• SABATO 02 MAGGIO 2026
Interviste

60 seconds with SLV

Il dj e producer siciliano, le sue produzioni musicali, il suo essere preciso in tutto quello che fa. E a proposito dei social network…

foto: ufficio stampa SLV

Da anni protagonista della scena elettronica internazionale, SLV – all’anagrafe Salvo Castelli, siciliano d’origine e berlinese d’adozione – ha debuttato discograficamente nel 2016 con il brano ‘Transition’, uscito su Soma Records, prima release di una lunga serie che negli anni lo ha visto firmare per label quali Mutual Rytm e Virgo, così come la sua traccia ‘Theory of Relativity’, prodotta insieme a Z.I.P.P.O, è uscita sulla compilation del fabric curata da Amelie Lens. Lo scorso novembre è uscito con il suo EP ‘Fletting Dreams’, che ha segnato il suo ritorno su Mutual Rytm, nei giorni scorsi la sua nuova release ‘Blessing’ (Mitsubasa); è il momento di conoscerlo meglio con le sue risposte in 60 secondi.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
Il primo disco che ho comprato è stato ‘LFO’ di LFO su Warp Records (1990). Lo trovai in un negozio di dischi in Sicilia e per me fu una scoperta incredibile; mi ricordo ancora l’ energia e quel suono così futuristico che mi colpirono immediatamente. È stato uno di quei momenti in cui capisci che quella musica ti rimarrà dentro per sempre.

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
All’inizio ero completamente in fissa con Jeff Mills. La sua energia, il suo modo di concepire i dj set e la sua visione della techno mi hanno influenzato tantissimo. In generale ero molto attratto da quella scuola e da artisti come Robert Hood, Surgeon, Dave Clarke e Juan Atkins; tutti nomi che hanno contribuito a definire il suono techno e che mi hanno fatto innamorare di questo mondo.

Se non fossi diventato un dj adesso saresti…
Probabilmente farei qualcosa legato all’elettronica, perché sono sempre stato affascinato da quel mondo: amo capire come funzionano le cose, lavorare con apparecchiature elettroniche e smontarle. È una passione che ho sempre avuto e che in qualche modo è rimasta una parte importante anche nel mio approccio musicale, molto fisico.

Che lavori hai fatto prima di diventare un dj ed un producer a tempo pieno?
La musica è sempre stata presente nella mia vita, anche grazie alla mia famiglia che mi ha cresciuto sin da piccolissimo circondato appunto da musica. Allo stesso tempo ho lavorato nell’azienda di famiglia ed è stata un’esperienza importante, perché mi ha insegnato molto in termini di disciplina e lavoro pratico.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
In realtà non sono mai stato uno che fa follie con i soldi. Però ricordo benissimo il mio primo cachet: avevo circa 16 anni circa e con quei soldi comprai una MicroKorg, che tra l’altro possiedo ancora oggi. Per me era un sogno, qualcosa che andava oltre il semplice strumento ma rappresentava concretamente il fatto che la musica stesse diventando qualcosa di concreto nella mia vita.

La tua serie tv preferita?
Senza dubbio Breaking Bad. Penso sia una delle serie migliori mai fatte: la storia, i personaggi, la tensione narrativa… l’ho seguita con grande passione.

I tuoi hobby?
Mi piace molto costruire con le mie mani, ad esempio a volte realizzo oggetti o mobili per il mio studio o per casa. È una cosa che mi rilassa molto, progettare qualcosa e poi vedere che prende forma. In un certo senso è simile alla produzione musicale, perché parti da un’idea e la trasformi in qualcosa di reale.

Come passi il tempo mentre aspetti il prossimo volo?
Di solito mi piace leggere. Per molto tempo ho letto tanti libri, mentre ultimamente mi piace anche ascoltare podcast: è un modo interessante per scoprire nuove idee o semplicemente
rilassarsi durante i viaggi.

Il tuo rapporto con i social?
I social oggi sono uno strumento molto importante e sicuramente possono aiutare gli artisti emergenti a farsi conoscere; allo stesso tempo penso che abbiano anche lati meno positivi, perché spesso danno più spazio all’immagine che al contenuto. Credo che la cosa migliore sia usarli come strumento, senza perdere di vista la cosa fondamentale: la musica.

Che cosa ti piace e non ti piace del tuo lavoro?
Quello che amo di più è poter condividere musica e l’energia con le persone. Ogni club, pubblico e città hanno una vibrazione diversa e questo rende tutto molto speciale. Inoltre la parte in studio è per me fondamentale, ad esempio la produzione dei miei ultimi lavori su Mitsubasa ed Emerald Records mi ha impegnato nel cercare una maturità artistica sempre più identitaria. Evolvermi artisticamente e lavorare a nuove idee in studio è sicuramente tra le cose più stimolanti del mio mestiere. Quello che a volte mi lascia un po’ perplesso è la direzione che sta prendendo una parte della scena musicale oggi, molto legata ai social e all’immagine. Capita di vedere artisti diventare famosi molto velocemente magari per contenuti virali, ma poi a volte manca la sostanza musicale. Credo che alla lunga la musica e il contenuto siano sempre la cosa più importante.

Il tuo pregio ed il tuo difetto?
Il mio pregio? Sono una persona molto precisa. Mi piace che tutto sia fatto bene e che le cose siano al loro posto, anche nella vita di tutti i giorni. Il mio difetto? A volte posso diventare un po’ rompiscatole con i miei amici proprio per questo motivo; li ringrazio per la pazienza!

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj e producer?
Il consiglio più grande è seguire davvero la propria passione e costruire qualcosa giorno dopo giorno con pazienza, credendo nella propria identità artistica. Cercare di non dare valore a cose superflue o all’apparenza, ma costruire un percorso artistico basato sulla passione e l’amore sincero per la musica.

L’errore che non rifaresti?
Probabilmente non essermi trasferito all’estero prima. Viaggiare e confrontarsi con altre realtà ti apre molto la mente e penso che farlo prima mi avrebbe fatto crescere ancora più velocemente.

La scelta migliore della tua vita?
Aver deciso di seguire la musica seriamente. Non è sempre una strada semplice, ma è quella che mi rappresenta davvero e che mi ha dato la possibilità di vivere esperienze incredibili ed incontrare persone straordinarie in tutto il mondo.

 

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Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
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