Mercoledì 21 Agosto 2019
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Tech In The Studio with: Ofenbach, influenzati da rock e folk

Il duo francese di musica elettronica che ha conquistato il mondo dopo le super hit ‘Be Mine’ e ‘Katchi’ ora analizza ‘Rock It’, il nuovo singolo che accompagna l’omonimo EP di debutto.

Solo 24 anni a testa, gli Ofenbach. Ormai parte integrante del movimento deep house, la coppia parigina si fa influenzare anche da rock e folk. César Laurent de Rumel e Dorian Lauduique restano coi piedi ben piantati a terra. Il primo pianista dalla formazione classica e batterista nel tempo libero, il secondo un cantante e chitarrista, amano la pratica old skool del campionamento, lo si nota in un singolo come ‘Rock It’ (Warner Music Group) che è un incrocio tra elettronica e suono organico, ma anche in ‘I Got Burned’, dove integrano e consumano la versione originale dei Bamboos e di Tim Rogers per un sapore strettamente indie. Entrambi hanno uno studio casalingo: Dorian nella sua camera da letto si concentra su suono e composizioni con chitarra e César nel suo salotto più sui synth, sul piano.

 

Come è nato ‘Rock It’, il vostro EP d’esordio?
Per la precisione, il singolo ‘Rock It’, che dà il nome all’intera release, è nato più di un anno fa, in realtà; avevamo già una linea sonora principale. All’inizio la versione strumentale era molto funky e non si adattava alla traccia. Abbiamo cercato di dargli una connotazione e una produzione più rock e ha funzionato alla grande. In seguito per noi è stato un lungo periodo di lavoro e di riflessioni, prima di completarlo e farlo diventare un EP. A mente fredda oggi possiamo considerare la prima versione piuttosto bella.

La vostra prima esperienza in studio davvero risale a quando eravate una tradizionale rock band?
Sì, andammo in studio per registrare batteria, basso e piano dal vivo senza una vera produzione. Ma capimmo che affittare questi grandi studi per svariato tempo sarebbe diventato tutto molto costoso. Così, successivamente, abbiamo deciso di acquistare un software come Logic Pro 9 e da lì abbiamo iniziato ad addentrarci nel mondo della produzione.

Ora hai organizzato una nuovissima banca del suono e nuovi software e hardware?
Non abbiamo cambiato il modo in cui lavoriamo. Abbiamo ancora la stessa banca sonora, ma regolarmente la completiamo con nuovi campioni e suoni, perché abbiamo bisogno di modernizzare la nostra produzione. Usiamo ancora lo stesso software come Logic Pro 9 e hardware come iMac.

 

Come affrontate la gestione del suono analogico, oggi?
Con estrema attenzione. È essenziale avere dei suoni di provenienza analogica, ora, di matrice possibilmente hardware. Poi, le grandi chitarre rimangono insostituibili per certi generi musicali, come la nu disco ad esempio. È uno stile, quello che noi seguiamo, che ha bisogno di umanità. Sui brani, ci piace iniziare a lavorare con il cuore, ognuno fa la sua parte e in un attimo, rapidamente, si passa a un lavoro di squadra che richiama un po’ il gioco del ping-pong, in cui lo scambio di idee è continuo. Così, con questo approccio, invitiamo anche i cantanti a collaborare con noi sulle tracce.

Come organizzate il lavoro in studio?
È piuttosto semplice: se per esempio abbiamo bisogno di una voce femminile, cercheremo nei nostri contatti chi può dare uno speciale e funzionale contributo alla produzione. Cerchiamo solo di trovare un elemento da registrare e da valorizzare. Non c’è alcun segreto miracoloso, nel nostro processo di creazione. Certo, è necessario iniziare da una buona linea di basso, che spesso ci contraddistingue, e una batteria potente a cui aggiungere synth o chitarre, infine trovare una linea vocale interessante. Utilizziamo molti strumenti vintage, questo è ciò con cui ci piace lavorare e questo valorizza e migliora il risultato. Chitarre e organo su synth come il Nordstage, ad esempio. Vorremmo investire maggiormente, in questo campo. Stiamo pensando a un Fender Rhodes e a una nuova chitarra, tutto da gestire con il nostro Logic Pro 9. Stiamo iniziando solo ora a utilizzare la versione X.

Quale tecnologia usate per rendere maggiormente incisive le vostre produzioni?
Non siamo molto interessati alle nuove tecnologie, preferiamo molto i suoni organici, le vecchie chitarre e la registrazione live di Rhodes. Tendiamo ad adattarci alla tecnologia, naturalmente, ma questo non è i fulcro del nostro lavoro. Tutto è dovuto alla nostra formazione classica, al fatto che sappiamo suonare strumenti, cantare e comporre. Questo è ciò che ci aiuta a creare musica. Il resto, hardware e software, sono mezzi per raggiungere precisi obiettivi.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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