Mercoledì 08 Dicembre 2021
Tech

Da dove cominciare per produrre musica? Parte 1

Da dove si deve iniziare per capire cosa serve e come registrare e produrre musica? Vi spieghiamo i primi fondamentali passi per approcciare lo studio e i suoi strumenti

“Come si fa a produrre musica?”. Un semplice domanda che rivela tutta l’esigenza e l’urgenza di chi vorrebbe muovere i primi passi verso la dimensione dello studio, della produzione di tracce e remix propri, ma ancora non sa da dove cominciare. Ed è per questa ragione che scrivero questo nuovo articolo dedicato al tema.

Davvero tante persone mi hanno posto tale quesito, ma rispondere così su due piedi sarebbe stato quasi totalmente inutile. Meglio invece tentare di dare delle linee guida e delle informazioni utili e necessarie per fornire una conoscenza di partenza a chi per la prima volta tenta di immergersi nel travagliato mondo della produzione. Questo articolo non intende quindi essere una guida alla produzione, ma più un’introduzione generale all’argomento per chiarire i punti salienti del processo di produzione e dare una panoramica generale su cosa realmente si va a fare, quali strumenti sono necessari nel caso in cui la produzione voglia essere realizzata su un computer, quindi in formato digitale.

Il primo tema che mi sembra necessario affrontare  riguarda il problema della conversione di un segnale acustico che si propaga nell’aria, come il suono di una chitarra o di una voce ad esempio, in qualche altra cosa che possa essere ‘contenuta’ in un supporto (un vinile, una cassetta, un cd o altro) per poi essere riprodotta. Quando ancora anni fa non esistevano i supporti e i formati digitali, tutto questo processo veniva eseguito meccanicamente. Per farvi un esempio veramente semplice, per registrare la voce umana si usava un oggetto a forma di cono, alla cui base il cantante avvicinava la bocca per cantare e al cui apice vi era una membrana molto sensibile chiamata ‘diaframma’ collegata a un ‘trascrittore’, chiamato stilo. Le onde prodotte dalla voce umana, convogliate all’interno del cono, urtavano la membrana del diaframma facendola muovere avanti e indietro, così che lo stilo, ad esso collegata, incideva dei solchi su un supporto registrando in questo modo il movimento del diaframma. L’avvento del digitale ha reso questo processo un po’ più complesso da capire, ma infinitamente più semplice da attuare. Il movimento del diaframma viene convertito prima in corrente e successivamente in ‘bit’ per essere ‘leggibile’ dal nostro computer. Bene, questi processi di conversione sono necessari per capire perché abbiamo bisogno di un’apparecchiatura piuttosto che di un’altra. Se vogliamo registrare dei segnali acustici (una voce, strumenti a corda, a fiato, a percussioni o qualunque altro suono che si propaghi nell’aria) avremo bisogno di un qualche strumento che funga da ‘diaframma’ e da ‘trascrittore’. In parole molto più semplici avremo bisogno di un microfono e di un convertitore ‘analog to digital converter’ ADC  e ‘Digital to analog converter’ DAC. Ad esempio, una scheda audio: il microfono sarà il vostro diaframma, capace di rilevare il suono e convertirlo in segnale elettrico, la scheda audio convertirà il segnale elettrico in una lunghissima serie di ‘bit’ che permetterà a un computer di leggere l’informazione.

Tuttavia, se registrare segnali acustici non è di vostro interesse, potrete benissimo fare a meno del microfono. Rimangono altri tre tipi di strumenti capaci di generare suono e sono quelli analogici, quelli digitali e quelli ibridi.

 

Uno strumento analogico, come potrebbe essere una drum machine o un sintetizzatore, altro non è che un complesso, e direi anche affascinante, circuito elettronico capace di generare un segnale sonoro continuo nel tempo controllando in tensione alcuni moduli contenuti al suo interno. Se è questo il tipo di strumento che avete intenzione di suonare e registrare per le vostre produzioni, avrete ancora bisogno di un ADC/DAC, perché il segnale elettrico dovrà ancora subire la prima citata conversione in bit prima di giungere al vostro computer. Questi strumenti tendono ad essere sostituiti da strumenti digitali o da software per il semplice fatto che la qualità del suono in uscita, la presenza di tipi di sintesi complesse, con numerosi oscillatori e moduli e la qualità dei materiali stessi con cui sono costruiti costa parecchio, mentre se tutto questo avviene tramite software in grado di riprodurre quei tipi di suoni e tutto avviene “in the box”, tutto è decisamente più semplice e pratico. Inoltre, essendo i suoni generati da circuiti fisici e reali, questi strumenti sono in genere grandi, pesanti e ingombranti, perciò necessitano di adeguati spazi e di notevole manutenzione.

Gli strumenti digitali sono invece quegli strumenti che possiedono un ‘Digital Signal Processor’ e hanno quindi la capacità di generare un suono come serie di bit tramite un certo ‘algoritmo’ anziché con un circuito elettronico, come nel caso dell’analogico. Possiamo considerare anche degli pseudo-strumenti digitali i plug-in, i quali sono dei software capaci di creare sequenze di bit, quindi suoni digitali, simili a quelli creati nei processi descritti sopra in analogico, ma direttamente all’interno del computer. Un plug-in può essere ad esempio l’imitazione sonora di un particolare sintetizzatore analogico (risultando estremamente utile in quanto permette di risparmiare denaro e spazio), l’imitazione del suono di una chitarra acustica o perfino di una voce. Anche qui avrete ancora bisogno di un ADC/DAC in quanto il suono prodotto in uscita sarà comunque analogico e bisognerà riportarlo in digitale. La comodità di questi tipi di soluzione sta ovviamente nel loro prezzo generalmente più modesto e sicuramente nelle loro dimensioni, notevolmente ridotte, oppure inesistenti nel caso del plug-in. Insomma, comodità e possibilità di avere un’ampia gamma di strumenti tutti dentro a un computer e a un programma che può generare suoni e vi permette di modificarli e mixarli senza uscire mai dal computer.

Infine esistono soluzioni ibride, in cui parte della componentistica è un circuito analogico, una parte è composta dal DSP ed il suono in uscita viene gestito quindi come mix tra queste due parti. In questo caso le caratteristiche, le dimensioni e i costi sono molto vari a seconda dei modelli.

 

A questo punto, riassumerei brevemente quello che abbiamo detto sinora: per registrare un segnale acustico dobbiamo collegare un microfono a una scheda audio e questa a sua volta ad un computer; se invece abbiamo uno strumento digitale o analogico, dobbiamo collegare questi ultimi a una scheda audio e poi computer. Quello che otterremo come risultato in tutti questi casi  è una registrazione audio, quindi ad esempio in formato wav, aif, mp3 sul nostro computer. Tuttavia esiste un’altra possibilità, ovvero quella di registrare in formato MIDI piuttosto che in formato audio. Che cos’è il MIDI?

MIDI (‘musical instrument digital interface’) è un protocollo che ci permette di leggere e gestire la musica. Immaginate di avere davanti un pentagramma, di selezionare col mouse delle note su di esso, di dire con che strumento eseguirle e il vostro computer magicamente, non appena premete play, le esegue da solo. Un controller MIDI è uno strumento fisico che in questo esempio si sostituisce al mouse ed è capace di controllare un certo software, in modo da semplificare e velocizzare il processo di produzione. Sono sicura che tutti voi abbiate sentito parlare almeno una volta di una ‘tastiera MIDI’. Questo modo di registrare è vantaggioso perché vi permette di risparmiare spazio di memoria, in quanto non dovete registrare audio, è più veloce ed è sempre modificabile a piacere. Il suono finale, tuttavia, risulterà un pò più ‘finto’, in quanto l’espressione musicale e le ’emozioni’, se vogliamo, che si avrebbero registrando un vero strumento suonato da un professionista, non è del tutto colta da questo protocollo, nonostante negli ultimi anni la tecnologia abbia fatto enormi progressi anche in questo senso.

Credo fin qui di aver dato un’infarinatura molto generale sul processo di conversione del suono dall’aria al nostro computer, dai tipi di strumenti e modi di registrazione. Nella seconda parte di questo articolo ci preoccuperemo di spiegare dove effettuare questi diversi tipi di registrazioni di cui abbiamo appena parlato, come processarli e lavorarli al fine di ottenere un buon risultato finale.

 

 

 

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Nicoletta Brundo
Mi faccio chiamare Nickey e ho 25 anni. Ho conseguito una laurea breve nella scuola di ingegneria industriale e dell’informazione nel corso di ingegneria informatica presso il Politecnico di Milano e sono attualmente laureanda nel corso di laurea magistrale “Music and Acoustic engineering”, presso il medesimo istituto. La musica è la luce più forte che vedo nel mio cammino.

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