È difficile parlare di Hellwatt Festival, la rassegna annunciata per il prossimi luglio a Reggio Emilia e che sta facendo molto parlare di sé. Perché da qualsiasi punto lo si voglia analizzare, sono tante (forse troppe?) le situazioni che danno adito a dubbi e che sollevano perplessità tra chi frequenta il mondo della musica e dei grandi eventi. Proviamo ad andare con ordine e a raccontare la storia fino a qui.
Mesi fa era stato annunciato il concerto di Kanye West – all’RCF Arena di Campovolo. Ciò ovviamente ha mobilitato le decine di migliaia di fan che non vedono l’ora di un concerto di Ye (considerando anche la delusione del “listening party” del joint album con Ty Dolla $ign). Aperta la vendita, in tanti scelgono di acquistare zone più lontane dal palco, economicamente più sostenibili visti i prezzi esorbitanti dei biglietti, che infatti in larga parte rimangono invenduti (c’è da dire, a onore del vero, che portare al sold out il Campovolo non è facile, vista la capienza che supera le 100mila persone).
Dopo qualche tempo iniziano a girare indiscrezioni sul fatto che West sarebbe stato solo il primo headliner di un festival di più giorni che avrebbe portato alcuni dei migliori artisti in circolazione. Voci sempre più insistenti parlano di Swedish House Mafia, di Martin Garrix e altri. Ma ancora nessuna certezza. Poi viene creata la pagina Hellwatt Festival e tutto si fa più rumoroso, fino alla conferenza stampa delle scorse settimane, in cui è intervenuto il direttore artistico del festival: Victor Yari Milani. E qui le cose prendono una piega diversa.
Su di lui è quasi impossibile reperire informazioni, anche su internet (chi è? A cosa ha lavorato prima di Hellwatt?). È molto strano che una persona che pare non essere mai stata nell’ambiente, possa come “primo lavoro” organizzare un festival di tale portata. Sì, perché nel mentre viene presentato il programma (quasi definitivo) dell’evento: cinque giorni in tre weekend di luglio in cui le giornate saranno scandite in pre-party, evento principale, EDM set night e after-party. E quindi via di Offset, di Ty Dolla $ign, di Wiz Khalifa, di Ozuna, di Rita Ora, di Swedish House Mafia, di Martin Garrix, di Afrojack, di Dimitri Vegas & Like Mike, e chi più ne ha, più ne metta. Una line up stellare, soprattutto per una prima edizione. Victor Yari annuncia collaborazioni con Moment Factory, studio multimediale canadese che ha lavorato per eventi del calibro dell’Half Time Show, e pure di Arcadia Spectacular che invece si occupa della scenografia di Glastonbury.
Il signor Milani comincia poi una serie di dichiarazioni quantomeno sorpredenti, e, come dire, istrioniche. “Abbiamo una produzione a livello economico superiore a quella di Tomorrowland” oppure “Abbiamo una line up nettamente superiore a quella di Coachella”. Continuando poi il bagno di umiltà aggiunge che artisti come Bruno Mars, Kendrick Lamar e Rosalia sarebbero stati interessati a venire, ma che per questa edizione hanno preferito (loro di Hellwatt) rifiutarli. Capite bene che anche con una line up come quella svelata in conferenza (manca pure Travis Scott, ma ci arriviamo a breve), sembra strano dire “no, vediamo le prossime edizioni” ad artisti di quel calibro che, sempre stando alle parole del direttore artistico, avrebbero voluto partecipare.
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A questo punto tutti parlano di Hellwatt: c’è chi crede che sarà l’evento dell’anno, nonché uno dei più importanti di sempre in Italia; c’è chi pensa che la gran parte degli eventi non sarà poi confermata o che le line up cambieranno; c’è chi pensa all’impossibile sostenibilità di una situazione del genere, sia economica che organizzativa, che porterà all’annullamento del festival. Qualcuno prevede scenari ancora più disastrosi.
I biglietti per Ye nel frattempo non sono più in vendita, e viene annunciato che torneranno disponibili mercoledì 18. Invece a sorpresa la vendita riparte sabato 14, e i ticket hanno un prezzo minore rispetto a quelli venduti quasi due mesi prima: ovviamente putiferio scatenato da coloro che avevano già acquistato. E qui parte il circo: un primo post di scuse che afferma che il cambiamento dei prezzi è dovuto purtroppo all’annuncio di nuove date europee di Ye e alla conseguente modifica del valore di mercato, e che garantisce di rimborsare la differenza a chi ha pagato di più. Il post scompare ne viene pubblicato un altro, in cui la pagina del festival chiede di essere contattata per trovare la migliore soluzione. Tutti i metodi per il rimborso non sono chiari e continuano a essere modificati. Nel mentre spuntano numerosissimi screenshots (magari non tutti veri, o almeno così vogliamo sperare) in cui per esempio la pagina, scusandosi per il disagio, offre pass gratuiti per pre e after party, ma scontrandosi con l’indignazione del cliente replica con frasi sconcertanti come “All’ingresso le offrirò anche da bere oltre ai pass gratis”.
Lunedì 16 sarebbe stato poi il giorno tanto atteso della comunicazione dell’ultimo headliner, e le voci non lasciavano spazio a dubbi: un altro pezzo da novanta, Travis Scott. L’annuncio c’è stato effettivamente, ma due giorni dopo, mercoledì 18 (con pre-party e after-party curati da Zamna e con lo spoiler anche di una speciale sorpresa durante il concerto dell’americano). E qui sorge un’ulteriore considerazione: a cosa sono dovute questi numerosi cambi di programma? Per un festival di tale portata, con tutto già definito (o almeno così è parso dalle parole di Victor Yari Milani), com’è possibile tanta confusione?
Mercoledì 18 non è stato solo il giorno di Travis Scott, ma anche il giorno in cui sono stati messi in vendita i biglietti della seconda giornata del festival, il 5 luglio 2026. Oltre ai già noti The Chainsmokers, Ozuna, Nicky Jam e Rita Ora con warm up di Lolita sul MainStage e ad Afrojack, Dimitri Vegas & Like Mike e DJ Snake per l’EDM set night, viene annunciata anche la line up dell’afterparty con il takeover di Zamna e le esibizioni di Ale De Tuglie, East End Dubs, Ilario Alicante e Marco Carola (rimane non ancora annunciata quella del pre-party).
Ovviamente speriamo che Hellwatt Festival esista, che il programma completo sia confermato e che sia un successo. Perché da fruitori potremmo assistere a concerti e set di alcuni degli artisti più importanti in circolazione, perché un evento di tale portata permetterebbe all’Italia di essere sempre più considerata tappa fissa sulla cartina internazionale. E poi perché amiamo la musica e qui ce n’è tanta e per ogni gusto. Però, dopo aver analizzato la cronologia degli eventi, c’è qualcosa che non torna. Al di là delle affermazioni altezzose del direttore artistico, al di là della disorganizzazione in alcune delle situazioni come quella dei rimborsi, la riflessione principale è: un festival, che alla prima edizione, si ritrova ad avere una tale potenza economica (solo di line up si parla di decine di milioni di euro) non è una cosa che si vede tutti i giorni. I punti in ombra e i dubbi sono già parecchi, e tutto prima ancora che il primo artista si sia esibito sul palco di Hellwatt.
In passato abbiamo visto diversi tentativi di megafestival naufragati alla prima edizione o schiantatisi anche dopo anni di esperienza; perché basta poco per fare passi più lunghi della gamba e perché un grande evento è una macchina complessa con innumerevoli variabili, spesso imponderabili. E qui la sensazione è che qualcuno la stia facendo un pochino troppo facile.
Naturalmente, auguriamo ogni bene all’organizzazione (che ricordiamo non avere dietro colossi dell’industria), al netto delle spacconate, di ciò che dice il buzz dei social e di chi sotto sotto vorrebbe vedere una caduta rovinosa. Non siamo gufi, da queste parti. Mai stati, mai lo saremo. Cerchiamo di fare la cosa più difficile, in questi tempi di rage bait, click e commenti facili e faciloni: cerchiamo di fare informazione, analisi, riflessione, ponderando e argomentando ciò che scriviamo. Facciamo giornalismo, in una parola. E racconteremo Hellwatt e i suoi sviluppi con la massima correttezza e puntualità.
23.02.2026




