Sabato 16 Novembre 2019
Interviste, Tech

Tech My Track: con ‘Balance’ Armin van Buuren apre al nuovo

Un album che è il risultato di quasi tre anni di pubblicazioni di singoli e di un lungo lavoro in studio.

Armin van Buuren ha presentato durante l’Amsterdam Dance Event il titolo e la tracklist completa del suo settimo album d’artista, ‘Balance’, in uscita il 25 ottobre su Armada e che segue i lavori precedenti ‘76’, ‘Shivers’, ‘Imagine’, ‘Mirage’, ‘Intense’ e ‘Embrace’. “Questo è un nuovo capitolo del mio libro della vita, il risultato di avventurarmi in territori noti e sconosciuti, alla ricerca di nuovi equilibri”, ha detto il dj olandese.

Il primo singolo estratto è ‘Waking Up With You’. Tra l’altro i re della trance ha deciso di pubblicare una traccia alla settimana proprio per inondare i suoi fan della sua musica.

 

 

Come è nato ‘Balance’?
‘Balance’ è il risultato di quasi tre anni di pubblicazioni di singoli e di un lungo lavoro su della nuovissima musica: quattordici brani inediti e una quantità identica di tracce pubblicate in precedenza. È il mio primo doppio album e ne sono orgoglioso.

Sembra che ogni canzone che realizzi ti insegni qualcosa di nuovo. È così?
Esattamente. La canzone successiva è sempre il risultato di tutti i miei lavori precedenti, frutto delle nuove cose che ho imparato e delle persone che ho incontrato. Nel corso degli anni, questo processo, e soprattutto il divertimento nella creazione, sono diventati sempre più importanti per me. È un viaggio che dà un senso a ciò che faccio e mi aiuta a conoscere meglio i miei interessi personali. Il concentrarmi sul riconoscimento che ottengo, quindi il risultato, è una cosa fine a se stessa. Questa è la grande differenza tra chi sono oggi e chi ero qualche anno fa. Abbracciando questa filosofia, ho scoperto un mondo completamente nuovo, eccitante e bellissimo dentro me. Che arricchisce la mia vita.

Quali problemi hai avuto durante la produzione?
Nell’album ci sono molte collaborazioni. Ovviamente, se qualcuno ci mette il nome, desidera assicurarsi di essere soddisfatto al 100 per cento del risultato. È una responsabilità. Dopotutto, non è solo un mio lavoro, questo, ma di una squadra. Quindi, ci sono state molte versioni demo che hanno rimbalzano avanti e indietro tra me e gli artisti, nel processo di creazione.

 

 

Dei remix aggiungerebbero valore alla versione completa?
Credo che non importi quanto sia interessante o unica una composizione originale, invece sia sempre fondamentale l’interpretazione di come dovrebbe essere fatta una canzone. E questa è la bellezza dei remix: offrono una prospettiva diversa su una precisa idea, a volte trasformandola addirittura in qualcosa di completamente diverso. Pensiamola come una storia raccontata dalla prospettiva di qualcun altro: a tutto ciò aggiunge sicuramente valore.

In quale genere inseriresti ‘Balance’?
Non può essere incasellato in un solo genere, abbraccia una vasta gamma di diversi stili. In generale però è diviso in due parti: una più pop oriented e una più club. È qualcosa che appaga tutti i gusti.

Quale hardware o software è stato decisivo nella produzione?
Uso principalmente Logic Pro ma alcuni brani sono in realtà il risultato della sperimentazione di Ableton Live e Protools. Detto questo, il contributo degli artisti con cui ho collaborato (Sam Martin, Garibay, Josh Cumbee, Inner City, Ne-Yo, Above & Beyond, HALIENE, BT e tanti altri) è stato il più decisivo. Indipendentemente dalla frequenza con cui determinati hardware e software sono stati utilizzati in una singola traccia, non sarebbe lo stesso senza l’input creativo proveniente dagli artisti.

 

foto di Floris Heuer

 

Come lavori nel mix e nel mastering?
Mixo e masterizzo principalmente tutto da solo o insieme al mio partner di produzione Benno de Goeij, dato che tra noi il rapporto e il flusso di lavoro sono da anni straordinari. Ma per alcune delle tracce dell’album, su cui avevamo bisogno di aiuto, abbiamo lavorato con Joe La Porta dello Sterling Mastering.

Tecnicamente, considereresti perfetto ‘Balance’?
Non definirei perfetto al 100 per cento ciò che faccio, ci sono sempre lievi modifiche che voglio apportare magari all’ultimo. Ma a volte, dopo aver trascorso così tante ore su un lavoro, devi solo lasciarlo andare per la sua strada. Trascorrere troppo tempo su un brano può anche rovinare la sua originalità. Sono molto contento del risultato, però. Non avevo mai trascorso così tanto tempo in studio, come in questa occasione. Spero che tutti apprezzeranno il fatto che si tratta di un album molto vario e con molta musica.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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