foto: ufficio stampa Dave Mech
Dieci tracce per la versione digitale e quattro per quella in vinile compongono ‘Berlin Seite’, il nuovo album dell’olandese Dave Mech, uscito lo scorso 26 giugno per Diffuse Reality. Un lavoro decisamente old school, meticoloso e teso a ricreare le atmosfere e le sensazioni dei suoi live, con le tracce che si succedono senza soluzione di continuità. È il momento di conoscere meglio Mech con le sue risposte in 60 secondi, risposte che questa volta richiedono un po’ di tempo in più, decisamente ben speso.
Il primo disco che hai comprato?
Credo che il primo album che abbia comprato in CD sia stato l’album omonimo di debutto dei Korn (1994). Rimasi completamente affascinato dal brano ‘Freak on a Leash’ e dal relativo videoclip, avrò ascoltato quel disco milioni di volte. Grazie ai miei fratelli ed ai miei genitori sono stato esposto fin da piccolo a una vasta gamma di generi musicali, quindi ho sempre ascoltato un po’ di tutto: dalla musica classica all’elettronica, dall’hip hop al grunge, dal metal alla disco, fino al pop degli anni Ottanta. Davvero di tutto.
I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Thomas Krome è stato il primo dj e produttore techno ad avere un impatto enorme su di me. È stato lui a farmi capire davvero che cosa fosse la techno nel 2001 durante una festa chiamata Shockers. C’era una sala dedicata all’hardhouse e un’altra alla techno. Avevo appena iniziato a fare il dj e mi stavo avvicinando proprio all’hardhouse. Dopo il suo set sono diventato letteralmente ossessionato dalla techno e ho iniziato a produrre la mia musica. Un altro mio indiscusso punto di riferimento agli inizi della mia carriera è stato Dave Clarke: ancora oggi rappresenta per me una fonte di enorme ispirazione, sia dal punto di vista musicale sia per ciò che è e per quello che rappresenta nella comunità della musica elettronica.
Se non fossi diventato un dj adesso saresti…
Probabilmente sarei un imprenditore in un altro settore. Oppure farei qualcosa legato all’insegnamento. O magari gestirei una gelateria… (sorride – ndr).
Che lavori hai fatto prima di diventare un dj ed un producer a tempo pieno?
Moltissimi. Da ragazzo consegnavo giornali, ho lavorato in diversi supermercati e nei centri logistici dove preparavo gli ordini. Più avanti, dopo aver terminato l’accademia musicale, ho iniziato a lavorare come addetto all’assistenza clienti per una piccola azienda di software. Farlo a tempo pieno per due anni rappresentava l’esatto contrario della vita che desideravo, così ho lasciato quel lavoro e sono passato ad un impiego part-time più semplice, per dedicarmi seriamente alla musica. È stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso, perché mi ha permesso di investire molto più tempo in quello che mi stava davvero a cuore e, soprattutto, di affrontare e superare depressione e dipendenza, entrambe piuttosto lunghe. È stata una scelta rischiosa, perché significava guadagnare meno e rinunciare ad una possibile carriera d’ufficio, ma alla fine si è rivelata la scelta migliore che potessi fare.
La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
A dire il vero, i primissimi soldi che ho guadagnato con un lavoro legato alla musica credo di averli spesi in marijuana. Non è certo qualcosa che consiglierei.
Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Vorrei concludere questa risposta in modo positivo, quindi inizio da ciò che non mi piace. I social media e il lato “industriale” della musica: è un ambiente un po’ come il Far West. C’è tantissima gente che cerca disperatamente attenzione e gli ego, soprattutto nella scena dei dj, sono spesso molto ingombranti e non è sempre facile orientarsi in questo contesto. Mi capita spesso di essere ignorato: succede a moltissimi artisti da parte di colleghi, promoter e altri addetti ai lavori, e non è certo una novità. Cercare di entrare in contatto con determinate persone o ottenere date è davvero complicato. Dal momento che mi esibisco esclusivamente dal vivo e non faccio il dj, negli ultimi tempi ho concentrato tutta la mia presenza sui social sull’aspetto live della scena, cercando di individuare le realtà che programmano regolarmente artisti live.
Passiamo alle note liete: spesso ho trovato persone e ambienti davvero piacevoli, e questo ha avuto un effetto molto positivo sia sulla mia crescita artistica sia sul mio benessere mentale. La cosa che amo di più è senza dubbio esibirmi dal vivo con il mio setup e condividere un’enorme quantità di energia con una pista piena di persone, in un club immerso nel buio. Subito dopo viene la possibilità di condividere tutto quello che so attraverso i corsi che realizzo e il mio canale YouTube e Instagram. Mi sento davvero privilegiato nel poterlo fare. Tutto questo è possibile grazie agli studenti che credono in me e nel mio metodo di insegnamento e alle persone che vengono ad assistere ai miei live.
I tuoi hobby?
Con gli amici e con la famiglia gioco regolarmente a Dungeons & Dragons e a un gioco di carte chiamato Magic: The Gathering. Costruire mazzi personalizzati per Magic è un’attività molto rilassante, un po’ come risolvere rompicapo o giochi di logica. Mangiare il gelato può essere considerato un hobby? Purtroppo non posso farlo tutti i giorni, per ovvi motivi…
La tua serie TV preferita?
Ce ne sono molte, ma se devo sceglierne una è sicuramente The Expanse. È una delle poche serie che mantiene un livello altissimo per tutte le stagioni. I personaggi, ai quali ci si affeziona sempre di più, la profondità della narrazione ricca di politica, la fotografia e la straordinaria interpretazione degli attori… c’è davvero tutto.
Come passi il tempo mentre aspetti il prossimo volo?
Dato che ultimamente suono soprattutto a Berlino, preferisco viaggiare in treno. Durante le sei ore di viaggio posso fare moltissime cose: creare groove con uno degli strumenti che utilizzo nei live, oppure lavorare ai miei corsi di formazione. Mi piacerebbe leggere di più durante i viaggi in treno, ma la mia mente è spesso troppo occupata tra musica, tecnologia, hobby e mille altre idee per riuscire a concentrarmi su un libro. Quando invece viaggio in aereo finisco per leggere di più, perché c’è meno spazio e meno tempo per dedicarmi ad altro.
Il tuo rapporto con i social?
Ho sentimenti contrastanti. Credo sinceramente che l’80% di quello che hanno portato nelle nostre vite sia piuttosto distopico. Il restante 20%, invece, è rappresentato dalla facilità con la quale permettono di entrare in contatto con persone che condividono i nostri interessi, creare una piccola comunità e scambiarsi esperienze. Per un artista, la presenza sui social è un male necessario, e la trovo spesso fonte di distrazione, frustrazione e talvolta persino di disagio. L’aspetto più negativo oggi è la quantità di contenuti falsi che vengono diffusi, creando aspettative completamente irrealistiche per chi sta iniziando. Video montati in modo esasperato, accelerati per far sembrare che qualcuno stia facendo cose incredibili: l’ho visto succedere con ballerini, chitarristi e persino produttori. Per fortuna esistono ancora tantissimi contenuti autentici che sono sempre fonte di ispirazione. Anche tutta la massa di contenuti generati dall’intelligenza artificiale sta rendendo i social e internet, nel complesso, un luogo sempre più caotico. Tuttavia credo e spero che questa tendenza finirà per invertirsi quando le persone si stancheranno di tutto questo materiale artificiale. Ho già la sensazione che qualcosa stia cambiando nella scena della musica elettronica, dove l’esperienza di un vero live, con un impianto audio di qualità, stia tornando ad essere sempre più apprezzata.
Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj e producer?
Vi lascio una serie di consigli rapidi. Pensate in termini di possibilità, non di regole. Sperimentate, senza seguire necessariamente le convenzioni. Imparate la tecnica e la teoria, ma non dimenticate di divertirvi e di suonare con lo spirito curioso di un bambino. E cercate di non lasciarvi abbattere dai social media. È facile pensare che sia impossibile raggiungere certi livelli quando si è continuamente bombardati da contenuti che oggi, molto spesso, sono falsi. Siate voi stessi e godetevi il percorso, con tutte le difficoltà e tutti i progressi che comporta.
Il tuo pregio ed il tuo difetto?
Credo che una delle mie maggiori debolezze sia il fatto che la mia mente corre continuamente. Per questo motivo spesso faccio fatica a vedere i piccoli passi necessari per raggiungere un determinato obiettivo; a volte tutto questo è anche molto stressante e ho costantemente la sensazione che il tempo non sia mai sufficiente. Uno dei miei punti di forza, invece, è l’entusiasmo naturale che provo nell’insegnare agli altri. Sono abbastanza sicuro di dover ringraziare mio padre, che purtroppo non c’è più, per avermi trasmesso questa capacità. Credo che questa attitudine emerga chiaramente anche durante le mie esibizioni dal vivo.
L’errore che non rifaresti?
Fumare marijuana tutti i giorni per quindici anni consecutivi. Ho iniziato molto giovane per affrontare alcune difficoltà, ma è evidente che sia stato un pessimo modo di gestire i problemi. Se un giorno dovessi sentire di nuovo il bisogno di ricorrere a una forma di automedicazione, la prima cosa che farei sarebbe chiamare uno psicologo.
La scelta migliore della tua vita?
Aver deciso di seguire fino in fondo il desiderio di essere l’artista che ho sempre sentito di essere. È l’unica costante che ha sempre accompagnato la mia vita.
11.07.2026




