ascoltare altra nostra musica, la release si è ingrandita passando da un singolo a un intero EP chiamato ‘Cluster EP’. Al suo interno c’era anche la demo che sarebbe poi diventata ‘Tunnel Vision’. Martijn aveva già creato l’iconico loop che si può sentire nell’intro mentre Don ha in seguito lavorato al drop e al pattern di piano. Una volta ultimata abbiamo deciso di rinominarla Don Diablo’s Edit ed è effettivamente stata un grandissimo trampolino di lancio per la nostra carriera.


L’anno scorso avete collaborato con Lost Frequencies ed è nata un’altra hit. I numeri di ‘Crazy’ sono impressionanti: quasi 150 milioni di plays tra YouTube e Spotify. Sentivate il bisogno di bissare il successo puntando però su qualcosa più radio-friendly?
No, è stata una cosa assolutamente naturale. Dopo aver sentito alcune nostre tracce Lost Frequencies ci ha contattati chiedendoci di inviargli nostra musica inedita. Evidentemente gli siamo piaciuti perché prima ci ha chiesto un remix e poi ci ha proposto di collaborare alla creazione del suo nuovo singolo. È stata un’esperienza davvero emozionante perché si presentava come una grande sfida: noi abbiamo il nostro suono, lui ha il suo ed eravamo entusiasti di vedere cosa sarebbe potuto uscire. Dopo avergli inviato alcune tracce è nata ‘Crazy’. Per noi è stato un esperimento: sapevamo che sarebbe potuta essere una grande release ma non avevamo un’idea chiara di come realizzarla concretamente. Chiaramente è una traccia molto pop, ma noi come Zonderling non avremmo mai fatto una traccia così senza Lost. Non avrebbe avuto senso e il nostro pubblico avrebbe probabilmente storto il naso. I feedback che abbiamo avuto sono stati chiari: nella traccia si percepisce il 50% fatto da Lost Frequencies e l’altro 50% fatto da Zonderling.

So che sei stato a Miami durante la Miami Music Week e Ultra. Eri tra il pubblico che ha assistito alla reunion della SHM?
No, sono partito il sabato da Miami e quindi me li sono persi per un soffio.

Cosa ne pensi della reunion: l’hanno fatto solo per soldi, come qualcuno si ostina a sostenere?
Non penso. L’hanno fatto perché se lo sentivano. Io ho incominciato a fare il dj molto prima che nascesse il loro progetto e devo dire che ho suonato moltissime volte – anche su vinile – i singoli di Axwell e Ingrosso come solisti. Ciò che hanno fatto per la musica è strabiliante. Per me meritano solo rispetto. Ho sentito che dovrebbero andare in tour l’anno prossimo.

 

Continuando a parlare di leggende: hai mai avuto occasione di incontrare Avicii?
No, purtroppo no. So però che ha più volte supportato la nostra musica.

La storia di Avicii e le recenti esternazioni di Luciano ci insegnano che lo stress può diventare una presenza soffocante se non adeguatamente affrontata. Tu come ti rapporti con lo stress e l’ansia da prestazione?
Tra me ed Avicii ci sono tre differenze fondamentali: prima di tutto io non sono una persona che si stressa facilmente. Secondo, lui era sia il produttore che il performer. Io non ho la pressione di essere in studio e creare musica all’altezza delle aspettative. Io giro in tour mentre Martijn pensa al lato creativo in studio. Ultimo, Avicii odiava essere sul palco mentre io, al contrario, amo essere davanti alle persone e fare il dj. Ed è qui che funziona perfettamente il gioco dei ruoli che abbiamo in Zonderling: ognuno di noi fa ciò che ama e lo soddisfa di più.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA 
18.07.2018

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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