Mercoledì 23 Ottobre 2019
Tech

Tech In The Studio with: Gale, il bello di essere nerd

"Fatevi un buon team e circondatevi di persone con passione e professionalità". Alessandro Gemelli ha sempre le idee chiare in testa. Intanto però sogna un mondo vintage fatto di strumenti analogici.

Alessandro Gemelli è Gale, una forza della natura, sempre in piena collisione col mondo, spesso controcorrente. Con un’infinita esperienza alle spalle nel settore e nonostante la giovane età, riesce sempre a spiazzare tutti. Cura produzioni per terzi, ora. È il suo lavoro principale, ormai, in ogni genere e ambito. Il suo progetto musicale è più uno sfogo personale, “senza pretese e solo per il piacere di farlo”, dice.

Abbandonata la via EDM fatta di festival e big room, quando si faceva chiamare Blasterz e saltellava sui mainstage, da tempo Alessandro Gemelli si è gettato a capofitto in qualcosa di più impegnativo e impegnato: niente inni politici o canzoni d’autore, per carità. Tuttavia, si è notato in lui un radicale cambiamento: i testi sono diventati profondi, maturi e intelligenti, ricchi anche di messaggi, e le melodie poi fortemente pop ma con questo mai scontate e comunque molto lontane da quelle che inondano le radio. Una specie di ZHU tricolore, lui.

Il cambiamento è avvenuto in modo naturale. Quasi una presa di coscienza, il desiderio di prendere le distanze dall’ovvio e dal già sentito.
Lo sbaglio che fanno molti è pensare di poter fare tutto, scrivere il brano, arrangiare, produrre, mixare, masterizzare. Non è cosi. Ci sono gli autori, gli arrangiatori, i musicisti, i turnisti, i fonici tradizionali e di mix, di mastering. Non sono tutti necessari e se il pezzo è forte… resta forte. Ma è molto difficile essere obiettivi su un pezzo iniziato, finito e masterizzato da soli. Io non mixo nulla di mio, perché sono troppo assuefatto agli eventuali errori, mentre nei pezzi di terzi che mi chiedono mix e/o mastering al primo ascolto a ‘orecchie fresche’ sento subito eventuali problemi o squilibri di mix. Fatevi un buon team e circondatevi di persone con passione e professionalità.

Hai iniziato lavorando in cameretta, come molti.
Sul portatile con due casse appoggiate sulla scrivania. Il primo studio che ho preso in affitto risale al 2013, quello dove mi trovo attualmente ce l’ho da gennaio. Ma sto cercando una struttura definitiva da acquistare che soddisfi tutte le mie esigente. Ho bisogno di un ambiente dedicato e impostato per concentrarmi.

Sei in affitto, ora. E fortunato, ti sei trovato la sala già insonorizzata.
E trattata in maniera impeccabile e su progetto di TeetoLeevio. L’equipaggiamento invece è un discorso complicato per il semplice fatto che mi considero un nerd. Ho l’hobby dell’hardware, delle tastiere e dell’analogico in generale. Scelgo l’equipaggiamento in base alle esigenze e all’utilità, guardando molte recensioni e video demo di professionisti. Per l’intero equipaggiamento, il primo punto che ho approfondito sono state le schede audio, cuore fondamentale di ogni studio. La scheda audio è il primo e fondamentale passo per un buono studio, specialmente se si usano hardware: è lì che viene convertito il suono, da digitale ad analogico, e vice versa. Una scheda audio scadente con convertitori scadenti farà rendere meno le macchine che gli metti dopo.

Al momento di cosa disponi?
Di un preamplificatore microfonico Neve 1073, un sommatore Neve 8816, un mix bus processor Tegeler Audio Creme, due compressori mono DBX160A, un LA2a e un 1176. Le scelte sono state dettate molto dal colore di queste macchine, dal loro suono e dalla loro praticità (oltre che dalle recensioni online). I collegamenti sono tutti fatti su una Patchbay Bantam 96 punti, fondamentale per cambiare gli ordini di lavoro delle macchine in maniera pratica e rapida.

 

 

Qual è l’ultima produzione che hai realizzato?
Non occupandomi solo di musica da discografia, l’ultima produzione è stata la colonna sonora per un cortometraggio per un concorso Canon; e qui, in questo studio, sto anche lavorando a un documentario sull’acqua molto bello per un brand di livello davvero alto. Sempre qui ho scritto diversi brani che usciranno di musica italiana, oltre al mio progetto discografico dance Gale.

Come nascono i tuoi brani? Da che spunto?
Quelli per un film o dei cortometraggi nascono sempre da idee del regista miste al gusto della produzione musicale. Per quello che riguarda la discografia spesso si parte da qualche giro di accordi e una top line improvvisata, altre volte da un sample o da un riff o anche da un riferimento.

Quale hardware o software è decisivo nelle tue produzioni?
Sono un Logic Pro user ma utilizzato molto anche Pro Tools. Uso Omnisphere, MassiveX, Universal Audio, Waves, Serum, Diva. Indubbiamente, un pezzo hardware fondamentale per le realizzazioni di quasi tutti i brani è il mio microfono, un Neumann u87, usato per registrare chitarre, demo vocali, voci finali o strumenti percussivi come un clap, uno snap, o delle percussioni suonate su una chitarra acustica.

Quale dei tuoi outboard utilizzi spesso?
Indubbiamente il Crème di Tegeler Audio è la macchina che più utilizzo, offre una combo di altissimo livello unendo insieme un EQ passivo e un compressore glue style. Il suono è molto trasparente, il compressore tiene bene anche su compressioni estreme anche se io lo utilizzo spesso per ‘incollare’ il mix sul mix buss. L’EQ è molto bello e la possibilità di scegliere cosa inserire prima tra EQ e COMP lo rende molto versatile. Lo utilizzo prevalentemente sul mix ma ha un ottima resa anche sulle drum e sulle voci; e, da non sottovalutare, ha anche la possibilità sidechain a 60 o 120hz, molto comoda appunto sul mix. Tegeler è una casa nuova nell’ambito di hardware e a mio parere fa ottimi outboard a prezzi super accessibili. Credo che prenderò altro da loro.

 

 

Come gestisci la giornata?
Cerco di organizzarmi le settimane, in realtà. Vorrei iniziare il lunedì con già tutto il programma della settimana tra session, produzioni o meeting. La mia giornata varia di conseguenza. Cerco di mantenere, quando possibile, orari ‘d’ufficio’ iniziando la mattina alle 10 e finendo intorno alle 8 di sera. Capita ovviamente per lavori con scadenze di prolungare e fare le nottate.

Invece, come organizzi la produzione?
Se il demo è già scritto e definito, inizio con le drum e il basso, che hanno bisogno di una precisa alchimia per funzionare sia a livello ritmico che a livello di suono. Se invece il brano deve nascere da zero, dipende: un loop, un giro di accordi, un riff, un sample, una top line.

Sei un chiaro amante della strumentazione vintage?
Assolutamente sì. Mi frenano i prezzi dell’hardware vintage ma se potessi prenderei tutto: Fairchild, Teletronix, Urei.

Chi produrresti volentieri?
ZHU, ZEDD e Grey per quello che riguarda i dj; se potessi affiancarmi a un produttore, sicuramente vorrei Max Martin.

Chi cura il mastering delle tue tracce?
Dipende, ho prodotto brani masterizzati da Alex Treccarichi, Icaro Tealdi, Gigi Barocco, Antonio Baglio. Non ho un riferimento fisso, dipende dal genere, dal cliente, dalle esigenze, dal budget e da tanto altro.

 

 

Fai sound design? Fai ricerca sonora? Sperimenti ancora?
Il sound design non è il mio forte, lo ammetto. Ogni tanto lo faccio ma non sempre con i risultati sperati. Ricerco molto in ambito di sound, sia per uno complessivo del brano che per i singoli suoni. Sperimento specialmente con synth nuovi o smanetto sulle mie tastiere Prophet 6, Sub 37, Korg Minilogue.

Dopo diverse ricerche stai cercando di evolvere il tuo approccio analogico?
Sì e questo grazie alle pratiche di un fonico come Cris Lord Alge. Il suo metodo, basato comunque sulla disponibilità di un infinito outboard, consiste nell’impostare ogni macchina a un determinato settaggio fisso e gestire dal software la mandata (alle macchine). Per esempio, ho impostato il mio 1176 con un attacco lento e una release velocissima, ratio 4:1 input e output in maniera tale che quello che entra, esce allo stesso livello. Con l’output del software decido a che volume entrare nell’hardware e, ovviamente, più entro alto e più comprimerà. Con questo metodo non ho problemi di recall, se dovessi riaprire i progetti.

Questo tipo di approccio richiederà molte macchine per avere settaggi differenti.
Specialmente, serve un approccio poco usato in ambito di equalizzazioni, che dipendono molto dal suono che stai mandando. Ho la memoria del telefono piena di foto per recall, così. Utilizzo le macchine solo sui buss, quasi mai sul suono singolo. Per esempio, il drum buss (il gruppo con tutte le drums dentro) potrebbe andare nella coppia di DBX160a. Sto cercando di farmi un rig di hardware per ogni buss. Generalmente, ho 7-8 buss a fine di un progetto che sono drum, bassi, chitarre, synth, strumenti, voci, effetti e bonus.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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