• LUNEDì 22 LUGLIO 2024
Interviste

Cristina Lazic, perché oltre al marketing c’è di più

Mamma, italiana e dj in costante ascesa, è alla conquista della scena clubbing grazie al suo modo meticoloso di lavorare. E all'amore per una certa house

FOTO: Federico Redaelli

Questa storia e questo boom delle donne dj, soprattutto in un campo techno – non propriamente quello della nostra intervistata, Cristina Lazic – è una moda che se ne va e forse ci sta scappando di mano, o forse, semplicemente, è un cambio di paradigma ormai in atto e basta. Cosa succede? Incontrando Cristina e interrogandoci, partiamo da questo preciso punto: le donne imperano e adesso ovviamente vogliono di più. Più gender equality in tutti gli ambiti e quindi è normale che anche nel mondo della musica elettronica ci siano sempre più donne che si affacciano a questo mondo.

Per Cristina è “bellissimo” vedere questo rispetto. Quando ha iniziato, otto anni fa, quando c’erano ancora poche donne dj, tutto era diverso. Chiaramente, la professione del dj è diventata anche un po’ più mainstream grazie ai social e quindi forse è cresciuto anche l’interesse da parte del genere femminile. E qui parte l’intervista vera. Dove Cristina Lazic, dj sulla cresta dell’onda, si racconta.

 

 

Apriamo partendo da un esempio: tua figlia, che ha otto anni.
A scuola, con le amichette, parla sempre della professione da dj. Recentemente, abbiamo comprato una casa di Barbie e mia figlia le ha riservato un’area da dj. Insomma, è diventato qualcosa di mainstream. Quindi, è normale vedere più donne. Per me è bello vedere appunto più donne anche nelle line-up o più donne che hanno anche i loro progetti imprenditoriali all’interno del contesto della musica elettronica. Ecco, c’è un discorso legato un po’ alle sfide e magari certe sono un po’ più complicate proprio perché siamo donne.

Curiosità: come si pronuncia Lazic, il tuo cognome.
La domanda che in tanti mi fanno; è un cognome serbo, di mio marito. Si pronuncia Lasic. Se pensate ai calciatori, dico sempre: è come se fossi la moglie di un calciatore dell’Inter, no? Il mio cognome vero è un cognome italiano, sono milanesissima, però quando ho dovuto scegliere il nome da dj ho pensato di dedicarlo a mio marito che mi ha sempre supportato in questa carriera musicale.

Come hai iniziato?
Ormai otto anni fa, ero in maternità, mia figlia Sofia aveva sei mesi e avevo voglia di trovare un hobby perché non avevo tate e quindi mi occupavo tutto il giorno di latte, pannolini e quant’altro. Avendo necessità di un passatempo, un’amica, che per puro caso si chiama Mina Lazic, un giorno mi scrisse e mi chiese: Cristina, ti va di fare un corso da dj con me? E la cosa incuriosì, visto che ho sempre amato la musica elettronica e ho sempre amato il mondo del djing. Ho pensato che fosse l’occasione giusta per iniziare. Successivamente, da lì, ho deciso che avrei continuato questo percorso; perché ho sempre amato la musica.

Foto: Federico Redaelli

Essere una mamma dj è impegnativo?
Essere mamma lo è, qualsiasi tipo di mestiere tu faccia. Diciamo che io sono nata come dj quando ero già mamma, perché ho iniziato durante la maternità. Quindi per me è sempre stato un doversi riuscire ad aggiustarmi tra diverse cose. Tra l’altro, fino a un anno fa io avevo anche un altro lavoro full time e adesso cerco chiaramente di viverlo come se fosse un qualsiasi altro tipo di mestiere. Faccio sempre l’esempio di mia suocera che è una dottoressa, una pneumologa e ha sempre fatto turni anche di notte oppure orari molto complessi o tanti viaggi per le conferenze in giro per il mondo. E nonostante tutto è riuscita comunque a portare avanti anche il percorso da madre.

Quali sono le sfide maggiori che hai incontrato sul tuo cammino?
La prima è quella tecnica. Ho sempre cercato di mostrare che comunque mi ero formata in maniera relativamente tecnica, sempre lavorando sul bpm, ad esempio, e sempre allenando l’orecchio. Comunque, con una formazione classica come la mia, perché ho studiato pianoforte tanti anni, ho sempre cercato di farmi rispettare come dj con competenze tecniche. Ma c’è un’altra challenge: se sei donna puoi essere giudicata in maniera più semplice e quindi secondo me è più difficile riuscire a farsi valere e a riuscire a dimostrare che si è valide. Io le mie colleghe le sto coinvolgendo il più possibile nel mio genere anche con il mio progetto, che è un’etichetta discografica.

L’etichetta discografica è tutta tua?
Sì, si chiama La Zic, che nello slang francese vuol dire la musica, la musique, ed è scritto esattamente come il mio cognome da dj. Si tratta non solo di un’etichetta: è una piattaforma che ha al suo interno chiaramente il core, l’etichetta discografica, poi una parte di mentoring che si sta evolvendo pian piano e sta diventando una sorta di academy per aiutare le aspiring djs che hanno voglia di imparare comunque le skill di marketing e comunicazione per riuscire proprio a farsi valere in quest’industria. Vengo da questo mondo, il mondo del marketing. E poi c’è anche la parte di eventi. Abbiamo lanciato un primo showcase della label e quindi l’idea è proprio quella di creare una sorta di brand che nel tempo possa dare vita anche a una community di persone motivate e che hanno la stessa passione per la musica. Perché la musica viene prima di tutto.

Foto: Letizia Toscano

Torniamo al discorso techno-non-techno. Vuoi spiegare il genere che fai?
Molte persone definiscono la musica elettronica come techno. Di base, il mio genere è un genere a cavallo tra due generi che si chiamano minimal e deep.tech; chiamiamola tech house. Insomma, è un genere diverso, è un genere magari meno duro, più legato a situazioni come Ibiza rispetto a quella di Berlino. Quando si pensa alla techno si pensa a persone tutte vestite in nero, tutte nella capitale tedesca e impegnate a fare after. Il mondo house invece è percepito un po’ come più colorato, felice, senz’altro è molto legato anche al mondo di Ibiza. Ho suonato in diversi locali, sulla Isla, anche all’Ushuaïa, all’Amnesia. Sono locali in linea con quello che cerco. Quindi, il mio sound può essere declinato in diversi generi, ma sono senz’altro una dj più house che techno.

Sul lato organizzativo, invece, come prepari i set?
A livello mentale bisogna entrare in empatia col pubblico. Dipende comunque sempre da dove suoni, l’orario in cui suoni, se stai aprendo a qualcuno, se stai facendo peak time o se stai chiudendo una serata. Sono del segno della Vergine e come tale sono una persona abbastanza precisa e organizzata e non me ne vergogno. A volte però lo sono un po’ troppo. A ogni modo, mi piace prepararmi per i miei eventi, mi piace avere almeno una playlist che mi possa guidare su quella che può essere la musica che andrò a suonare poi durante in una serata. Ci sono situazioni dove magari sono la main guest a quel punto so già che posso partire con un mood diverso perché la pista è già piena. Allo stesso modo, se sto chiudendo invece devo prendere le redini in mano e accompagnarle alla chiusura. È essenziale imparare anche quella che deve essere un po’ l’etichetta e il galateo del come comportarsi in console, come rispettare anche gli altri dj e fare un lavoro di squadra.

 

 

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Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.