Foto: Andrea Calvitti
Lo scorso weekend si è svolto Nameless Festival, l’evento di musica elettronica che dal 2013 anima la provincia di Lecco, ad oggi uno dei maggiori festival italiani e certamente sulla mappa dei festival europei di rilievo. Quest’anno si è ritornati alle origini, dove tutto è iniziato, proprio a Lecco. La nuova venue del Bione si è rivelata fin da subito una scelta vincente. Facilmente raggiungibile e supportata da una gestione della viabilità nettamente più efficace rispetto alle passate edizioni, l’area ha dimostrato di poter accogliere senza alcuna difficoltà le circa 90mila presenze registrate nell’arco dei tre giorni.
Il panorama, caratteristica del festival, è meraviglioso anche in questa nuova location. La posizione dei palchi ha fatto sì che l’area si sviluppasse molto in lunghezza, ma, arrivando di fronte al main stage, l’impatto era notevole. Il palco principale, senza dubbio uno dei migliori della storia del festival, ha sicuramente contribuito all’esperienza, e dalla terrazza VIP, specie durante i set serali, il colpo d’occhio era veramente sorprendente.
Foto: Instagram @namelessfestival
Il primo giorno è stato nettamente quello con più affluenza, e ciò grazie al grande ritorno in Italia dopo 13 anni di uno dei dj e produttori più importanti di sempre: Calvin Harris. Parliamoci chiaro, il set è stato uno di quelli facili facili, fan service oserei dire, uno di quelli che solo artisti di questo calibro possono permettersi di proporre senza subire uno tsunami di critiche. Una serie delle hit che ha firmato dall’inizio della sua carriera ad oggi, qualche canzone del momento alla ‘Talk To You’ e poi la chiusura con Avicii e la sua ‘Levels’, un brano che bisogna avere il coraggio e la credibilità per poterlo suonare, caratteristiche che però il dj britannico si è conquistato nel tempo.
Domenica a chiudere il mainstage è stato John Summit, attesissimo per il suo primo show da headliner in Italia. È stato bello, davvero, sicuramente uno dei migliori set dei tre giorni. Anche la pioggia (Nameless senza qualche diluvio, diciamocelo, non sarebbe davvero Nameless) che ha accompagnato parte del set: non fastidiosa, ma quasi perfetta per regalare la giusta atmosfera. Tra le canzoni che in poco tempo lo hanno lanciato nell’olimpo dei più apprezzati come ‘Shiver’, ‘Where You Are’ e ‘Go Back’ e brani tratti dall’album appena uscito ‘CTRL ESCAPE’ il set è volato con il solito sorriso dello statunitense che si è divertito; si è visto e lo ha ripetuto sia al microfono che nel post che ha pubblicato dopo la data.
A completare il trio degli headliner è stato FISHER. Tra tracce che hanno definito la sua carriera e grandi classici capaci di unire generazioni diverse di appassionati. Dal rework di ‘World, Hold On’ a ‘Atmosphere’, passando per l’immancabile ‘Losing It’, fino alle note di ‘One More Time’, il DJ australiano ha confermato ancora una volta il proprio talento come intrattenitore e performer.
Visualizza questo post su Instagram
Ma al di là degli headliner, chi sono stati i migliori protagonisti? Il primo giorno sicuramente il duo drum and bass Hybrid Minds al Tent durante lo stage takeover di Worried About Henry, ma anche il primo secret guest del main: Edmmaro. Nato a Nameless, ha ritrovato il proprio pubblico che entusiasta ha ballato dall’inizio alla fine. Il secondo, degni di nota sul main il dj set firmato Pendulum (rappresentati come quasi sempre accade solo da El Hornet), e quello degli HALŌ (nuovo super gruppo formato dai Third Party, Dubvision e Matisse & Sadko), mentre sul palco dedicato ai live il migliore è stato senza dubbio la più grande rivelazione italiana dell’ultimo anno: Tony Pitony. Tra ironia e sarcasmo è riuscito a conquistare tutti. Il terzo giorno, oltre a quello che è considerato uno degli artisti dubstep più importanti del mondo, Svdden Death, da segnalare sicuramente il set di Cripta, collettivo che ha proposto un vero e proprio show con diverse persone sul palco facendo scatenare il pubblico del Tent durante il takeover di Monstercat, quello dell’ultimo secret guest, camoufly (la domenica era stato il turno del progetto techno di Svdden Death, DEADROOM) e quello di uno straordinario Chris Lorenzo.
Foto: Instagram @namelessfestival
Menzioni d’onore anche agli altri stage: all’impianto acustico del quarto palco, che tramite un sistema innovativo firmato L-Acousitc ha trasformato il Red Bull Energy Zone: un impianto a 360 gradi in grado di “abbracciare” il pubblico in una vera esperienza stereo tridimensionale immersiva. Dedicato alla musica house e tech house con gli stage takeover di Crunch, Defected e Glitterbox anche qui si sono esibiti importanti artisti come i Mason Collective, Frank Storm, Todd Terry, Luuk van Dijk o Nic Fanciulli. All’Heineken stage, nettamente migliorato rispetto allo scorso anno nella struttura, in cui l’open consolle ha permesso a tanti aspiranti dj di suonare.
Foto: Instagram @namelessfestival
Aspetti negativi? Niente di impattante sull’esperienza, ma sì, qualcuno c’è stato. A fronte dell’ottima viabilità già citata, la questione parcheggi, anch’essa migliore degli scorsi anni, ha riscontrato qualche problema, soprattutto nel primo giorno quando ha registrato un sold out già dopo poche ore dall’inizio dell’evento, impedendo l’accesso ai possessori del biglietto.
Un altro aspetto su cui sarà opportuno intervenire riguarda la disposizione degli spazi nelle zone immediatamente adiacenti all’ingresso. L’area compresa tra l’ingresso del pubblico e l’entrata del Tent, ulteriormente congestionata dalla vicina presenza di bar e punti food, è risultata spesso eccessivamente affollata. In diversi momenti del festival muoversi in quel tratto non è stato semplice, una situazione ancora più evidente nel momento del deflusso del pubblico a fine giornata.
Inoltre l’audio è sembrato un po’ sacrificato in alcune occasioni, specie nell’area mainstage durante il primo giorno e in generale al Tent, palco che ci aveva abituato benissimo nelle scorse edizioni, e punto di forza del festival, che, nel complesso, ci è sembrato forse un po’ “trascurato”.
Queste “criticità” però, sono classificabili come difetti, che dovranno essere sì corretti il prossimo anno, ma che non possono essere considerati debilitanti per un’esperienza che ha dimostrato ancora una volta il suo valore.
Foto: Instagram @andyc_ramagram
Ma quindi vale la pena partecipare? Sì, assolutamente, e senza alcun dubbio. Spiegare un’edizione di Nameless Festival a chi non l’ha vissuto in prima persona non è mai facile. Abbiamo assistito a tantissimi eventi, in giro per il mondo, più o meno grandi, con superstar internazionali o con artisti emergenti e considerati di nicchia. Nonostante la nostra esperienza, (o forse proprio grazie ad essa), siamo sicuri di poter affermare una cosa: l’atmosfera di Nameless Festival è qualcosa difficile da trovare altrove.
Con questo non stiamo dicendo che sia l’evento migliore al mondo. Stiamo solo cercando di far capire che quell’amore, quell’energia sana, quella passione, nei confronti non solo della musica, ma proprio dell’evento in sé, non è una cosa di tutti i giorni, anzi. E forse, il vero successo di Nameless Festival non si misura soltanto nei numeri, nei sold out o nella line up sempre più dal respiro internazionale (diciamoci la verità, in pochi sarebbero stati in grado di riportare Calvin Harris in Italia). Ma si misura negli abbracci, negli occhi commossi, nelle amicizie, nel riuscire a creare un senso di appartenenza a qualcosa di più grande. Nameless Festival è ritrovo, è casa; Nameless Festival è una grossa famiglia. E con un giusto ricambio di pubblico, da un lato; ma con una fetta di spettatori che invece è resistente, costante, che era arrivata per la prima volta da ventenne e continua a tornare da over 30, nonostante i cambi di gusti musicali, di stile di vita, di impegni che dallo studio sono nel frattempo magari diventati quelli di un lavoro o di una famiglia da gestire. Ed è per questo che per tanti Nameless Festival continuerà sempre ad essere il festival del cuore.
Nameless Festival tornerà con un doppio appuntamento il prossimo anno: il 13 e 14 febbraio con Nameless Winter, il 4, 5 e 6 giugno con l’edizione canonica. Sono ora in vendita i super early tickets sono già disponibili sul sito del festival.
05.06.2026







