Lunedì 20 Maggio 2019
Audio, Tech

Il corretto flusso di registrazione

Come ogni mese Alex Tripi e Nello Greco aka The ReLOUD, direttamente della MAT Academy, rispondono alle vostre domande con preziosi tips & tricks. Questo mese affronteremo insieme il corretto flusso di registrazione di segnali audio esterni.

Molti di voi ci hanno chiesto qual è il metodo più corretto e più opportuno per registrare una voce o uno strumento esterno attraverso l’utilizzo del microfono. Precisiamo che la qualità della registrazione di un segnale audio esterno è molto legata alla qualità delle componenti con cui andiamo ad effettuare tutto questo processo che chiameremo flusso di registrazione.  Più alta è la qualità, migliore sarà il risultato. Sembra ovvio ma è importante sottolinearlo in quanto spesso ci si fossilizza e si impazzisce sui settaggi (ovviamente comunque importanti) delle varie apparecchiature che in realtà stanno già lavorando al massimo del loro limite qualitativo.

Dividiamo questo flusso in due fasi: la prima di recording, la seconda di editing. Entrambe le fasi sono estremamente importanti per ottenere un risultato che sia professionale. Attenzione però, se la fase di recording non è stata eseguita nel modo corretto nulla potremmo più fare nella fase di editing. Proprio per tale motivo, in questo articolo, tratteremo la parte di recording che come detto è estremamente importante per aver comunque un audio già perfetto sul quale poi poter andare a lavorare nella seconda fase. Prima di entrare nello specifico del flusso di registrazione facciamo un’analisi capendo alcuni principi fondamentali che sono: il primo, come un segnale audio esterno arriva alla vostra DAW e il secondo che la registrazione deve essere fatta a un corretto volume. Allora, per quanto riguarda il primo punto, abbiamo in principio una sorgente (es. la voce, o uno strumento acustico) che deve essere canalizzata all’interno di uno strumento che rileva questo segnale audio (microfono) e lo trasforma da analogico a digitale (nel termine tecnico si indica A/D che sta appunto per Analogico / Digitale) per essere quindi registrato all’interno della vostra DAW. Nella stragrande maggioranza dei casi, a meno che non avete un convertitore A/D esterno, questo ultimo passaggio sarà fatto dalla vostra scheda audio.

 

L’immagine rappresenta un primissimo flusso di registrazione base ma che può far riscontrare da subito i principali errori e non ottenere una registrazione ricca e pulita

Il secondo aspetto fondamentale è quello della registrazione, che deve essere effettuata a un corretto volume. Infatti non possiamo correre il rischio che il segnale audio che registriamo sia troppo alto, perché molto facilmente ci troveremo dei clipping e, al contrario, non possiamo neanche avere volumi di registrazione eccessivamente bassi perché se poi dobbiamo andare ad alzare il volume in modo sostanziale si corre un importante rischio di sentire poi nella registrazione anche eventuali “rumori ambientali”.

vediamo a sinistra come un volume in ingresso troppo elevato crea il clipping perdendo parti di segnale audio. A destra la prima rappresenta un file audio correttamente registrato, la seconda una registrazione compromessa per un volume troppo elevato e la terza come tale segnale ormai compromesso non potrà più esser sistemato all’interno della nostra DAW

 

Capiti questi due principi, andiamo a vedere il primo e principale errore che sicuramente si commette in un home studio: partire dalla sorgente microfonica ed entrare direttamente nella vostra scheda audio. In questo modo siamo già a rischio di avere un segnale audio finale con gli errori che abbiamo descritto precedentemente. Infatti sicuramente si avrà o un volume troppo alto, o un volume troppo basso. E ricordate come già detto prima: una volta registrato non si può più tornare indietro, quindi se ci sono clipping non si cancellano, se l’uadio invece è sporco è molto difficile pulire a perfezione. Molti pensano che a questo punto basta regolare con precisione il preamp della scheda audio al volume giusto ed il gioco è fatto. Sbagliato! È praticamente impossibile avere un controllo manuale perfetto per riuscire ad evitare clipping o parti con volumi eccessivamente basse. Come fare? Bisogna intervenire “a monte” del flusso di registrazione con due hardware importanti: preamp e compressore esterni. Quindi il flusso di registrazione non è: Microfono – Scheda Audio – DAW, ma quello corretto deve necessariamente essere: microfono – preamp – compressore – scheda audio – DAW. Questo perché solo così posso tirare su il volume al livello giusto con l’intervento del preamp (evitando quindi volume di registrazione basso) ma allo stesso tempo controllo eventuali picchi con il compressore che, settato a dovere, livellerà ammorbidendo eccessi di volume oltre una determinata soglia. Il risultato sarà quindi volume ricco e alto il giusto, ma senza clipping.

 

il corretto flusso di registrazione: Microfono – Preamp – Compressore – Scheda Audio – DAW

 

Probabilmente qualcuno a questo punto penserà: “la mia scheda ha un preamp, utilizzo quello e poi metto il compressore nel canale audio registrato all’interno della mia DAW ed il gioco è fatto!!” Sbagliato anche questo! Vi ricordate la regola che ciò che è registrato è ormai finalizzato? Bene, se intervengo nella mia DAW con un compressore non sto facendo altro che modificare un audio registrato che è già compromesso, pertanto non cancellerò i clipping. I settaggi corretti si devono necessariamente fare a monte del flusso di registrazione con il compressore che deve intervenire ed agire dopo il preamp e necessariamente prima della conversione da analogico a digitale che farà la scheda audio. Allo stesso tempo non va neanche bene l’aggiunta del solo compressore avendo già nella scheda audio il preamp interno perché come detto prima il flusso corretto è in primis il preamp che tiene vivo e ben colorito il segnale che andiamo a registrare e poi dopo si comprime per livellare i picchi in modo da evitare qualsiasi clipping.

Arrivati a questo punto, vediamo nella pratica l’obiettivo che sarà quello di avere una registrazione finale con una headroom di circa 10/15db. Quindi gestiremo i settaggi del preamp in modo che, facendo prove con il cantante o con lo strumento che si registra, il segnale arrivi bene intorno al picco di -10/-15db. Poi, a quel punto, setteremo il nostro compressore in modo che venga attenuato tutto ciò che durante la registrazione supera ad esempio i -10db (o i -15 se vogliamo essere un po’ più bassi) non perdendo però la “pancia” del nostro suono. Vediamo come e attraverso quali parametri:

  • Threshold: indica il punto di attivazione della compressione e cioè il punto d’innesco che è indicato in termini di volume. Infatti se ad esempio impostiamo una threshold a -10db ogni volta che ciò che andiamo a registrare supera il -10 il nostro compressore si attiverà secondo gli altri parametri di seguito riportati;
  • Ratio: indica quanto “forte” sarà la compressione, il valore è indicato in termini di rapporto (es. 2:1, 3:1, etc.) più è alto il rapporto più “forte” sarà la compressione. Non serve metterla troppo alta (es. 10:1 o spesso anche indicata con il simbolo di infinito) perché lo faremmo lavorare come un limiter. La giusta ratio va tra i 3:1 e i 5:1 in questo modo la compressione sarà morbida attenuando delicatamente;
  • Attacco: indica con che tempo il nostro compressore si attiverà pertanto meglio impostare, per questo parametro, un attacco abbastanza immeditato tra 1 e 3 ms (millisecondi);
  • Release: indica il tempo di rilascio, appunto, della compressione attuata. Generalmente in questo parametro si tiene una release non rapida, circa intorno i 250/300 ms.

Alcuni compressori sono dotati anche del comando di auto-release in alcuni casi può risultare molto comodo. Infine un ultimo parametro che tornerà utile regolare è il make-up gain, o output, o anche semplicemente gain (dipende da come è “disegnato” il compressore) che utilizziamo per dare un ulteriore spinta a ciò che registriamo così, mentre il nostro compressore tiene livellati gli eventuali picchi, con il gain finale diamo corpo a tutta la parte più bassa equilibrando maggiormente il volume medio. Un uso canonico è quello di dare tanto gain quanti DB sto riducendo con la compressione. Un giusto ed equilibrato risultato finale è quello di avere con la compressione una gain reduction intorno i 4db, pertanto darò +4db con il comando di make-up gain.

 

nell’immagine è rappresentata graficamente l’incidenza della compressione attraverso il comando di RATIO (destra) mostrando che all’aumentare di tale parametro aumenta la “forza” di compressione. A sinistra un compressore analogico.  

Con queste accortezze il risultato sarà sicuramente quello di avere una registrazione audio finale che sia ricca e pulita e che ci consentirà quindi di poter lavorare al meglio nella fase di editing finale per adattarla al brano che si sta lavorando e successivamente nella fase di mixaggio.

 

Per approfondire le vostre conoscenze tecniche www.mat-academy.com

per inviarci le vostre domande djmag@mat-academy.com

l’articolo completo è in edicola su DJ MAG ITALIA n.76, Gennaio 2017

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The ReLOUD
Uno dei principali act italiani elettronici con release sulle maggiori etichette nazionali e internazionali. Diverse TOP 10 su Buzz Chart, Cool Cuts, iTunes, Beatport, Traxsource e i vari portali. Fondatori e Master Teachers della MAT-ACADEMY (www.mat-academy.com), accademia on-line leader nella formazione dei nuovi talenti emergenti.

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