• SABATO 10 OTTOBRE 2026
Esclusiva

DJ MAG Top 100 DJs: il problema non è la classifica, ma il modo in cui la si legge

La DJ MAG Top 100 DJs 2026 divide come sempre. Chi sono i grandi assenti?

Foto: Instagram @unvrsibiza

Ogni anno, puntuale come la classifica stessa, arriva anche il dibattito sulla DJ MAG Top 100 DJs. Lo ripetiamo ormai da anni: prima di discutere se una posizione sia “giusta” o “sbagliata”, bisognerebbe ricordarsi di cosa stiamo parlando. La DJ MAG Top 100 DJs non è una classifica stilata da una giuria di esperti. Non sono le varie redazioni di DJ MAG, né un gruppo di professionisti della musica elettronica, a decidere quali siano i cento DJ “migliori” del mondo e in quale posizione debbano essere inseriti, e nemmeno esistono criteri che non siano il graimdento del pubblico. Infatti, è una classifica a votazione popolare. Votano gli appassionati, da diverse parti del mondo, e il risultato è quindi inevitabilmente legato alla popolarità degli artisti presso quel pubblico. È un aspetto che lo stesso articolo di analisi pubblicato in precedenza mette chiaramente in evidenza. E questo cambia completamente il modo in cui dovremmo interpretarla.

La DJ MAG Top 100 DJs non ci dice chi siano i cento tecnicamente migliori. Non stabilisce chi abbia prodotto il disco più influente dell’anno, chi abbia realizzato lo show più interessante proposto il miglior set, e via dicendo. Ci dice, piuttosto, chi è riuscito a ottenere più consenso all’interno di una votazione popolare globale. Sono due cose molto diverse. Se confondiamo una classifica di popolarità con una classifica di qualità, siamo noi a partire dal presupposto sbagliato. Beninteso, parliamo di 100 grandi professionisti e la qualità esiste, che sia in un set di techno ricercata o nella capacità di portare in scena uno show audiovisivo incredibile. 

 

 
 
 
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C’è poi un altro elemento che viene sottovalutato: la capacità di mobilitare il proprio pubblico. La comunicazione degli artisti durante il periodo di votazione non è uguale per tutti. C’è chi costruisce campagne pubblicitarie per settimane o mesi, invitando sistematicamente la propria fanbase a votare. C’è chi pubblica solo una storia sui social il giorno dell’apertura delle votazioni. E c’è chi non comunica nulla, perché non è così intrinsecamente interessato alla classifica, perché non considera importante partecipare oppure semplicemente perché ritiene di non averne bisogno. E quindi anche le scelte di comunicazione, di engagement e di mobilitazione del pubblico diventano inevitabilmente parte del risultato. 
Ma soprattutto: le fanbase non sono tutte uguali. Un milione di follower non equivale automaticamente a un milione di potenziali votanti. Le fanbase hanno dimensioni, provenienze, età, caratteristiche e abitudini completamente diverse. Un artista può avere un pubblico enorme in Sud America, un altro in Europa, un altro in Asia. Alcuni hanno una fanbase estremamente organizzata e attiva online, altri semplicemente no.

Questo è uno degli aspetti più interessanti della classifica perché diventa anche una fotografia di dove e come esiste oggi il mercato della musica elettronica. Questo non significa che ogni risultato sia incontestabile. Dire che la classifica è una votazione popolare non significa affermare che tutti i risultati siano automaticamente condivisibili. Anzi. Ci sono posizioni che possono tranquillamente far storcere il naso. Anche in Top 10. Ed è perfettamente legittimo discuterne. Quest’anno, per esempio, è impossibile non notare l’assenza di alcuni nomi che molti di noi si sarebbero aspettati di vedere. 

 

 

 
 
 
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Per l’Italia penso, tra gli altri, ad artisti del calibro dei Meduza che con il loro show hanno conquistato non solo una lunga residency all’Hï Ibiza, ma un vero e proprio tour mondiale; di Enrico Sangiuliano, uno dei migliori DJ a “leggere la pista”, in grado di proporre set che spaziano dall’ambent alla techno; dei Parisi, che hanno collaborato persino con una pop star come Madonna. Stesso discorso a livello internazionale, vengono subito in mente nomi come gli ANOTR, protagonisti assoluti con singoli come ‘Talk To You’; Four Tet headliner sui principali palchi del mondo; gli Adriatique che registrano sold out in ogni dove. E non significa che questi artisti siano “migliori” in assoluto di quelli presenti. Significa che, guardando la scena dal nostro punto di osservazione, la loro assenza ci sembra significativa. 
Possiamo riportare questo discorso anche per quanto riguarda alcuni generi musicali.

La DJ MAG Top 100 DJs 2026 mostra una forte presenza di techno, tech house, house e delle loro diverse contaminazioni, mentre altri mondi musicali rimangono molto meno rappresentati. A partire dall’hard techno che negli ultimi anni si è imposta con eventi sempre più imponenti. È strano non vedere in classifica artisti come Klangkuenstler visto il successo del suo show ‘OUTWORLD’ o Novah che ha conquistato il MainStage di Tomorrowland. Anche la bass music sembra essere stata dimenticata, un genere che in Europa sta vivendo una rinascita e in America è protagonista di festival importantissimi come Lost Lands. Subtronics; Excision; ISOxo; MPH e Knock2 che da anni sono sotto l’occhio vigile di un gigante come Skrillex.

La DJ MAG Top 100 DJs misura una combinazione di popolarità, esposizione, capacità di costruire un rapporto con il pubblico, dimensione e caratteristiche della fanbase, presenza internazionale e, inevitabilmente, capacità di trasformare tutto questo in voti. Non rappresenta necessariamente la musica elettronica che piace agli addetti ai lavori, agli appassionati o ai fan di un determinato artista. Con tutti i suoi limiti, ha proprio il merito di ricordarci che esiste un pubblico enorme che vive la musica elettronica in maniera completamente diversa dalla nostra.

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