• VENERDì 31 LUGLIO 2026
Festival

Tomorrowland: un viaggio in un’altra realtà

Il racconto del secondo weekend del festival numero uno al mondo

Foto: Instagram @tomorrowland

Siamo stati a Tomorrowland anche nel secondo weekend e ne parliamo non solo per dovere di cronaca giornalistica, ma proprio per cercare di trasmettere quelle emozioni e quei sentimenti che probabilmente solo Tomorrowland riesce a regalare.

Tomorrowland si sviluppa in un’area gigantesca, con 16 palchi differenti, ognuno caratterizzato da un’identità e una scenografia uniche. Il Freedom Stage è stato in grado di catapultare il pubblico in un vero e proprio immenso club in cui centinaia di pannelli led animano il soffitto e le pareti laterali. A lasciare senza parole ci hanno pensato anche la magnificenza del grosso drago meccanico protagonista del Rose Garden, il gigantesco ledwall a forma di parallelepipedo che dominava sulla consolle del rinnovato Atmosphere, i tramonti mozzafiato al The Great Library, le suggestive atmosfere del paesaggio marino del Planaxis e quelle del giardino incantato al Crystal Garden.

Quest’anno però gran parte dell’attenzione era focalizzata sul grande assente della passata edizione: il MainStage. Bene, quest’ultimo è stato costruito come una vera e propria opera d’arte. Il tema scelto per quest’anno era ‘Consciencia‘ e il palco principale, che rappresenta sempre il cuore pulsante del festival, era ispirato al mondo delle emozioni distinguendosi per un’incredibile ricchezza di dettagli: volti incastonati, statue, fontane, giochi di luce. L’impatto visivo era semplicemente mozzafiato: arrivare dalla collina che domina il MainStage e ritrovarsi davanti una struttura di quelle dimensioni, curata in ogni minimo particolare, è stato un momento capace di emozionare profondamente. Unica nota negativa: una volta calato il sole, nonostante l’impatto non calasse, a causa forse delle posizioni di luci e laser, erano molti i dettagli architettonici del palco che scomparivano alla vista.

 

Tomorrowland è una città autosufficiente, progettata per funzionare in modo impeccabile e offrire ai partecipanti tutto ciò di cui possono avere bisogno, esattamente quando ne hanno bisogno: cibo per tutte le preferenze e per tutte le tasche, bar, merchandising, svaghi di ogni tipo come la ruota panoramica o il negozio di tatuaggi. Impossibile non parlare di Dreamville, il campeggio di Tomorrowland. Situato a pochi passi dall’area principale e in grado di ospitare circa 40mila persone, fornisce diverse soluzioni di alloggio, un supermercato, una palestra, campi da tennis, e tanto altro. Nulla è lasciato al caso; tutto ciò che si trova all’interno è collegato al brand del festival: dai biscotti con il logo Tomorrowland, agli sponsor che devono sempre impegnarsi per garantire una proposta valida e in linea con l’idea e la filosofia dell’evento.

Ogni anno Tomorrowland accoglie oltre 400.000 presenze e, nonostante un’affluenza così imponente, riesce a garantire un’organizzazione estremamente efficiente. Nel corso delle nostre esperienze non abbiamo mai riscontrato criticità logistiche o problemi organizzativi realmente significativi o degni di nota, anzi. Più volte siamo rimasti addirittura sorpresi positivamente dalla funzionalità dimostrata.

 

Sul piano strettamente l’aspetto musicale Tomorrowland è in grado di offrire un programma pressoché infinito. Sono oltre 500 gli artisti, rappresentanti i più disparati generi e sottogeneri dell’elettronica: dalla progressive, all’house, passando dalla dubstep e dalla drum and bass, arrivando alla melodic techno e all’hardstyle. Il cartellone è talmente ricco da rendere impossibile assistere a tutte le esibizioni a cui si vorrebbe, sia a causa delle inevitabili sovrapposizioni di orario sia a causa delle distanze tra gli stage.

Tra i migliori act del secondo weekend ricordiamo: Sebastian Ingrosso che ha conquistato il pubblico del Freedom con una selezione impeccabile che ha ripercorso la carriera solista e degli Swedish House Mafia; Enrico Sangiuliano che ha confermato il suo straordinario talento, costruendo un viaggio sonoro intenso e ipnotico che ha esaltato la sua visione della techno; i Chase & Status che hanno infiammato il pubblico a ritmo di di d’n’b anche sotto la pioggia tra le loro hit e drop travolgenti; estremamente valido anche il back to back tra Kevin de Vries e i Meduza sul palco del Crystal Garden, un set che ha alternato ID melodic techno e brani più conosciuti, impreziosito dalla première della loro nuova collaborazione; ottima pure l’intesa nel back to back tra Joris Voorn e Cassian al Freedom. Menzione anche per Illenium che, nonostante un set a volte un po’ “slegato”, ha chiuso il primo giorno al The Great Library con il suo inconfondibile mix di melodie, future bass e dubstep, confermando ancora una volta la forza emotiva delle sue esibizioni. La nota più deludente del weekend, a nostro parere, porta invece il nome di Calvin Harris. Il produttore scozzese è apparso poco ispirato, proponendo una setlist piuttosto prevedibile e caratterizzata da una serie di edit lontani dagli standard che ci si aspetterebbe da un headliner del sabato sera di Tomorrowland. Un vero peccato.

 

 
 
 
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Detto questo, Tomorrowland si conferma ancora una volta il punto di riferimento assoluto nel panorama dei festival musicali internazionali. Un primato costruito negli anni e ribadito anche in questa edizione. Perché, al di là della spettacolarità dei palchi, dell’organizzazione impeccabile, dei servizi e di una line up stellare, ciò che rende davvero unico questo evento è qualcosa che va oltre ogni aspetto puramente logistico o artistico. Parlando con chi ha avuto la fortuna di viverlo, emerge sempre la stessa sensazione: durante quei due weekend si entra in una dimensione diversa, quasi sospesa, difficile da spiegare a parole. Tomorrowland non è solo un festival, è un’esperienza di vita. Un’avventura che prima o poi tutti gli amanti della musica, e non solo, dovrebbero concedersi. Fin dal primo momento si percepisce un’atmosfera unica, fatta di gioia autentica, sorrisi spontanei e un’energia positiva che accompagna ogni istante. Non importa da dove si venga o quale lingua si parli perchè a Tomorrowland ci si sente parte di qualcosa di più grande, di una sola famiglia accomunata dalla stessa passione: la musica. Ogni incontro, ogni ballo, e ogni abbraccio raccontano un senso di comunità difficile da trovare altrove.

L’esempio più significativo potrebbe essere la cerimonia di chiusura del MainStage la domenica, un momento quasi “sacro” per il pubblico del festival. Al termine dell’ultimo set (nel nostro caso affidato a Martin Garrix), la musica si interrompe per pochi attimi e cala un silenzio surreale. È impressionante trovarsi circondati da decine di migliaia di persone che da un momento all’altro si ammutoliscono e ascoltano la voce del narratore di Tomorrowland presentare il discorso conclusivo prima del celebre claim: “Live Today. Love Tomorrow. Unite Forever”. Ecco, proprio in quel momento, tra la musica di sottofondo, i giochi di luce, i fuochi d’artificio, si percepisce qualcosa di realmente magico e speciale. È la commozione negli occhi di tutti , è l’amore che le persone trasmettono l’una all’altra. Si respira rispetto, inclusione e voglia di condividere momenti indimenticabili con perfetti sconosciuti che ormai, nel giro di poche ore, sembrano essere diventati gli amici di una vita. Ed è in quel momento che i saluti lasciano spazio a una promessa: tornare e ritrovarsi tutti l’anno successivo in questa meravigliosa altra realtà.

 

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