• SABATO 22 GIUGNO 2024
Interviste

Stereoliez e il suo Skorpioklub: creare il club dove il club non esiste

Abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con Stereoliez riguardo la sua carriera e il suo progetto Skorpioklub

Foto: Marco Del Borrello

Stereoliez, all’anagrafe Matteo Grassi, è un dj e producer di Milano, che da anni collabora con diverse realtà estremamente importanti. La musica è stata una parte fondamentale della sua vita da quando ha ricordi. Uno dei primi regali di Natale è stata una batteria, strumento che ha suonato per più di 12 anni (prima di avvicinarsi alla musica elettronica), e che lo portato a fare esperienze in tour anche in giro per l’Europa con gruppi emocore. Questa passione gli ha fatto capire che avrebbe dovuto farla diventare un lavoro a tutti i costi, perchè la musica è ciò che lo fa stare bene. Tassello dopo tassello si è costruito e si sta costruendo il proprio percorso.

Dopo un periodo sfortunato che lo ha portato a doversi fermare per diverso tempo, da qualche mese ha dato vita al suo nuovo progetto: Skorpioklub. Abbiamo quindi deciso di raggiungerlo per saperne di più e per conoscere l’artista e la persona.

Foto: Instagram @vvveleno & Vittorio Cioffi

Come nasce Stereoliez?
L’inizio di Stereoliez è stato casuale, come anche il nome. A me piaceva l’idea di trovare un nome che potesse stare bene con qualsiasi genere musicale. Perché la musica si evolve sempre, e volevo qualcosa che in futuro non mi avrebbe fossilizzato in un genere: se un giorno deciderò di produrre dei brani con la chitarra voglio poterlo fare. Io Stereoliez non l’ho mai visto solo come un nome d’arte, ma proprio come un progetto. Avevo caricato un pezzo su SoundCloud che, non so come, era andato virale in Messico e da lì sono partito subito con un tour in America. Dopo è iniziato il lavoro con Confession, la label di Tchami, ed è uscita ‘MollyBreath’ che è stato il primo vero pezzo che ha ricevuto un certo tipo di supporto, lui lo ha addirittura suonato sul mainstage di Ultra. In quel momento mi sono detto “Ok, questo è il sound che potrei continuare a seguire”. Ovviamente si è evoluto (ad esempio con diverse influenze UK), ma ho sempre cercato di seguire quel filone bass house con i suoni un po’ ricercati tra i 124 e i 130.

Sei sempre rimasto abbastanza coerente con quello che ti piaceva e ti piace fare nonostante l’evoluzione del mercato in questi tempi così veloci.
C’è sempre evoluzione, ma il mercato, i gusti del pubblico e la musica stessa sono ciclici. Pensa alla dubstep o alla d’n’b. Nel 2010 circa era il core della musica elettronica internazionale. Poi è sparita, ma adesso sta ritornando. Pensa ai Chase & Status che entusiasmo hanno scatenato con ‘Baddadan’. Adesso sta tornando molto anche il mondo UK. Io sono contento perché è un qualcosa che ho sempre inserito anche nei miei dj set. Prima del Covid avevo un progetto tramite il quale pubblicavo brick tapes che erano sostanzialmente dei mixati totalmente UK in cui ho portato anche ospiti, ad esempio Georgie Riot. È un sound che mi piace molto, e mi piace anche il fatto che stiano acquistando sempre più fama dj come Sammy Virji che io ascolto veramente da parecchi anni. Per quanto riguarda la d’n’b non so quanto ritornerà in pianta stabile nei club italiani, vedo difficile che qualcuno inserisca delle tracce drum&bass in un set di genere diverso, non so come il pubblico la recepisca. Lo vedi quasi più come discorso di marketing, pensa alla musica di sottofondo degli highlights delle partite: praticamente solo d’n’b. Però a me gasa e finché c’è la possibilità io me la godo!

Un giorno chiacchierando mi avevi detto che il disco d’oro con ‘Machete Mixtape 3’ è stato totalmente inaspettato. Ma non mi hai mai raccontato com’è andata realmente.
Ho sempre guardato poco l’Italia, perché per il genere elettronico è sempre stata “un po’ chiusa” e legata più che altro all’house e alla minimal. Ho sempre lavorato tanto all’estero, e ho anche vissuto all’estero. Grazie al filone di musica che seguivo, ho vissuto a Londra e a Los Angeles e sono riuscito a farmi seguire da etichette di quelle zone. Tornato in Italia, una sera casualmente tramite un contatto di un’agenzia, ho conosciuto Slait. Lui e la Machete stavano cercando dei beat per ‘Machete Mixtape 3’. Mi ha proposto di andare in studio da loro per far ascoltare qualche  mia produzione. Il giorno successivo mi sono trovato in studio a casa di Salmo, i ragazzi si sono gasati e hanno scritto in pochissimo tempo sulla mia prod dando vita a ‘Stanley Kubrick’ che è stato poi il brano di lancio dell’album. Tra l’altro è stato uno degli ultimi dischi ad essere certificato disco d’oro come fisico. È stata una bella esperienza e a quel punto ovviamente si sono aperte un tot di porte anche in Italia.

 

Nelle tue parole si sente una profonda ammirazione verso l’estero.
All’estero c’è molta più facilità nel fare le cose, molto più desiderio di fare arte, di non ragionare troppo e di farsi venire paranoie su “questa roba è troppo matta”. Se è valida e funziona si fa, punto. In Italia, invece, c’è sempre un po’ di paura a fare qualcosa che esce dai canoni. Adesso questo trend sta un po’ cambiando e sono molto contento che alcuni artisti escano dagli schemi, e pensino finalmente “ho fatto una cosa matta e mi piace”. Sta tornando infatti anche il freedownload su SoundCloud, così tutti sono liberi da etichette e dai limiti imposti dalle labels, possono esprimere ciò che vogliono.

A proposito di canzoni nuove, c’è qualche progetto in uscita?
Come dicevo poco fa, si sta tornando a sperimentare molto. È tanto che non pubblico brani miei e ci ho messo tanto a trovare il mio sound che voglio sia coerente con la persona e che sono oggi. Sicuramente sono ancora legato al filone che ho sempre seguito, ma contaminato da nuove influenze. Voglio fare arte e darle un contesto. Non escludo di uscire anche da indipendente con alle spalle solo le mie idee. Vorrei collaborare con più artisti italiani, persone che stimo, che mi piacciono e che sento appartenere al mio mondo, sia produttori che cantanti. La musica è importantissima, ma ormai è solo una parte dei progetti. La coerenza è importantissima a 360 gradi.

So che hai vissuto un periodo triste e buio della tua vita e della tua carriera. Eppure, dopo la pandemia, con le riaperture dei locali, avevi ripreso a suonare e tutto sembrava andasse per il meglio. Ce ne vuoi parlare?
Ho avuto il piacere di lavorare con il mondo Thamsanqa, seguendo ad esempio i dj set di Panetty, e ho avuto la fortuna di poter suonare al anche a Jova Beach Party. Dopo pochi giorni da quella data però, purtroppo ho avuto una brutta malattia alla schiena che mi ha portato a non riuscire nemmeno a camminare per quasi un mese, fino all’operazione. Dopo è iniziata la riabilitazione ed è stata molto lunga e faticosa. E quindi quando tutto sembrava aver ricominciato a girare per il verso giusto, mi sono dovuto fermare. Non ti nego che sono stati momenti difficili, ma devo ammettere che mi ha fatto crescere tanto a livello di testa. Mi ha fatto capire tante cose.

Forse anche dovuto a questa sfortuna, ti sei rimesso in piedi con tanta forza di volontà e tante idee nuove.
Ho potuto anche suonare al Kappa FuturFestival la scorsa edizione, un’esperienza bellissima e istruttiva e che mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà a lui distante. E ultimamente alcune tracce sono supportate da artisti importantissimi, come Zedd che sta suonando quasi sempre una mia canzone nei propri set, com’è accaduto a EDC Mexico lo scorso febbraio.

Skorpioklub: quando ne parli si vede l’orgoglio nei tuoi occhi. Raccontaci tutto di questo progetto che descrive esattamente sia Stereoliez che Matteo.
A settembre dell’anno scorso ho detto “voglio tornare a fare le cose che mi gasano, fanculo gli schemi!”. L’idea iniziale era fare dei dj set in situazioni particolari. Poi ho pensato di cominciare a invitare qualcuno di selezionato, e da lì il tutto si è sviluppato fino ad arrivare a questo concept che è adesso Skorpioklub: un ibrido tra una festa privata su invito e una performance artistica. Il bello di Skorpioklub è che partendo da un paio di persone che hanno appoggiato la causa, ci siamo allargati e adesso siamo un bel team di cui vado estremamente fiero. C’è chi si occupa della parte video come Alessandro in arte VVVELENO, chi si occupa della parte luci, chi di quella grafica come Nocivo, un ragazzo molto talentuoso che ha collaborato a cover di artisti come NGHTMRE e Bring Me The Horizon. Uno degli obiettivi è comunque quello di coinvolgere realtà emergenti, e farle collaborare per creare il club dove il club non esiste. I primi due episodi li abbiamo fatti in uno spazio creativo che si chiama SSC 94: prima in una vetrina, come se fossimo in un negozio, poi in un sottoscala che in realtà è l’esterno di uno studio di registrazione. Il terzo e il quarto si sono svolti invece in una palestra.

E lo scorpione cosa rappresenta?
L’idea dello scorpione è una cosa che c’è sempre stata. Ho avuto la fortuna di lavorare per circa un anno con Luca Giudici che considero uno dei più grandi creativi che abbiamo in Italia. Seguiva la parte grafica del progetto e un giorno ha creato questo scorpione a due code. Non è mai stato qualcosa che ho usato in primo piano, ma solo per i visual. Non voglio però sia qualcosa di identificativo, è più un immaginario.

Cosa desidereresti per Skorpioklub? Come vorresti che si evolvesse questo progetto?
Anche sul lungo termine mi piacerebbe tenere l’impianto di cui ti ho parlato prima. Mi piace che esista quel concetto di festa che “non si può aver la certezza di esserci”. Non voglio precludermi l’idea che un domani ci possa essere uno Skorpioklub in cui io non suono, e al mio posto ci saranno solo persone che stimo, artisti che mi piacciono. Negli ultimi due episodi oltre a me si sono esibiti Kaishi, Gamuel Sori e SLVR. Un giorno potrebbe magari evolvere per assurdo in un’etichetta, perché no. 

Non ti piacerebbe che questo tuo progetto diventasse per esempio una residence in qualche club o un format itinerante?
Sicuramente non ho la fretta di farlo diventare un party reale, a me piace quell’idea di esclusività e di impianto piccolo e intimo. Non escludo appunto situazioni diverse, ma la vedo più come portare un concept in un club, proprio come progetto “Stereoliez presenta: Skorpioklub”. Per ora non è comunque un’esigenza, anzi: è qualcosa che mi fa paura, perché forse snaturerebbe quello che sto cercando di fare.

Conoscendoti, venendo ai tuoi eventi, o anche solo vedendo i tuoi social, emerge senza dubbio anche la tua passione per la moda. La musica ha vinto anche su questa?
Ho sempre lavorato in parallelo nella moda, è sempre stata una mia grande passione. Sono riuscito a riportarla anche in Skorpioclub. Ho trovato brand emergenti, come 0331 o One Of One che mi fanno outfit customizzati per i vari eventi. Ho sempre fatto un milione di cose nella vita anche perché non mi piace star fermo, e perché se voglio togliermi uno sfizio voglio poterlo fare. Poi è arrivata questa possibilità di intraprendere solo questa strada della musica e per adesso sta andando bene

Foto: Marco Del Borrello

Ultima domanda. In Italia, come hai fatto notare anche tu prima, c’è una “nuova” (tra virgolette perchè alcuni sono anni che sono sulla scena) schiera di produttori e dj, soprattutto a Milano, che provengono da generi diversi, ma che sempre di più si stanno conquistando uno spazio. Come consideri questo movimento di cui anche tu fai parte?
Si alcuni sono più giovani, alcuni ci siamo da più tempo. Ciò che reputo veramente bello è il fatto che si possano allacciare dei rapporti e creare legami, cosa che in Italia è sempre stata faticosa, perché di solito in tanti pensavano sempre solo a se stessi e al proprio mondo.

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