• MARTEDì 14 APRILE 2026
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Perché l’eredità di Afrika Bambaataa è così importante

Autentico pioniere dell’hip hop e del dijng, Afrika Bambaataa ha indicato la direzione come pochissimi altri nella storia della musica. Anche ai dj techno

Foto: Facebook Afrika Bambaataa

“Peace! Unity! Love! And having fun!”: è uno dei messaggi chiave, la sintesi dell’eredità che ci lascia Afrika Bambaataa – all’anagrafe Lance Taylor – morto lo scorso 9 aprile 2026 all’età di 68 anni. È la frase portante di ‘Unity’, brano che uscì nel 1984 che Afrika Bambaataa realizzò insieme a James Brown, indiscusso godfather of soul: quando i padrini si incontrano.

 

Una figura fondamentale
Afrika Bambaataa è stato fondamentale non soltanto per essere stato uno dei primissimi pionieri dell’hip-hop, ma anche per aver messo a fuoco ed indicato la direzione a tutto quello che noi stiamo vivendo adesso e che sembra ovvio, scontato, normale: il djing, il clubbing, i festival, il fare festa. Anche se oscurata dalle accuse di abusi sui minori – tutta una serie di fatti, processi, circostanze che hanno portato a conseguenze culturali verso la sua figura e che accendono il dibattito etico complesso e controverso, forse irrisolvibile, relativo al dover o poter scindere la persona dall’artista –  la sua legacy musicale resta, avendo creato nel 1973 la Zulu Nation, organizzazione internazionale dedita alla cultura hip hop ed avendo lanciato nel 2011 l’idea dell’Hip Hop Museum, che dovrebbe essere inaugurato entro quest’anno a New York.

 

Fare festa
‘Unity’ è praticamente il manifesto culturale dell’hip hop delle origini, nato nel Bronx, il quartiere afroamericano per eccellenza nella New York degli anni ’70. Non è soltanto uno slogan: è una filosofia sociale molto precisa.

Peace: significa sostituire la violenza, soprattutto quella tra gang rivali, con altro: rap, djing, breakdance; invece di tirar fuori coltelli e pistole dalle tasche, ci si sfidi con la musica.

Unity: la music deve unire, non dividere le persone. Così l’hip hop diventa un laboratorio ed uno spazio comune nel quale confrontarsi, ben lontano dall’estetica gangsta che poi finì con il prevalere negli anni novanta con conseguenze tragiche e che adesso viene tristemente scimmiottata dai trapper di casa nostra.

Love: amore fisico e platonico ma soprattutto rispetto per sé stessi e gli altri: un amore che deve tenere insieme tutto quanto.

Having Fun: fondamentale. L’hip hop nasce come festa, come alternativa alla discomusic che puntava su party esclusivi, rigorosa selezione all’ingresso, dress code elegantissimi, come ci hanno tramandato lo Studio 54 ed il film “La Febbre del Sabato Sera”. Manhattan e la discomusic ed il Bronx e l’hip hop distavano molto più delle 7 miglia che li separano, e questa distanza non poteva che essere colmata a suon di feste, autentici atti non di ribellione ma di libertà e resistenza in contesti urbani decisamente complicati. Tutto questo è ben raccontato nel primo episodio della docuserie “Hip Hop Evolution”, disponibile su Netflix, dove si vede Bam (nel suo quartiere lo chiamavano tutti così), salutato e venerato quasi come un predicatore.

 

Il dialogo con l’elettronica
Sul fronte strettamente musica la legacy di Afrika Bambaataa è fuori discussione: con il brano ‘Planet Rock’ del 1982 mostrò prima di tutti che che hip hop poteva e doveva dialogare naturalmente con l’elettronica. Un’autentica rivoluzione, più che una rottura con il passato uno spingersi in avanti, uno spingersi oltre, doti che possono appartenere soltanto ai visionari: non si stava cogliendo lo zeitgeist, lo spirito del tempo, ma lo si stava ridefinendo e tutto questo si è poi tradotto nel ruolo che il dj sarebbe andato ad assumere negli anni. Un messaggio che anche la techno avrebbe poi saputo cogliere, interpretare e sviluppare con una modalità tutta sua.

Il senso del ritmo
Il senso del ritmo è come il coraggio del Don Abbondio manzoniano: uno non se lo può dare, deve averlo dentro di sé. Pochissimi però sanno tradurlo in qualcosa che resti scolpito nella storia e lasci un messaggio potentissimo: Afrika Bambaataa ha saputo lanciare questo messaggio in maniera unica e forse irripetibile. Quando sentiamo una cassa che entra potente durante un dj set, un break, un mixaggio pulito e lineare, dietro a tutto questo ci sono tecnica e sentimento, in tutto questo c’è Afrika Bambaataa.

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Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
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